L’Impasto

Mi basta soltanto questo. E forse mi piace di più, anche solo da pensare.
Mi basta che sia tutta una questione di impasto. Che la morte non faccia altro che rimpastare il mio corpo con tutto il resto. E che anche tutte le mie idee, le mie convinzioni, i miei dubbi, tornino ad amalgamarsi con quelle di chi le potrà conoscere, leggere, ascoltare… E poi rielaborare.
Nell’eventualità ch’io abbia fatto qualcosa di buono, non spero certo in un premio, perché in tal caso ho già ricevuto la mia gratificazione, sentendomene soddisfatto. Così come per gli errori che ho commesso: basta e avanza la sofferenza provata e l’essermi pentito. Questa, per me, è l’unica e vera catarsi.
Ho trascorso la mia vita a dar fastidio a tutti. A romper le scatole al mondo intero. La mia musica, i miei testi, gli articoli, i libri, le conferenze… ma anche il mio comportamento quotidiano con chi mi è vissuto accanto: tutta una gran rottura di scatole. Quanto mi odio, a volte, con questa mia smania di perfezione, di verità, di ordine, di giustizia, di moralità. Questo non accontentarmi mai, questo continuo lottare contro tutte le quotidiane imperfezioni e miserie umane, ha soltanto procurato un gran fastidio. A me e a tutti coloro che, vicini o lontani, nel corso degli anni hanno dovuto sopportarmi.
Forse, la mia, è soltanto nostalgia. Forse non riesco a dimenticare una perfezione vissuta chissà dove, chissà quando. Una nostalgia che non si rassegna. Che disperatamente guerreggia per mantenersi sveglia, vigile. Per esortar me stesso e gli altri a migliorare ancora. A migliorare sempre… Ma capisco bene che tutto ciò non possa che risultar pesante a chi invece, in questa vita, si trova a proprio agio anche così.
Per questo, mi piace questa cosa dell’impasto. Dell’eventualità che, dopo la morte, le mie idee – sicuramente più simpatiche e leggere di me – continuino a farsi strada e a camminar nella mente di chi le ha accolte, di chi saprà rimodellarle. Nello stesso modo e con gli stessi tempi con cui la Terra e gli Alberi assorbiranno lentamente il mio corpo.
Come le molecole dei miei organi, anche le mie idee, finalmente libere di volar via da me, si infiltreranno lentamente nell’animo di chi vorrà assorbirle, c
ontinuando imperterrite il mio lavoro.
E r
ompendo le scatole al mondo.

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