Degli ansiogeni smaltimenti e dei nevrotizzanti microchip

 

Persino per andare a buttar via i rifiuti, ormai, ci si sente in ansia.

Spesso, se malauguratamente capita di trovarci già qualcun altro, si aspetta che finisca fingendo indifferenza. Non sia mai che il tipo possa accorgersi che un pezzetto di carta ci è caduto nell'umido. Ci sentiamo in colpa, ci immaginiamo già braccati da minacciosi vigili che improvvisamente decidano di perlustrare i cassonetti e, al massimo della realizzazione delle loro ambizioni lavorative ed esistenziali, caccino le mani anche nel nostro sacchetto. E così ci colgano... con la carta nel sacco!

Ora, però, l'ansia crescerà a dismisura, perché hanno trovato un nuovo, geniale modo per farcela aumentare. Il microchip che valuta l'effettivo volume del nostro "gettito" di rumenta! Per non parlare dei comuni che, al top della più ansiogena tecnologia, i microchip li hanno già introdotti direttamente nei sacchetti. Così possono sgamare anche la carta nell'umido o il chewing-gum nella plastica (ma ci va o non ci va, il chewing-gum, nella plastica? E' meglio nell'umido? Ma se è molto gommoso? E il fazzoletto di carta in cui mi è rimasto incollato un chewing-gum, va nella carta, nell'umido, o nella plastica? Non sarebbe meglio inventare appositi contenitori per chewing-gum appiccicati alla carta?)

E' davvero fantastico questo modo di salvaguardare l'ambiente e di aiutarci a risparmiare. Tanto più se si pensa che, poi, la gran parte delle discariche bruciano tutto insieme: carta, plastica, chewing-gum... E laddove le stesse riescano a fare sul serio e a smaltire tutto come Comune comanda, il buon cittadino si trova a dover pagare una valanga di soldi in funzione di quanto butta via. Valanga di soldi a cui, naturalmente, presto si aggiungerà anche il costo dei suddetti microchip. Chi vuoi che li paghi, se no?

Certo, vuoi mettere la soddisfazione di sapere che con tutto il vetro che ti sei pagato comprando la salsa di pomodoro, con tutto quel vetro che poi hai raccolto pazientemente differenziandolo dal resto e che infine hai correttamente ed ansiosamente smaltito pagando un'ulteriore schioppettata di imposta comprensiva di microchip, ci riciclino i cristalli di una Punto?

Soprattutto se pensi che poi, quei cristalli, te li ripaghi con l'ennesima schioppettata a cui devi far fronte per acquistare anche il resto dell'auto. Un'auto naturalmente costruita con materiali riciclati, ci mancherebbe. Quelli che tu hai pagato e ripagato decine di volte con così tanta soddisfazione da accettare con gioia che la tassa che versi per smaltirli, per intenderci quella che cambia nome da un mese all'altro, aumenti di giorno in giorno in modo esponenziale.

Ma cosa vuoi, d’altra parte un’auto ti serve. Altrimenti come vai a fare la spesa? Se non vai a far la spesa, non mangi.

 

E se non mangi, come la paghi la tassa sui rifiuti?

 

Pietro Ratto - 12 gennaio 2014

 

 

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