Lasciate lavorare i Maestri!

Relativamente a come procedere nella valutazione degli insegnanti, autentico cavallo di battaglia della cosiddetta “Buona Scuola”, circolano tabelle come questa.

Ora mi chiedo: sono questi i parametri che intendereste adottare per valutare un insegnante? E se no, quali altri vi vengono in mente, se non chiedere direttamente agli alunni? E chiedere ai ragazzi, non significherebbe, però, esporre i loro insegnanti a possibili rivalse di chiunque, per esempio, avesse appena preso… un votaccio e volesse vendicarsi del suo insegnante? Non significherebbe domandare all’educando di valutare l’educatore, in una situazione paradossale in cui si dubita delle capacità valutative dei maestri ma non si mette minimamente in discussione quella dei loro discenti?

La risposta la so, voi non siete mica stupidi: queste cose le sapete bene.

È proprio questo crescente disagio che si respira tra i docenti, questa loro incalzante paura di venir sputtanati, che volete creare e alimentare in tutti noi. Per renderci schiavi, per farci strisciare ai vostri piedi.

Allora mi rivolgo a voi, teorici del nulla. A voi, burocrati imbellettati, banali artefici ed esecutori di vuote e criminali demagogie. Voi che pretendete di oggettivare l’inogettivabile, di evidenziare l’impalpabile, di quantificare la qualità. Andate pure a rompere le scatole ai tanti impiegati che affollano le nostre scuole, perseguitate pure loro con le vostre ridicole tabelle. Ma non cercate di incastrare gente come me.

Non cercate di incastrarmi. Un preside che, molti anni or sono, ci ha provato se n’è pentito amaramente. Non ho alzato un dito: mi sono voltato e me ne sono andato. Ma dietro di me si è scatenato l’inferno. I ragazzi si sono riversati in strada, hanno eretto barricate per settimane, attirando giornalisti e fomentando polemiche troppo grandi per una qualsiasi cittadina di provincia..

Non cercate di incastrarmi, non interrompetemi. Non disturbate il mio lavoro.

Non disturbateci con le vostre banali ciance, con le vostre ridicole tabelle, con le vostre teorie da quattro soldi, con il vostro sciocco americanese, con il vostro ridicolo informatichese.

Non disturbate i Maestri al lavoro, seriamente concentrati sulla loro inarrestabile, imprescindibile azione educativa nei confronti di intere generazioni. Non fatevi del male, non fate del male al vostro Paese, ai vostri giovani. Lasciateci lavorare in pace e andate a schiamazzare altrove. Lasciate in pace i Maestri.

Qui si fa sul serio, qui sono in ballo le sorti di un’intera società. E noi non scherziamo. Non scherziamo più.

Lasciate lavorare i Maestri.

Lasciatemi lavorare in pace.

Indietro
Indietro

L'orientamento a novanta gradi

Avanti
Avanti

I diktat della Fondazione alla Buona Scuola di Stato