Insieme

Potremmo vivere insieme.
Perché l’amore che ci lega è immenso. Perché è talmente grande da avvertir forte la voglia di regalare a questa sua dirompente eccezionalità una continuità quotidiana.
Potremmo cercarci una casa in cui viver felici, dipingendo le pareti del colore che vogliamo. Del colore che vuoi tu. Una casa bellissima, da riempire di quadri e di foto. Ritratti di noi da piccoli, del nostro passato. Ritratti di noi abbracciati. Di te, sorridente, nella tua posa migliore. Potremmo riempirla di piante, la nostra casa. Da innaffiare con amore. Da guardar crescere con pazienza. Da accudire con dolcezza. Quando abbiamo tempo. Quando ho tempo…
Potremmo comprare un orologio. Un orologio a pendolo. Che riempisse la nostra bella casa dei suoi dolci rintocchi, ogni ora. Ci vorrebbe un po’ di pazienza, soprattutto di notte. Ma dopo un po’, potremmo abituarci a quel suono. Potremmo abituarci anche a quello.
Potremmo trovarci un lavoro per pagar le bollette. Potremmo farci coraggio fintanto che non lo si trova. Potremmo trovarci il primo che ci capita. Trovarcene uno qualsiasi. Trovarci un lavoro che ci piace. Che ci realizza. Che quando stringi la mano a qualcuno e gli dici cosa sei, ti senti apprezzato. Un lavoro che ci permettesse di andare in vacanza. Di divertirci. Di andare in palestra. Di coltivare i nostri interessi. Tu, i tuoi. Io, i miei. Un lavoro che ci servisse a tenerci divisi, qualche ora ogni giorno, per non annoiarci. Per trovarci alla sera e raccontarci qualcosa. Qualcosa di nuovo…
Potremmo, a quel punto, fare anche dei figli. Tantissimi figli. Tre figli. Due figli. Cominciare, intanto, col farne uno…
Potremmo arredare la sua cameretta del colore che vogliamo. Del colore che vuoi. Del colore che meglio si addice a una cameretta. Potremmo riempirla di giochi nuovi e colorati, di libri di favole, di pannolini e salviette. Potremmo scegliere il nome. Il nome di tuo padre? Il nome di mia madre?
Potremmo farci coraggio quando il bimbo piange tutta la notte, nell’attesa che passi. Potremmo farci coraggio quando si ammala e soffre, nell’attesa che passi.
Potremmo poi rimetterci in sesto, portandolo a scuola. Potremmo affidarlo a chi sa educarlo al meglio, così da tornare al lavoro e sentirci tranquilli.
Potremmo tornare a riunirci la sera. Parlare di soldi, di guai, di paure. Del frigo da cambiare, della casa in disordine, dei pezzi di giocattoli rotti sparsi per l’appartamento, delle pareti piene di macchie, ragnatele e ditate, da ridipingere. Da verniciar del colore più adatto. Del colore che regala più luce. Del colore che costa meno. Del colore che vogliono i figli. Del colore che vuoi tu. Potremmo rinfrescar queste vecchie stanze per continuar poi a lasciarle deserte per ore, ogni giorno. A rinfacciarsi, di muro in muro, il desolato rintocco di una vecchia e impolverata pendola.
Potremmo buttar via le piante secche e comprarne di nuove. Di quelle che costano meno. Di quelle di plastica, anzi!, capaci di fare una bella figura quando vengono i tuoi. Di quelle finte, che non vanno innaffiate. Di quelle di cui non si deve occupare nessuno.
E potremmo correre. Correre come dei pazzi. Correr su e giù per portare i figli a scuola, alle giostre, a ginnastica, a calcio, a tennis, all’oratorio, all’ambulatorio, al supermercato…, vedendoli crescere con noi, e soprattutto con altri. Con un sacco di gente. Coi maestri, i preti, gli amici, i nonni, gli zii, ma non con noi.
E potremmo continuare a correre come pazzi. Alle riunioni con gli insegnanti, ai pranzi delle associazioni, alle cene di lavoro, alle feste, alle assemblee familiari, alle convocazioni in tribunale, all’anagrafe, al pronto soccorso, al seggio elettorale, al caf, ai matrimoni, ai funerali. Potremmo correre insieme. Ma soprattutto divisi. Tu, per le tue cose. I ragazzi, per le loro. Io, per le mie. Potremmo litigare su un’idea di famiglia che hai assorbito dai tuoi genitori, diversa da quella che ho ricevuto dai miei. Ma potremmo continuare a dire al mondo che la famiglia è tutto. Che si sta insieme per i figli, anche se non li si vede mai. Che quel che conta è realizzarsi socialmente, ossia: non seguire il tuo cuore, ma l’apprezzamento degli altri. Che il segreto per stare a lungo insieme consiste nello starci il meno possibile. Nell’aver ognuno i propri impegni quotidiani. I propri spazi, i propri contatti, le proprie amicizie, i propri segreti, la propria privacy.
Potremmo invecchiare insieme. Spingendo i nostri figli a seguire il nostro esempio. Andando a trovarli nelle loro case appena dipinte, senza soffermarci troppo sulle loro piante di plastica. Potremmo aspettare che facessero figli anche loro, per poi spiegar come affrontarne i pianti, le malattie, i capricci. Potremmo perfino chiudere un occhio sulle liti con le loro mogli e i loro mariti, a causa della diversa mentalità con cui sono cresciuti.
Potremmo tornare a casa e ritrovarci da soli, in un silenzio straniero, nelle nostre vecchie stanze. Senza più figli, argomenti o discorsi, dopo decenni passati a parlar solo di loro. A parlar solo con loro. E a correre, correre, correre.
E potremmo annoiarci insieme, sì. In lunghi giorni colmi di silenziosa ruggine. Per tutto ciò a cui, comunque, hai rinunciato per me. Per tutto ciò a cui, comunque, ho rinunciato per te. Per certe frasi arrabbiate mai sepolte. Per certi sguardi sprezzanti mai spenti. Per quel sogno che ci siamo, l’un l’altra, rubati.
Soltanto in fondo, in fondo alla strada, attraversando la soglia, potremmo forse accorgercene.
Che avremmo, magari, potuto star solo insieme.
Soltanto insieme.
Semplicemente insieme.
_________________

(Immagine in alto: G. Sironi, Barche in secca)

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