Wi-Fi

Per carità, io non faccio testo. Appena laureato, per esempio, rifiutai un lavoro perché, quando mi comunicarono telefonicamente che ero stato selezionato, si raccomandarono di andare a firmare il contratto in giacca e cravatta. “Ma quindi non ci vai?”, chiese esterrefatta mia madre. No, mamma, no. Io, in un posto dove mi dicono come vestirmi, a lavorare non ci vado. E aveva poco da scandalizzarsi, le genitrice. Quella sconfinata testardaggine l’ho presa proprio da lei.
Comunque, sì. A me chi si arroga il diritto di imporre ai dipendenti il vestito da mettersi, fa girar le palle. La vedo un’intromissione, una brutta premessa.. Ma io non faccio testo, lo so. Io già mi arrabbio quando vedo qualcuno costretto a usare il camicie, o la cuffietta, o la maglietta cazzuta con il logo del pub, o che so io..! Pazienza quando è proprio necessario, quando, che so: è questione di igiene. Ma la cravatta per sembrar un bravo ragazzo mentre rifili qualche polizza capestro alla tua vittima designata, beh: questo mi sembra davvero troppo.
Fatto sta che ieri ero lì, in questo supermercato. E, come al solito, ho cominciato a provar compassione per quella mezza dozzina di commessi costretti a girar su e giù per il gelido capannone con quella buffa divisa. Soprattutto, con quell’orribile auricolare.
Loro non se ne preoccupavano, anzi: probabilmente si sentivano anche contenti, con quella cosa infilata nell’orecchio e quell’asticella che solcava la guancia, e che finiva con un microfono incollato alle labbra. Loro no, non se ne preoccupavano mica, anzi. Parlavano continuamente. Parlavano contenti tra loro, su e giù per le corsie, comunicando a distanza. Ero io, lì, a preoccuparmi per loro, vedendoli costretti a quell’aggeggio. Che naturalmente ti obbliga a una reperibilità totale. Che ti ruba il silenzio, perfino qualche timido accenno di riflessione, mentre zelantemente incolonni scatolette di tonno. Magari hai tre lauree, voglio dire.. ma questo mondo di ladri, in cui quel che conta è portare a casa qualcosa da metter sotto i denti, ti costringe a indossare divisa e cuffiette e a sorbirti gli sbraiti del tuo superiore dieci ore di seguito, per 50 euro al giorno.
E così, mentre cercavo una lampadina di quelle elettroniche – constatando una volta di più che, alla faccia dell’ecologia e del risparmio energetico, ci stanno via via ripropinando quelle di un tempo, quelle che consumavano una schioppettata, perché evidentemente le società elettriche, ormai tutte private, non ci speculano su abbastanza – così, dicevo, che ho notato la scena. A pochi passi da me, una tipa in divisa e auricolare camminava su e giù, gesticolando. L’impressione era pessima, perché pareva letteralmente pazza, chiacchierando animatamente con uno scaffale di biscotti. D’altra parte è vero, ci siamo abituati. Sempre più gente si aggira per le nostre strade parlando da sola. Gente che urla al vento, o che sussurra circospetta dentro un’agendina, o che esplode in sguaiate risate procurandoti un principio d’infarto.
Qui, però, la cosa era più divertente ancora. Perchè si intuiva chiaramente che l’interlocutore della commessa si trovasse a pochi metri da lei. Magari anche solo nella corsia vicina.
L’argomento? Niente di appassionante: il prezzo di una confezione di mandorle. Ma la questione sembrava spinosa, e la tipa si accaniva a spiegar non so cosa, profondendosi in spettacolari gestualità. Così, ho deciso di non perdermi lo spettacolo; e al diavolo la mia lampadina!
Poco per volta, il misterioso interlocutore si è palesato. Una metallica voce maschile, intrufolandosi insistente in ogni pausa del monologo della commessa, si è avvicinata sempre più alla mia posizione, fino a trascinarsi dietro un gioviale e ansimante ragazzotto. Stessa uniforme, stesso auricolare. No, noo!, mi sono detto, questa non me la perdo. Per nulla al mondo! Il declamante commesso, infatti, procedeva spedito in un senso. E la sbraitante commessa avanzava, gesticolante, in direzione ostinata e contraria. E così, in un battibaleno, i due si son trovati quasi a sbattere, a un millimetro l’uno dall’altra. Naso contro naso, insomma. Ed è stato lì, proprio a quel punto, che la scena ha preso una svolta da film horror.
Colti dall’imbarazzo, i due si son girati di scatto verso di me, fianco a fianco, senza smettere un attimo di discuter sulle mandorle. Poi, incrociando il mio sguardo allibito, hanno istintivamente sollevato gli occhi al soffitto. E la comunicazione è continuata così.
Occhi al cielo, spalla contro spalla, botta e risposte serrate.
Rigorosamente wi-fi.

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