San Donato, il reparto deserto

Sono anche un giornalista. E non di quelli che si limitano a legger le veline del Governo e delle multinazionali. Sono iscritto all’Albo dei Giornalisti dal 1995. E da lì in avanti ho un dovere: informare le persone. Ne ho un altro: verificare le fonti. Intendo quindi assolvere entrambi. Per lo meno al meglio delle mie possibilità.

Ho ricevuto la prima mail il 10 dicembre scorso. Una mail che segnalava che al Policlinico San Donato di San Donato Milanese, dal 25 novembre avevano cominciato a chiudere i reparti per mancanza di pazienti, nonostante l’emergenza universalmente dichiarata. Pronto Soccorso deserto per ore, turni notturni a vuoto, personale sanitario a casa dal 3 dicembre e fatto oggetto di pressioni dalla dirigenza, affinché prendesse ferie.
Detta di passaggio, il San Donato è uno dei fiori all’occhiello dell’omonimo Gruppo ospedaliero (proprietario anche del San Raffaele) di cui ho parlato nel mio recente L’Industria della Vaccinazione. Un gruppo nelle mani della famiglia Rotelli, che lo gestisce tramite Papiniano SpA, il principale operatore sanitario italiano, che vanta ricavi annui per 1,6 miliardi di euro, affidato per dodici anni alla direzione dell’imprenditore Nicola Bedin (anche ex Amministratore di Italgas e, attualmente, presidente SNAM) nonché, dal 2019, alla presidenza di Angelino Alfano.
La seconda mail arriva il giorno successivo. E specifica che il primo di novembre, al San Donato, sono stati aperti 8 reparti per accoglier circa 160 pazienti Covid. Ma che già un mese dopo i reparti sono stati dimezzati, esattamente come i ricoverati.
Stessa storia per un altro ospedale del Gruppo Ospedaliero San Donato, l’Istituto Clinico San Siro di Milano, che dai 60 posti letto riservati ai malati di Covid il 10 novembre, è passato, in un mese esatto, a quota 21. Di cui, per giunta, tre negativi. Trattenuti “per cause sociali”.
Il tutto con conseguente esubero di personale, lì per lì dirottato proprio al San Donato e poi incoraggiato ad andarsene in ferie (le quanto mai allettanti ferie da Zona Rossa!) non essendo possibile accoglier nessuna richiesta di ricollocazione in altra struttura, perché: “non sappiamo dove mandarvi”.
Il mio informatore aggiunge, nella sua missiva dell’11 dicembre, che al Sant’Ambrogio dello stesso Gruppo i pazienti Covid sarebbero in tutto “tre o quattro”. E che la prospettiva è di arrivare addirittura a chiudere, entro Natale, il San Siro.
Una situazione in evidente contraddizione con la pagina che, ancora oggi, campeggia sul sito del Gruppo Ospedaliero Milanese, dedicata alla Ricerca di personale medico sanitario con carattere di urgenza, per far fronte all’Emergenza Coronavirus e “per continuare a garantire umanità delle cure e assistenza a tutti”.
A quel punto rispondo al mio interlocutore che deve darmi informazioni più chiare. Che deve mandarmi delle prove concrete, perché il rischio di esporsi, su questo argomento, è evidentemente elevato. E che chiunque potrebbe obiettar che sian tutte balle. “Mi mandi almeno qualche registrazione”, gli dico. E lui, allora, lo fa.
Nella mail successiva il mio informatore allega infatti i tre video che seguono, e che attestano la totale assenza di pazienti e di personale all’interno dell’Area Covid del San Siro. Poi aggiunge ancora qualcosa. Mi dice che questa situazione gli risulta condivisa da tutte le (numerose) strutture milanesi del Gruppo, a eccezione del San Raffaele di cui non sa dirmi nulla solo perché non è riuscito a verificare. E specifica che le registrazioni che vedete qui sotto risalgono a una settimana fa, quando i positivi al San Siro si erano ridotti a dieci.
Sottolineando che oggi, in tutto, sono rimasti in due.

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