14 settembre 2026
Sto cercando con tutte le mie forze di mantener disponibili i miei libri, quelli che i cosiddetti editori etici (quelli che non mi pagano più, quelli che mi hanno isolato e hanno trascurato il mio lavoro) hanno sbattuto fuori dai loro cataloghi. Libri come Il milite ignaro, o Da Berlino a Kabul. Libri che, sin da subito, si erano rivelati troppo scomodi, troppo pericolosi.
Dal punto di vista del mio lavoro mi sento tradito, abbandonato a me stesso, completamente solo. Una situazione terribile, ecco.
Cerco di non pensarci. Ma mentre impagino queste nuove edizioni per permettere ancora a qualcuno di poterne fruire, mi accorgo di quanto mi sia spinto in là. Di quanto io sia andato oltre, giungendo a toccare certi punti chiave, certi nervi scoperti, che non potevano che cacciarmi nel mare di difficoltà in cui, a gran fatica, adesso mi trovo a remare.
Nella mia presunzione, ritengo comunque che si tratti di lavori importanti, che vale la pena provare ancora a far girare, nonostante tutto.
Quindi vado avanti. Da solo. Fino alla fine.
In attesa che qualcosa cambi. Che un segnale di aiuto, di vicinanza e sostegno, compaia all’orizzonte.
Davvero tutti quelli che un tempo giuravano di apprezzare il mio lavoro, mi hanno improvvisamente voltato le spalle?
Pietro Ratto