Quello che non ho

Io non ho abbastanza certezze per poter partecipare alle vostre trasmissioni. Non ho abbastanza certezze per marciare nelle vostre manifestazioni. Tanti di voi han tutto chiaro. Sanno che il virus è una balla, che le mascherine non servono a nulla, che positivo o negativo non contano. Che si tratta di una montatura di chi vuol controllarci e basta, che c’è un preciso disegno, che Trump alla fine ci salverà tutti… Ecco, io non lo so. Io ho molti dubbi. Io sospetto qualcosa, forse, ecco… Ma i miei sospetti si traducono raramente in certezze. Per lo meno finché non ho le prove.

Non sono nemmeno socievole. Non amo stare in gruppo. Sono portato a decidere da solo e mi sento sempre ben poco avvezzo a negoziare. Amo il silenzio e a molti, quindi, paio decisamente noioso. Non amo nessuna riunione. Riunioni di famiglia, di condominio, di lavoro… No, no. Non le amo per niente, le riunioni.

Io non sono per nulla facile. Sono rigido e refrattario al compromesso. Per giunta, mi aspetto sempre che le persone si rivolgano a me con la stessa gentilezza con cui cerco di rapportarmi a loro. Un vero pasticcio. Che mi spinge a pensar sempre più spesso che se fossi solo, se mi ritirassi nel mio guscio, se finalmente me ne stessi in un angolo, in disparte, ecco: farei soltanto una cosa buona. Per gli altri e per me. Almeno ci guadagnerei in autostima. Perché così, da solo, potrei addirittura sentirmi più buono.

Io sono raramente rassicurante. Quasi sempre il mio apporto risulta destabilizzante, disorientante. Metto in discussione qualsiasi cosa, come se si trattasse soltanto di un gioco. Di un grande, serissimo gioco in cui sia possibile dubitar di tutto. Senza proibizioni o condanne. Senza ammonizioni e senza scomuniche.
E nonostante ciò, non son per nulla sportivo. Se perdo, spesso me la prendo. Mi sento subito un incapace. Uno stupido.

Insomma, non sono niente di buono, io. E questo è il motivo per cui non credo mai ai complimenti. Di nessuno. Credo invece, con molta facilità, alle critiche. E ne soffro. Proprio perché ci credo, ne soffro.
Non ho tradito né tradirò mai nessuno, però. E dirò sempre in faccia cosa penso. Con gentilezza, con equilibrio, se riesco. Ma anche con la dovuta chiarezza.
La prima canzone del primo album che ho inciso col mio gruppo, “Prologue” a un certo punto dice: “Quando inventerai una storia, non tradirla mai”. Ecco, a volte mi consolo un po’ così.
Pensando che questa, alla fine, sia una delle mie pochissime virtù.

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