Fatto salvo il diritto di protestare

 

E’ assolutamente essenziale che qualsiasi manifestazione di protesta avvenga nella più totale assenza di violenza. Fatto salvo il diritto al dissenso, ogni cittadino deve però attenersi ad un comportamento rispettoso delle regole, incluse quelle che il nostro governo si accinge promulgare proprio mentre la protesta divampa.

D’altra parte risulta quanto mai evidente la necessità che le manifestazioni di piazza siano organizzate in modo tale da provocare il minor fastidio possibile alle istituzioni, alle forze dell’ordine ed agli altri cittadini, che in virtù dei loro sani principi appoggiano saldamente e fedelmente la nostra attività politica e, anziché perder tempo costituendo cortei o assembramenti di dubbia legalità, continuano imperterriti a impegnarsi nel loro quotidiano lavoro, ognuno pienamente consapevole dell’importanza del proprio contributo nei confronti del benessere economico del nostro Paese.

Proprio per questo motivo è quanto mai fondamentale che gli sporadici episodi di dissenso vengano inscenati in aree urbane lontane dal Parlamento, in luoghi ed in orari preventivamente concordati con il Governo, affinché urla e strepiti dei facinorosi non rischino in alcun modo di far smarrire ai legislatori la concentrazione necessaria per elaborare, presentare e votare con serenità quelle stesse leggi contro le quali le manifestazioni vengono organizzate.

Meglio ancora se i cittadini impegnati nella protesta, in un accesso di alto (ma doveroso) senso civico, sappiano controllare la loro avversione parlando sottovoce o, ancor meglio, limitandosi ad esibire i loro striscioni ed affidandosi al sempre efficace linguaggio dei gesti.

Quanto alle modalità specifiche di organizzazione di cortei e scioperi vari si rimanda all’imprescindibile coinvolgimento delle organizzazioni sindacali istituzionali, da anni ormai perfettamente in linea con le esigenze dell’esecutivo.

La violenza deve sempre essere bandita, in una società che vuol dirsi civile. Senza se e senza ma!1

Riteniamo anzi che la forma più civile e responsabile di protesta dovrebbe concretizzarsi in un silenzioso assenso in risposta a tutti i nostri provvedimenti di legge. Quel silenzio, infinitamente più loquace dei violenti strepiti di piazza, potrebbe indurre i legislatori a meditare seriamente sui propri disegni di legge al fine di tener in maggior conto le esigenze dei cittadini e, così facendo, fugare in loro stessi l’eventualità dell’insorgere di qualsiasi  senso di colpa.

E’ d’altra parte chiaro a tutti che la maniera più civile e meno pericolosa per dichiarare democraticamente il proprio disaccordo nei confronti di una forza di maggioranza debba consistere giocoforza nell’esprimere il proprio voto, in occasione di nuove elezioni, nettamente a favore dello stesso movimento politico, al fine di evitare qualsiasi sospetto, a proprio carico, circa una possibile propria inclinazione all’attività insurrezionale.

La violenza va dunque bandita ad ogni costo. Risulta infatti paradossale, totalmente inaccettabile2, che, a fronte degli immani sforzi che il Governo profonde continuando a resistere a qualsiasi manifestazione di dissenso, stringendo i denti e limitandosi ad aspettare che i cortei e gli assembramenti abbiano fine ed il Paese possa ritrovarsi nuovamente in un clima di ordine e legalità, si ostinino a scioperare alcuni studenti ignoranti (perché quelli che studiano non perdono certo tempo a passeggiare urlando slogan tanto riprovevoli quanto inutili), qualche operaio (che chiaramente coglie l’occasione per concedersi una vacanza che in alcun modo gli è dovuta), o - peggio ancora - pochi uomini delle forze dell’ordine (per altro denotanti uno scarsissimo senso di responsabilità, poiché, invece che mantenersi compatti in servizio per fronteggiare gli scioperanti, si uniscono a questi in un clima di autentico bolscevismo).

Rammarica davvero, in conclusione, che tutto ciò sia organizzato nel tentativo di danneggiare il nostro schieramento politico, a tutti gli effetti un autentico Partito dell’Amore3, che in quanto tale dovrebbe, a ragione, distruggere queste frange di odiosi dissidenti comunisti rispetto ai quali, al contrario, continua a dimostrare infinita tolleranza ed amorevole pazienza.

 

 

Pietro Ratto, 23 dicembre 2010

 

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1 Espressione a cui spesso, con una certa commozione, noi potenti ricorriamo per dimostrare ai nostri cittadini

la saldezza dei principi morali su cui facciamo costantemente leva nella nostra infaticabile, quotidiana attività di governo.

2 Altra espressione che usiamo spesso, sia nel caso di circostanze che i cittadini non possono far altro che subire, sia per commentare gravissime posizioni, come ad esempio quella di chi vorrebbe togliere il crocifisso dai locali pubblici o dimentica vergognosamente (come nel caso della Comunità europea), di segnalare adeguatamente la Festa del Santo Natale nelle agende destinate alle scuole statali!

3 Non si ritenga un plagio, a questo proposito, l’utilizzo di questo appellativo - di cui il nostro democratico movimento spesso si fregia - in effetti già utilizzato nel 1991 dalle porno-star Ilona Staller e Moana Pozzi per designare il loro neonato partito politico. Le ben note vicende di cronaca che spesso ci hanno visti protagonisti non fanno che dimostrare, infatti, la coerente condivisione, da parte nostra, del programma politico di Cicciolina e delle sue allegre compagne.

 

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Pietro Ratto, Le pagine strappate, Elmi's World, 2014

 

 

 

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Pietro Ratto, I Rothschild e gli altri, Arianna Editrice, 2015

 

 

 

Pietro Ratto, Il Gioco dell'Oca, Prospettiva Editrice, 2015

 

 

 

 

 

 

 

   

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