Che spettacolo, il Tg!

 

Quando ero piccolo i telegiornali mi annoiavano da morire. Non capivo cosa ci potessero mai trovare i miei genitori in quell’interminabile giaculatoria il cui argomento mi appariva, per lo più, incomprensibile. La maggior parte del tempo se lo prendeva un anonimo e grigio conduttore, che snocciolava una notizia dietro l’altra con fare imbarazzato, lasciando qualche spazio a sparuti servizi pur sempre austeri e soporiferi. Con incedere lento e faticoso il vecchio Tg apriva e chiudeva lunghe pagine di noia. Prima tutte le notizie dall’estero, poi quelle di politica interna, poi la cronaca, ecc. Mamma mia. Non vedevo l’ora che finisse, il telegiornale.

Anche se ciò per me, soprattutto nei primi anni dell’infanzia, significava finire dritto a letto.

 

Le mie bimbe, ora, adorano il telegiornale. Se va in scena durante il pranzo non riescono a levargli gli occhi di dosso. E’ un continuo dir loro di voltarsi e mangiare e spesso bisogna spegnere la tv, per riuscire a parlarsi, per guardarsi in faccia. Sì, perché il telegiornale, ormai, è un vero e proprio spasso. Conduttori belli ed ammiccanti ci suggeriscono di sentire questo o guardare quest’altro, adoperandosi in tutti i modi a far sì che il nostro sguardo non si scolli dal teleschermo. Fanno battute, esprimono commenti, esibiscono decolté o abbronzature da fotomodelli. Un vero e proprio show! E l’ordine delle notizie? Nessun’altra logica, se non quella dello show: far sensazione, creare suspence, incuriosire.

 

Si parte subito, a spron battuto, addirittura in anticipo sull’orario, urlando ai quattro venti l’emergenza o lo scandalo del giorno. Ogni notizia introduce un servizio accattivante e spettacolare.

Tutte le occasioni sono buone per mandare in scena tette e fondoschiena, ogni pretesto va preso al volo per diffondere pettegolezzi del più basso livello, quelli che con il solito americanese - capace di render nobile anche la cosa più squallida - si classificano come gossip. Le notizie più banali (come una rapina o una rissa in un bar), assumono importanza capitale se il conduttore può esibirne compiaciuto le immagini. Allora tutti a soddisfare l’innata morbosità piantando le pupille su scene violente o scurrili, colte dall’immancabile telecamera a circuito chiuso che casualmente era accesa.

E l’audience (come l’americanese insegna), sale. Sale sempre più!

 

Il telegiornale è ormai un tale show, che non annoia più nessuno; anzi: bisogna continuamente dire ai bimbi di non guardare. E’ infatti ormai l’unico programma che propina immagini ed argomenti scabrosi senza curarsi della cosiddetta “fascia protetta” o ricorrere a bollini rossi. Morti e feriti, scene al limite dell’hard. Tutto “in diretta” e tutto, naturalmente, condito con il sale della polemica.

Già, la polemica!

 

Ogni notizia allude ad una polemica, che sta per nascere o che è appena nata. Ogni notizia è cucinata appositamente per accontentare l’antica nostra febbre da Colosseo. Che piacere infinito assistere allo scontro, verbale o fisico che sia. Che godimento incredibile sentire l’insulto in diretta, osservare la mano che colpisce, la testa che sanguina, il treno che deraglia. Il Tg, in pratica, ha fatto sua la logica dell’incidente in autostrada: si verifica in un senso di marcia ma paralizza anche l’altro, perché tutti si fermano a guardare. Come tutto ciò che passa attraverso le nostre antenne, anche il telegiornale soddisfa pienamente la nostra bassa natura di voyeuristi.

 

Ogni tanto, durante lo show, l’ebbrezza si placa. È il momento della somma ipocrisia: la privacy!

Assistiamo allora a servizi dalle immagini sfocate, o in cui si inquadrano mani, gambe o (preferibilmente), sederi. In quei commuoventi momenti va in scena l’ipocrisia del non far vedere le facce, della garanzia dell’anonimato…

Solo un attimo, per carità, poi la giostra riprende a girare, sparando a zero su tutto e tutti.

 

Il Tg d el mio tempo è una specie di Grande Fratello di lusso. Si compiace della quantità di persone che lo seguono e cerca di moltiplicare a dismisura la sua audience, abbassando il livello della qualità. Quattro notizie in croce (le stesse in tutte le edizioni della giornata di tutte le emittenti “che contano”), ma sempre comunicate con uno stile da serva.

 

Sembra proprio spaccato in due, il Tg. La prima parte è quella delle “notizione”, delle polemiche tra i grossi nomi della politica, dei mega incidenti di cui si cercano subito i responsabili, dell’epidemia di turno e, dulcis in fundo, dell’immancabile commento del Papa, indifferentemente su vicende politiche o su passi del Vangelo… Il tutto, naturalmente, alla faccia della Costituzione e di principi come il libero accesso all’informazione o la laicità dello Stato. A questa prima fase non si rinuncia mai…

Persino il Televideo si è attrezzato come può, per “urlare”. Da qualche tempo, infatti, immancabilmente apre la sua prima pagina titolando a caratteri alti il doppio, anche se spesso la notizia, in se stessa, non ha nulla di eclatante.

 

Terminata questa prima fase si sprofonda improvvisamente in zona gossip e pubblicità. Pettegolezzi, bravate o adultèri, vita da spiaggia e feste mondane, intervallati da spazi che hanno tutta l’aria di essere a pagamento: l’ultimo libro di Tizio, l’ultimo film di Caio, l’attricetta del momento.

Anche se, a dire il vero, persino le “notizione” della prima parte spesso risultano tratte dal libro del tal giornalista, manco a dirlo disponibile in tutte le librerie! A volte, tra le due sezioni, si apre il momento della tenerezza. Il cagnolino senza padrone, il delfino che gioca a scacchi.. Ma…

 

Ma in Congo? Cosa sta succedendo in Congo o in Finlandia, accidenti? O anche solo nei nostri oscuri palazzi del potere.. Cosa accade davvero? Possibile che il dovere di cronaca si riduca a quattro idiozie per lo più gonfiate ad uso e consumo dei nostri istinti più bassi, trascurando tutto il resto? Possibile che in questo nostro mondo succeda davvero così poco?

 

Da qualche anno ormai, i telegiornali sono sempre più uno show per grandi e piccini. Io però, chissà perché, avrei preferito far crescere le mie figlie in un tempo in cui si si fossero sentite profondamente annoiate, guardando il Tg.

 

Pietro Ratto - 28 Luglio 2010

 

 

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