Scuola. Il Vivaio di Confindustria

Ricordo ancora, in quell’inverno 2014, la mia ingombrante presenza, a Torino, presso i cosiddetti Tavoli di Lavoro degli Stati Generali sulla Scuola del Movimento 5 Stelle. Erano anni e anni che mi impegnavo e che scrivevo contro la degenerazione dell’istruzione pubblica italiana. Per questo mi chiesero di partecipare. E io ci andai, convinto che si potesse finalmente cambiar qualcosa. Andai lì, a spiegar quel che pensavo. A dire che la scuola doveva tornare ad essere un’occasione per i nostri studenti. Una bellissima, irripetibile occasione per comprendere e riconoscere, ognuno per proprio conto, la strada da seguire. La via da percorrere per trovar se stessi. Per dar di loro al mondo e a tutti noi. Sostenni l’importanza enorme di non permettere oltre che questa nostra scuola si rivelasse nulla più che un vivaio di Confindustria. Uno stabilimento per la produzione in serie di cittadini consumatori, di elettori indottrinati, e di manovalanza “flessibile” e rassegnata all’inesorabile perdita di qualsiasi diritto e tutela. Parlai di Cultura, in quel pomeriggio. Parlai di Educazione. Di Libertà.
Mi resi conto però, molto presto, dell’imbarazzo generale. Più o meno gli stessi sguardi, le stesse reazioni che raccoglievo quando, queste mie stesse idee, le esponevo a colleghi o, comunque, a persone legate ai vecchi e soliti ambienti politici. Quelli “tradizionali”. Quelli “lontani” dalla spinta rivoluzionaria che il Movimento di Beppe Grillo, invece, a quei tempi dava mostra di possedere.
Ecco. Ieri sera, a DIMartedì (minuto 1.45.58), il viceministro della Salute nonché senatore del M5S Pierpaolo Sileri ha detto chiaramente che, in questo clima di rapide e progressive restrizioni della nostra libertà di movimento: “preservare la scuola significa preservare la futura attività produttiva”. Chiuso lì.
L’ennesima conferma, dopo tutto, di quella drammatica e presagente sensazione di circa sei anni fa.

Cfr. P. Ratto, Programma dIstruzione, 2020

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