Pensandoci su

Non vi interessava capire, né riflettere.
Non vi interessava nemmeno raccoglier prove.
Vi premeva soltanto scendere in piazza e urlare.
Urlar più forte del vostro pensiero, più forte delle vostre domande.
Vi interessava “esserci”, ecco. Vi interessava “agire”.
Pilotati dalle urla dei vostri scaltri pastori,
gli unici a cui ciecamente obbedite
in nome della vostra sedicente “disobbedienza”,
avete proceduto in fila, seppur in direzione contraria,
allineati e soggiogati esattamente come i vostri rivali.
Assomigliando in tutto e per tutto
a quegli stessi pecoroni che deridete,
accodati e allineati ogni giorno, proprio come voi.
Ma nella corsia opposta.

10.10.2020

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E’ quanto meno interessante il paradosso in virtù di cui,
nella nostra società, ci si renda indipendenti
trovandosi un lavoro… dipendente.

22.09.2020

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24 febbraio 2011

C’è una ricorrenza in più da osservare, nella mia vita.
Una ricorrenza che non avrei mai voluto considerare.
Ci sono i tuoi occhi che non riescono più a incontrare i miei,
la tua mano che scivola dalla mia, la notte del tuo sorriso.
C’è quell’odore acre che impregna la stanza del nostro ultimo incontro,
della tua dipartita.
C’è il desiderio implacabile di te, del tuo coraggio nella lotta,
del tuo candore nelle scelte,
dei tuoi giudizi taglienti ma autentici, inesorabilmente sinceri.
C’è il tuo voler essere tu, ad ogni costo,
il tuo bisogno di dare sempre e comunque la tua personale impronta a tutto.
C’è quel tuo pianto al mio piangere e l’infinito rammarico
di non aver fatto in tempo a metterti tra le braccia la mia piccina.
C’è lo stupore amaro, inconsolabile e immenso per la tua assenza,
Principessa mia.

24.11.2011

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Il male, tutto sommato, è commesso dagli uomini
solo grazie ai movimenti concessi dalle loro catene

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Questo nostro tempo assomiglia come pochi (sia a livello nazionale che internazionale), a quei rari film in cui, alla fine, vince il cattivo.

Un buon docente, se vuol essere un educatore,  dovrebbe perciò chiedere ai suoi alunni di orientare la loro esistenza nella direzione di una vita da perdenti.

La questione dev’essere presa in seria considerazione, pensando a quanto amara e disperata si riveli questa impresa.

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Com’è possibile che nessuno davvero rilevi come le quote rosa siano altamente discriminanti e maschiliste? Come possono accontentarsi, le donne, di finire nei posti che contano solo perché una legge obbliga gli uomini a collocarcele in una certa percentuale, e non solo perché lo meritano effettivamente? Non ricorda un po’ quelle leggi che obbligano le grandi società ad assumere un certo numero di portatori di handicap?

(A tal proposito, poi, ci sarebbe da aprire un inquietante capitolo a parte. Una società che considera gli uomini solo in quanto consumatori e produttori e che obbliga anche i portatori di handicap a lavorare, a “rendersi utili” e a mantenersi invece che prendersi cura direttamente del loro sostentamento e lasciarli il più possibile in compagnia dei propri cari, può davvero passare per un esempio di civiltà evoluta?)

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Non sono nato in tempo per “vedere” il centenario dell’Unità di Italia, non vivrò certo così a lungo per festeggiarne il bicentenario. Dunque mi resta solo questo 17 marzo, che cade in un momento che non potrebbe esser peggiore.

150 anni dall’Unità festeggiati progettando un federalismo che negli anni ’90, quando se ne cominciò a parlare, faceva inorridire quasi tutti. Ora sembra la panacea per ogni male, alla faccia di Mazzini, di Garibaldi e compagnia bella.

Passato lo scandalo lo hanno fatto diventare una cosa scontata, il federalismo, come la pubblicità in mezzo ai film, lo smalto per le unghie nero,il nucleare inizialmente bocciato, i folli continui aumenti della benzina, un Presidente del Consiglio “biricchino”, ecc… Quelli che lo promuovono sono gli stessi che oggi non partecipano alle varie cerimonie, quelli che odiano Roma pur banchettandoci quotidianamente, che bruciano il tricolore dopo averci giurato su.

Come verrà ricordato quest’anno, che coincide con una ricorrenza così importante? Festini ed escort, compravendita di politici a destra e sinistra, alleanze con dittatori ed assassini, mafiosi in Parlamento, Scuola in pasto ai privati, Cultura abbandonata e saccheggiata…

Certo, è possibile che io faccia in tempo ad esserci quando, tra dieci anni, festeggeremo i centocinquant’anni di “Roma Capitale”…

Ma a ben considerare l’alto costo, in termini di Concordati e Guarentigie – che hanno dirottato fiumi di denaro in Vaticano – e in termini di perdita di laicità – che al nostro tempo è soltanto più una vuota parola, di cui molti ignorano anche il solo significato – non so nemmeno se quel 1° luglio 2021, che nonostante tutto pare avvicinarsi, sia da considerarsi poi una ricorrenza così felice.

17 marzo 2011

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Veramente questo è il tempo delle contraddizioni più inquietanti.

La guerra si fa a botte di missioni di pace, l’informazione serve a tener la gente all’oscuro di quasi tutto, all’amore si dedicano partiti che odiano e disprezzano i loro rivali come autentici nemici.

La tutela della privacy serve ad intromettersi in tutte le vicende personali dei cittadini ed a coprire quelle, spesso immorali, dei potenti. Le case farmaceutiche inventano e diffondono nuove malattie, la scuola mira a mantenere i ragazzi ignoranti, li rende incapaci di ragionare con la propria testa e li abitua al compromesso ed alla sottomissione in cambio di qualche “credito” in più, a fine anno.

Davvero questa in cui siamo sprofondati è “la notte più nera”.

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Credo che non sia il caso di continuare a chinare il capo, di continuare ad insegnare a chinare il capo. Una società che si definisce costantemente in crisi ed in cui un numero gigantesco di persone cerca lavoro ed un numero limitatissimo di altre è in grado di offrirlo è una società che accorda un potere enorme a pochi e mantiene in stato di schiavitù tutti gli altri; una società che si fonda sul ricatto e sulla sottomissione. O stai bravo o perdi il lavoro; o fai quello che voglio io o resti a casa.
La scuola insegna da subito a chinare il capo, a fare compromessi, a rinunciare a esporre con sincera chiarezza il proprio pensiero, a tradire chiunque in cambio di mezzo voto in più o del superamento di un esame, a rinunciare alle proprie inclinazioni incanalandosi in una prospettiva di studio finalizzato ad un lavoro “sicuro”, anche se magari odioso e totalmente estraneo alla propria natura. Da adulti, poi, gli individui si trovano a supplicare chi gestisce il mercato del lavoro di assumerli anche a tre euro all’ora. E nessuno li difende, perché chi dovrebbe farlo è stato comprato da chi li sfrutta. Questi sono gli scherzi che fa un’epoca in cui i soldi sono tutto.Nessun diritto, nessuna dignità più. Da quando nasci ti insegnano che il lavoro è tutto. Così facendo ti piazzano una catena al collo lunga tutta una vita.

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Che democrazia è mai quella che si ostina a realizzare opere che i cittadini delle zone direttamente interessate rifiutano con ogni mezzo?

Che democrazia è mai quella che, al limite, tollera le relative manifestazioni di protesta, a patto che siano pacifiche, senza però in alcun modo tenerne conto?

Come si può pretendere che un dissenso sistematicamente ignorato non si risolva, alla fin fine, in una lotta disperata, violenta e senza quartiere?

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IL VIALE DEL TREMONTI

Dopo gli sprechi infiniti, la corruzione e la speculazione, dopo i vizi e gli stravizi di una classe politica priva di scrupoli e capace solo di farsi mantenere dai cittadini come anticamente i signori facevano col loro bestiame, ora una crisi quanto meno sospetta, scoppiata contemporaneamente in tutti i Paesi a regime capitalistico, sta chiedendo alla gente, ancora una volta, di pagare le colpe dei propri padroni.

Quella stessa crisi, in Italia, è il pretesto per ricominciare a parlare dei privatizzazioni di servizi pubblici, di maggiore precarietà travestita da “flessibilità”, di “diritto al licenziamento” come elemento da aggiungere alla Costituzione, di eliminazione dei pochi giorni di vacanza nell’anno, da accorpare alle domeniche (naturalmente riferendosi alle sole vacanze laiche, perché ancora una volta dimostriamo di essere davvero un Paese a-confessionale che, in quanto tale, non tocca in alcun modo le feste religiose ma mira a far fuori i vari 25 aprile, Primo maggio, ecc.. Tutte quelle festività, insomma, nei cui confronti, guarda caso, i nostri governanti da anni storcono il naso!).

Davvero vogliamo continuare a farci spaventare ed a calare i pantaloni,
credendo a qualsiasi cosa?

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Nella specie umana le madri possiedono due fondamentali facoltà,
intimamente connesse tra loro.

Dare la vita ad un nuovo individuo e poi, giorno dopo giorno,
rovinargliela con fobie, ansie e sensi di colpa.

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