Il Partito della Scienza

L’errore di fondo è tutto qui: in questa immagine.
In vista delle elezioni del 4 marzo 2018, per esempio, questi erano i messaggi diffusi da un partito politico italiano. La stretta connessione tra la Scienza e la scelta politica da fare a cui tali messaggi alludevano non lasciava dubbi. Fidarsi della Scienza significava fidarsi del PD, e viceversa. Di più. La rigorosità di un sistema di leggi scientifiche – ufficialmente elaborate attraverso un metodo matematico trasparente e, di conseguenza, ritenute valide in modo universale e necessario – andava di pari passo con l’altrettanta rigorosità dell’unica scelta giusta da fare in campo politico. Votare PD. La verità inoppugnabile della Scienza, insomma, indissolubilmente avvinta alla volontà di potere di un partito. Il tutto, naturalmente, in funzione antitetica rispetto a quei movimenti che, da alcuni anni, forti dubbi nei confronti di svariate “verità scientifiche” ufficiali (come ad esempio quelle a proposito dei vaccini in ambito medico, o delle teorie adottate in campo economico finanziario a livello nazionale o internazionale) avevano espresso. Associando alla loro ideologia, altrettanto indissolubilmente e altrettanto sommariamente, la battaglia contro la Scienza e le sue false verità.
L’associazione, tanto categorica quanto opprimente, tra questi due ambiti riproponeva, dopotutto, quella a suo tempo escogitata dalla vecchia Democrazia Cristiana. Se eri davvero cristiano non potevi che votare DC. E se non lo facevi, eri un miscredente. Un nemico della vera religione. Punto e basta. Nessuna capacità di coglier le sfumature. Nessuna laicità.
La forza con cui in questi anni questo messaggio, questo annettersi la verità scientifica oppure a-scientifica da parte di una forza partitica, è stato ribadito, sottolineato, amplificato, ha portato a un inevitabile scontro. Alla spaccatura del tessuto sociale. Far della Scienza in blocco l’unico vero Alleato, oppure il solo Nemico, ha indotto le persone a schierarsi le une contro le altre. Rivendicare l’esclusiva sul monopolio della verità, a botte di reciproci insulti, di discredito, di accuse, ha via via assunto i toni di una crociata contro il male, contro la falsità, contro le fake news. Al muro dell’informazione ufficiale si è quindi contrapposto quello della contestazione anti-sistema. E più nessuno ha potuto dubitar di qualcosa, senza sentirsi costretto a dubitar di tutto, oppure di nulla. Nessuno ha più osato dissentir su una parte, senza sentirsi costretto a scegliere. O tornare a credere a tutto, o non creder più a nulla. Esser per forza piddino o leghista, antifascista o fascista, pro-vax o no-vax.
Oggi, la contrapposizione netta e violenta sembra preludere a una guerra civile. Quanto meno da un punto di vista ideologico. Una guerra che vede schierati, su posizioni opposte, il padre e il figlio, la moglie e il marito, il fratello e la sorella. Una guerra che, per giunta, proprio gli stessi che l’hanno fatta esplodere, adesso, imputano a chi non è schierato tra le loro fila.
Ma la colpa di tutto è di un’impronta, tanto violenta quanto ignorante, veicolata e imposta da messaggi come quello che vedete. La colpa di aver collettivizzato, massificato e politicizzato – e in tal modo azzerato – l’unica virtù che ogni uomo dovrebbe, in cuor suo, perseguire in piena autonomia e assoluta libertà.
Quella nobile virtù che consiste nella ricerca critica, spontanea, attenta e personale della verità.
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