15 agosto 2026
Il Vento scuote con forza i rami degli alberi, stanotte. Qualche porta, in questa antica casa, ogni tanto sbatte. Il ritmo della pendola incede, puntuale e inarrestabile. Sono le 4:58.
Scrivo da lontano. Ma questo posto è sempre più mio. Dunque, col passar del tempo, ogni giorno un po’ più vicino.
Non vedo prospettive. Non scorgo una via. Ma mi consolo pensando che, dopotutto, si tratta soltanto di una gigantesca finzione. Di uno spettacolo da portare a termine, sia quel che sia, con tutta la dignità di cui si è capaci.
I miei libri, gli unici veri figli rimastimi, dormono in silenzio.
Nessuno se ne interessa più.
Un lavoro immenso, già dimenticato.
Ma va bene così: non avevo più voglia di continuare a trascinarmi sulle spalle il peso di tutte quelle rotture di scatole. Di quella forzata, ostentata visibilità. L’imperativo di mantenere una presenza costante sui social, l’ossessione delle visualizzazioni, dei commenti, dei “like“… Questo continuo dover farmi pubblicità, questo dedicarmi quotidianamente per ore a post usa e getta - ognuno dei quali, una volta inserito, non fa che scacciare e spingere giù, sempre più in fondo, quelli precedenti - a ben pensarci è orribile. Un vero e proprio consumismo dei pensieri. Ultimamente, accuso un senso di nausea di fronte a tutti quegli individui che sbattono assiduamente il loro faccione in rete, sbraitando le loro verità, al solo scopo di non perdere il proprio posto in vetrina. E poi non ha davvero senso che a parlar di quel che scrivo, che penso, che sostengo, sia sempre e soltanto io. Che schifo di narcisismo è mai questo? Qualcuno ha ancora la convinzione che quel che faccio sia di qualche valore o di qualche utilità? Beh, abbia allora la compiacenza di dichiararlo. Io non ne sento più l’interesse né l’esigenza di farlo in prima persona.
Allo stato attuale, la situazione è questa. La pubblicazione dei miei libri sbattuti fuori catalogo da Bibliotheka e rimasti dunque orfani di editore si è rallentata di molto. Alcuni di loro sono addirittura irreperibili. Cronache di una Pandemia, ad esempio. Ma anche Da Berlino a Kabul sta per uscir di scena. Lo stesso destino che attende, da qui a poco, la mia raccolta di saggi filosofici BoscoCeduo. La Rivoluzione comincia dal Principio oppure il mio trascuratissimo quinto romanzo Il Giudice.
Per non parlar de Il Milite ignaro. L’editore ByoBlu lo ha bistrattato più o meno come ha fatto con me, smettendo di pagarmene i diritti e causando la rottura del contratto. In questo momento, il mio lavoro più temuto è quindi fuori combattimento. Non riesco nemmeno a farmi venire in mente un editore che possa avere il coraggio di pubblicarlo. Finirà anche lui, appena ci riesco, nel cosiddetto self-publishing di Amazon. Anche l’ultimo, Il veleno dei Du Pont, mi ha riservato ben poche soddisfazioni. Troppo imbarazzante per l’informazione ufficiale, troppo green per quella alternativa. Sempre fuori da ogni schema, dopotutto.
Il proprietario di un canale di contro-informazione tra i più seguiti, Il Vaso di Pandora, ricevutane una copia ci ha tenuto a sottolineare che non può certo dar spazio a tutti quelli che gli spediscono i loro libri.
Evidentemente, ormai, le cose vanno così. E bisogna prenderne atto.
Mi trovo in bilico sul baratro.
Sono stanco. Stanco e deluso. La meravigliosa donna che mi sta vicino in tutto e per tutto, e che infinitamente amo, è l’unico filo che mi tiene ancora avvinto a questa mia disastrosa e fallimentare esistenza. Dovesse mancarmi improvvisamente questa grande fonte d’amore, lo reciderei senza indugio.
Letteralmente, vivo per lei.
Tutto intorno a me soffre, immerso in una grande aridità. Non piove da settimane e il caldo è soffocante. Molte piante stanno morendo, in giardino. Lo stesso dolore che prosciuga anche me.
Un giovane giudice, soggiogato da persone in preda a una cattiveria avida e ignorante, ha appena emesso nei miei confronti un provvedimento incredibile, totalmente ingiustificato e capace soltanto di distruggere quel poco che resta della mia serenità, del mio lavoro e delle mie già scarse finanze. Sa benissimo che, quando è isolato, un uomo può venir colpito in maniera indisturbata, nell’indifferenza generale. E questo è esattamente quel che sta accadendo a me.
Dal canto mio, credo sia comunque importante che sappia che non mi piegherò di un soffio. Che continuerò a far quello che sono. Che nessuno, nemmeno lui, nemmeno chi da anni mi perseguita, potrà mai fermarmi.
A parte la morte.
Che lancia finalmente alle stelle una manciata di giorni bui.