Non possiamo

Non possiamo più metter per iscritto i nostri dubbi, perché ce li cancellate.
Non possiamo esporli nelle vostre radio e nelle vostre televisioni, perché non ci invitate.
Non possiamo discuterne coi vostri esponenti, perché ci screditate.
Non possiamo spiegarli sui giornali, perché non ce li pubblicate.
Non possiamo scriverli sui libri, perché non ce li distribuite.
Non possiamo manifestarli in piazza, perché ci aggredite.
Non possiamo discuterne tra noi perché, se siamo in “troppi”, ci arrestate.
Non possiamo parlarne nei nostri canali, perché quei canali, in realtà, sono vostri, di vostra proprietà. E quando non vi piace quel che diciamo, lo rimuovete senza alcuno scrupolo. Con le vostre inquietanti task force di individui collusi e pieni di conflitti di interesse, travestiti da angeli custodi della Verità.
La Costituzione ci consente di manifestare il nostro pensiero. Anche quando è dissenso. Anche quando non vi piace. Ma voi l’avete aggirata, quella Costituzione. Rendendo tutto privato. Televisioni, media, internet, sono ormai proprietà vostra o dei vostri amici. Proprietà di qualcuno che, qualora non condivida le nostre idee, può tranquillamente censurarle. Perché é a casa sua. Perché gli avete permesso voi di comprarsi quel che era nostro. L’acqua, il sole, le risorse energetiche, le frequenze, la rete, la stampa. Avete fatto così: non potendo impedirci di parlare, ci avete rubato il mezzo con cui farlo. Avete venduto ai privati l’aria su cui il nostro dissenso viaggiava. Le nostre parole, oggi, rimbalzano fiacche contro gli alti muri di gomma di cui le avete circondate. E quel che è ancora pubblico, quelle piazze e quelle strade che non vi siete ancora venduti, che non avete ancora trasformato in proprietà dei soliti noti, le presidiate notte e giorno con l’esercito e la polizia. Con lacrimogeni e manganelli, impedendoci così di riunirci, di chiedervi conto delle vostre decisioni, di confrontarci e, perchè no?, di protestare.
State azzerando lo spazio tra pubblico e privato proprio per azzerar la nostra Libertà. Oltre alle centinaia di migliaia di negozi che i vostri autoritari decreti faranno ancora chiudere, oltre alle innumerevoli piccole aziende, ai cinema, ai teatri, alle palestre, alle case editrici, e a tutte quelle realtà che finiranno in mano alle grandi catene di quei soliti vostri amici che, proprio per questo, vi hanno collocati al potere, oltre a tutto ciò voi state mettendo all’asta la nostra Democrazia. Ve la state vendendo, esattamente come vi siete svenduti l’impegno, i sacrifici, la fatica di milioni di italiani che, per decenni, col loro lavoro e le loro idee hanno contribuito all’economia di questo Paese. Di quelle donne e di quegli uomini che oggi si scoprono traditi e derubati da un governo in maschera.
Non possiamo più fare domande, non possiamo più ricever risposte. Perché vi siete venduti tutto, a cominciar dalle vostre coscienze.
Non possiamo più lottare per la nostra Libertà, ormai è chiaro a tutti. Poche cose sono così chiare, in questo momento, come lo è questa. Non possiamo dissentire. E non possiamo più farlo fintanto che continueremo ad esserne convinti; fino al Giorno in cui, invece, smetteremo di credere all’insormontabilità di quella gabbia che ci avete costruito attorno. Fino al Giorno in cui, pur non potendo più lottare, decideremo di farlo ugualmente.
Il Giorno in cui, nonostante tutto, andrà in scena la vostra fine.

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