Mi sono fermato

1 agosto 2026

Mi sono fermato. Con tutto.
Con tutte le smancerie, le riverenze, le belle parole…
Mi sono fermato perché mi son reso conto di avere intorno una gran massa di persone che, tra salamelecchi, cuoricini e inchini, tra attestazioni di stima e dichiarazioni di riconoscenza, cercano sempre e soltanto di sfruttare quel tanto lavoro e quel poco di nome che in questi anni ho accumulato, per guadagnarci su.
Mi sono fermato perché sono stufo di mail che mi riconoscono chissà quale merito, chissà quale personale svolta esistenziale, per poi provare a convincermi a far centinaia di chilometri e andare a parlare in giro, soltanto per far guadagnare qualcun altro. In cambio di qualche bottiglia di vino. O di una notte in un solaio senza nemmeno una stufa con cui scaldarsi.
Mi sono fermato perché ho studiato, scritto e divulgato davvero tanto, per poi scoprir che altri si appropriano dei miei risultati, delle mie ricerche, perfino delle mie espressioni, senza nemmeno darsi la pena di citarmi. O che alla gente interessa infinitamente di più chi straparla di madonne e di ologrammi alieni. O, ancora, che conviene di gran lunga spararsi un video del tatuato guru di turno - un video che, per carità, non duri più di trenta secondi - piuttosto che affrontare la sconfortante prospettiva di leggere un libro. E di imparar, finalmente, qualcosa.
Mi sono fermato, ecco.
Perché tutta questa avida e ignorante ipocrisia, proprio non la sopporto e non la accetto più.

"Più i mezzi di appercezione diventano facili e accessibili,
più si consolida in noi la pericolosa illusione
che il vedere sia già conoscere".
R. Arnheim

Pietro Ratto

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