Pensandoci su...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un Presidente insignito del Premio Nobel per la Pace

il cui Stato è in guerra da undici anni,

più delle due Guerre mondiali sommate insieme?

 

Yes, we can!

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quanto è compromessa la democrazia di un Paese

in cui non si sa e non si vuole più distinguere

tra Libertà di parola e diffamazione?

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Papa, nell'era del berlusconismo, si lamenta: "Al giorno d'oggi i giornali non parlerebbero della gravidanza di Maria".
A parte il fatto che non mi risulta che se ne sia parlato nemmeno all'epoca - in quali termini? (Con quali mezzi di informazione? E come avrebbe potuto mai diffondersi una notizia talmente irrazionale da poter risultare credibile solo in virtù
di un fede, per altro nemmeno ancora nata?), posso comunque capire quest'uscita da parte di un Papa che non manca di esser presente in qualsiasi Tg.


Mi riesce davvero difficile, però, immaginare la Madonna che chiede maggiore visibilità mediatica, magari appellandosi
alla "Par condicio".

 

Una prova in più del fatto che anche la Chiesa, ormai, crede che la verità di un messaggio sia direttamente proporzionale allo share mediatico raggiunto.

 

   

 

 

 

L’abbandono di qualsiasi valore morale previsto da Nietzsche contestualmente al suo annuncio della morte di Dio e definito in termini di nichilismo ha letteralmente lasciato posto al nulla, così come previsto dal filosofo stesso.

 

Quell’insieme di regole morali più o meno dogmatiche - ma se non altro universalmente condivise - in cui consisteva il Cristianesimo, una volta crollato ha consentito l’insorgere di un diffuso atteggiamento di indifferenza nei confronti di qualsiasi principio, di un generalizzato disinteresse per qualsiasi riflessione morale.

L’uomo che si è spogliato della paura dell’inferno su cui, seppur ipocritamente, per millenni aveva costruito l’edificio degli imperativi da seguire nel corso della sua esistenza, non ha saputo rielaborare alcun altro tipo di fondamenta.

Tutto è perduto.

Quello che non si poteva fare, quel che era "peccato" a causa di un sistema monolitico ed indiscutibile di norme esteriori dettate da un’autorità morale millenaria come la Chiesa, ora “si può fare”, perché l’auctoritas di un tempo ha perso, d’incanto, tutto il suo potere. Punto e basta.

 

Come pecore che fuggono dal recinto perché il pastore è morto, così l’uomo vive ormai i suoi giorni in fuga da principi morali che, una volta svuotati, non ha avuto voglia e capacità di riempire di contenuto e forza personali.

 

Se il Dio di Nietzsche è davvero morto, il suo Oltre Uomo non è nemmeno mai nato.

 

   

 

 

Mi spiace trovarmi sempre "contro", davvero.
Ma anche questa volta non riesco. Non riesco a commuovermi per i due "marò"
che tornano a casa per le vacanze di Natale.
Non riesco, perché questa commozione la tengo lì, al guinzaglio, in attesa di chiarimenti su aspetti che considero importanti. E che invece, come al solito, vengono scavalcati.


I due soldati sono colpevoli o innocenti? E' un dettaglio di poco conto? Com'è possibile che pochissimi siano sfiorati da questo dubbio?
Certo, chiedersi se "l'incidente" sia avvenuto in acque indiane o internazionali è importante, ma siamo sicuri che la questione territoriale non possa influire
su sentenze relative a casi di questo tipo?
E' evidente: al di qua del confine i due militari, anche se colpevoli, sarebbero trattati, diciamo, "con un occhio di riguardo". Al di là della linea, invece, toccherebbe al Tribunale "locale".
Che, in questo caso, ci aspettiamo che giudicherebbe in modo altrettanto "parziale".

In definitiva, quindi, ecco servito il teorema. In acque internazionali è "legittimo" uccidere. In acque locali, perseguitare. Dove abita la Giustizia? In quali acque naviga?

Ammettendo poi che i due indiani fossero pirati, perché non chiedersi se sia legittimo uccidere,

a prescindere? E' giusto ammazzare due uomini, anche se criminali, anche se dediti alla pirateria?
Com'è possibile, allora, che milioni di italiani si piazzino in lacrime di fronte alla Tv, continuando a tenere scrupolosamente spento il loro cervello?

Forse però sbaglio io. Tra poco è Natale, mi dico.
A Natale si è tutti più buoni. Persino chi diffama gravemente attraverso un importante quotidiano e, arrestato, tenta di evadere.
Persino uno così, a Natale, viene tirato fuori dai guai dal Presidente della Repubblica in persona.

Basta solo arrivarci vivi, a Natale. Cosa, questa, che a qualcuno a volte non riesce.

Soprattutto se gli capita di trovarsi in mezzo all'oceano e di incappare in un paio di zelantissimi eroi, armati fino ai denti.

 

   

 

 

 

24 Dicembre 2012

 

A chi da anni, come me, si chiede se valgano più i principi o l’uomo, se siano i principi a servire all’uomo o l’uomo a servire i principi.

 

A chi si sta chiedendo se contino più sacri principi come il rispetto delle leggi, l’ordine sociale, l’economia di una nazione o la cultura di un Popolo o se sia invece da anteporre ad essi la dignità di un solo uomo in quanto tale.

A chi si sta domandando ciò, rispondo con Kant.

Vale infinitamente più il principio, rispetto all’uomo che decide di rispettarlo o infrangerlo.

Vale più quel sacro, purissimo principio, che ci ricorda che l’uomo debba essere sempre considerato il fine di ogni nostra azione.

 

Vale più il Principio inviolabile che insegna che il rispetto per l’uomo è ben al di sopra di qualsiasi sacro principio.

   

 

 

 

29 Dicembre 2012

 

La DC risorge, più forte di prima, nonostante Mani Pulite ne abbia fatto scempio rivelandone l'incredibile livello di corruzione e depravazione raggiunto.

A distanza di vent'anni torna, in mano alla Chiesa e, in questa nuova versione, alle banche straniere che tengono sotto scacco l'Italia.

 

Non c'è che dire, non impariamo mai.

Quegli stessi che ne hanno festeggiato il tramonto si metteranno in fila a votarla, per non finire all'inferno o, peggio ancora, per non rinunciare a quella famosa "credibilità" che il nostro Paese si dice abbia recuperato.

Una credibilità che sa molto più di "solvibilità", nei confronti degli strozzini che ci hanno rubato anche l'ultima goccia di sovranità.

E di democrazia.

 

 

   

 

Dicembre 2012

 

 

Venendo a trovarti, entrando nella tua piccola casa, il calore della tua semplicità, la pacatezza della tua saggezza, mi riscaldavano il cuore, Enrico.

 

Sentirti parlare mi restituiva quella fiducia nella bontà dell'uomo che smarrivo per le strade del mondo. Che ho smarrito, una volta per sempre.

 

Le mie chitarre uscivano nuove, dalle tue mani.

Prima di un concerto, portarle da te significava garanzia di precisione, di efficacia totale. A nessun altro avrei affidato il mio strumento, dal giorno stesso in cui ho incontrato te.

 

Maestro di Musica, ottimo chitarrista. Impeccabile liutaio. Splendida Persona.

Mi hanno detto che sei scomparso, Enrico Così, di colpo. Incomprensibilmente.

 

Mi sento così solo, adesso; così irrimediabilmente sfiduciato, ora che il tuo silenzioso e dolce sorriso ha abbandonato per sempre questa sconsolata, oscura radura, in cui, per così poco tempo, hai saputo proiettare la tua candida Luce.

 

   

 

Spremendo le loro menti limitate hanno partorito un sistema scolastico atto a forgiare menti fragili, suggestionabili, sprovvedute, incapaci di esprimersi e, quindi, di difendersi.
Grazie a ciò hanno riempito le città di cadaveri che fanno la coda nei supermercati,
illudendosi così di essere vivi.

Cadaveri che si vendono per quattro soldi, privi di qualunque principio morale.

 

Servendosi di pseudo-giornalisti della stessa specie, tutti sottomessi al loro potere, hanno improvvisato una propaganda mediatica rozza, scontata, così spudoratamente manifesta da risultare persino imbarazzante, per quanto efficace nei confronti dei fragili individui sfornati dalle loro scuole. I loro cervelli ottusi, d'altro canto, non avrebbero saputo creare nulla di più sofisticato.

Non hanno fatto, però, i conti con i pochi che in questi anni hanno mantenuto attivo, perfettamente efficiente, il proprio cervello. Quei pochi che hanno intuito fin troppo bene i loro obiettivi, che quotidianamente smascherano ogni loro trucco da quattro soldi.

Quei pochi che non accetteranno mai di farsi prendere in giro.
Quei pochi che mai acconsentiranno a svendere la propria libertà.

 

   

 

 

La penultima notte

 

 

L'ultima notte si avvicina, la notte che mai sarà nostra.

Sto passando, oramai. Piano piano completo il mio corso.

Hai velato i tuoi occhi, ogni volta che ho scritto, 

le tue mani premute sulle orecchie, a ogni mia parola,

volgendo il tuo cuore di là, non appena saliva il mio canto.

 

 

Così passo, pian piano. In silenzio.

Senza avere i tuoi occhi e il tuo ascolto.

Passo, inesorabilmente passo.

Stringendo al cuore un'ultima, fiera certezza.

 

Non sarà mai nostra quell'ultima notte. Sarà mia, solamente.

La penultima, vedrà alzarsi il mio sguardo: la penultima.

Mi alzerò per tornarmene a casa, liberato e sereno,

dopo aver completato il mio canto.

 

Non sarà l'ultima notte, a vedermi partire. Son certo.

La penultima, via da te, spiegherò le mie ali.

 

   

 

 

 

24 febbraio 2013

 

 

 

Nel cimitero in cui siamo cresciuti nemmeno tu eri molto capita.

Quando i cadaveri che ci abitavano in quei giorni parlavano di ricchezza,

non sopportavano che tu pensassi a un'altra cosa.

Ad altre immagini il tuo sorriso si volgeva,

se quei cadaveri sussurravano:"Libertà", se mormoravano: "Felicità".

Così ti odiavano, i morti dei tuoi giorni.

Mortalmente, ti odiavano. Perché eri viva.

 

Così difficile è per noi dialogare coi morti.

Così penoso intrufolarci tra le parole da nulla.

 

Meglio fuggir di soppiatto, alla vigilia della fine; sconquassare quei calcoli vuoti.

Meglio andarsene un attimo prima.

 

Non sai quanto sia triste aggirarsi, stasera, tra i ricordi di un piccolo bimbo.

Che ha imparato a lottare da vivo in un mondo di morti.

Che ha imparato da te ad esser solo e straniero. In esilio, nel tempo.

 

   

 

 

Appartengo ad un popolo che si dice democratico, ma che preferisce farsi governare da gruppi di corrotti piuttosto che accettare di auto-determinarsi, di gestire autonomamente e direttamente la vita politica del proprio Paese.
Perché, a differenza di chi vanta un’autentica mentalità democratica, il mio popolo è abituato a secoli di dominazione.

Non sa cosa significhi davvero la parola “libertà”, non si fida dei propri concittadini e, tutto sommato, trova comodo farsi governare da personaggi ambigui, interessati alla ricchezza ed al potere, proprio perché ciò comporta l’esser tenuto all’oscuro di qualsiasi decisione importante, condizione ideale per chi intenda risparmiarsi la seccatura di dover pensare, di doversi assumere qualche minima responsabilità.
Per questa “comodità”, per questa sua pigrizia, il mio popolo accetta - e forse preferisce - che chi lo governa trami alle sue spalle e si arricchisca a suo danno.

Questo, in realtà, è il prezzo da pagare per evitare ogni responsabilità e permettersi il lusso, di tanto in tanto, di puntare anche il dito contro chi tiene in mano i fili.

E anche quando si accorge che chi lo dirige ha passato il segno e, conseguentemente, decide di votare contro il sistema, anche quando sembra indirizzarsi in un’ottica di maggior responsabilità e partecipazione per non farsi più sottomettere e derubare, il mio popolo lo fa solo in apparenza, per dare un moderato ed educato segnale di dissenso.
Poi, passata “l’emergenza”, tutto torna come prima ed i soliti ladri vengono puntualmente ricollocati ai posti di comando, autorizzati dalla nuova conferma elettorale (o, a volte, soltanto dal loro stesso potere), a rubare ancor più di prima.

Appartengo ad un popolo di servi, che hanno bisogno di un despota che gestisca il loro Paese, di una Chiesa - tanto intimamente retrograda e corrotta quanto, di fronte alle telecamere, ostentatamente aperta al dialogo e al cambiamento - che amministri il loro rapporto con Dio e la loro moralità. Un popolo che si aspetta sempre dall’esterno ogni regola, che privilegia multe e sanzioni, che in certi casi non si trattiene nemmeno dall’invocare la pena di morte. Un popolo che seguirebbe i dettami di qualsiasi criminale, piuttosto che sentirsi costretto ad imparare a ragionare, a domandarsi cosa sia davvero giusto o sbagliato. Piuttosto che sentirsi obbligato a decidere con la propria testa.

Ecco, io appartengo a un popolo così...
Ma anche no.

 

   

 

 

Come avevo previsto, a Monti succede Monti.


Ecco la ricetta per un Capo di Stato che intende mantenere in carica lo staff di tecnici voluto dall'Europa.

 


Una volta appreso l'esito delle elezioni aspettare più di un mese prima di avviare le consultazioni; un mese durante il quale giornali e televisioni screditino quello che è risultato il primo partito italiano, attribuendogli la responsabilità dell'ingovernabilità del Paese (perché la coerenza di un Bersani che non si allea col PDL va premiata, mentre quella di un Movimento che, come ha sempre affermato, non stringe alleanze con nessuno, va strategicamente condannata), nella piena certezza di trascinare l'intera opinione pubblica
esattamente nella direzione richiesta.
Poi, dopo aver constatato ufficialmente la prevedibile impossibilità di metter d'accordo le forze politiche in gioco, ricordare a tutti come ormai il Presidente della Repubblica, per legge, non disponga più del tempo necessario per dimettersi
e permettere così al suo successore di sciogliere le Camere.
L'ultima mossa consiste nel rimanere dunque in carica e riformare un governo "tecnico" che, di fatto, comprenda esponenti del PD e PdL che il "coerente" Bersani, ufficialmente, non avrebbe mai voluto schierare insieme, con contorno di "personalità" in grado di continuare a distruggere l'Italia
in favore delle banche europee.
Naturalmente sotto la guida di un Monti mai eletto, sconfitto alle ultime elezioni e, come previsto, ancora saldamente in sella.

D'altra parte, la bibbia della Trilateral Commission e del Club Bilderberg a cui il nostro amato Monti appartiene, l'inquietante saggio di Huntington, Crozier e Watanuki, "The Crisis of Democracy", del 1975, non prescriveva proprio di combattere il preoccupante "eccesso di democrazia" di quegli anni con una progressiva azione di discredito nei confronti della politica dei singoli Stati "democratici", sostituendo così governi tecnici sempre più potenti ed espressione delle lobbies finanziarie, ai vecchi governi politici?

 

   

 

 

Mie quattro figliole dolcissime, mie gemme preziose e amatissime.

Qualcuna di voi più lontana, qualcuna più spesso con me;

qualcuna più in pace, serena, qualcuna più inquieta...

Mie quattro figliole, dicevo, nulla di nulla vi posso lasciare, sapete, se non la mia tenera e tenace canzone.

 

Vi chiedo di renderla vostra;

confido davvero che ognuna di voi la sappia intonare,

a ogni passo del proprio cammino, in piena armonia coi suoi desideri;

che ognuna la canti scandita dal ritmo dei propri pensieri, del proprio respiro.

 

Ogni volta che riuscirete a cantarla col cuore,

lontano dai cori di chi non sa che imitare e ripeter banali e scontati fraseggi;

ogni volta che - libere e pure - leverete al cielo il vostro canto di lotta,

vi prometto: potrete ascoltare, sottile,

la mia voce sincera intrecciarsi alla vostra.

 

Proteggete gelosamente, vi prego, la vostra canzone;

al riparo dall’invidia di conoscenti, parenti, vicini e colleghi

che hanno imparato a cantare a bacchetta, emettendo i loro incerti suoni

solo se confusi nel rassicurante fragore del gruppo;

che, imbarazzati, zittiscono sempre chi ha vero talento;

che sanno far risaltare la loro povera, insipida voce

solamente attorniati di più povere, più insipide voci.

 

Questa canzone che per sempre vi dono, questa canzone sofferta ma fiera,

ve la consegno cullata dal vento, che sempre ha soffiato segrete e struggenti melodie nei profondi e complessi meandri del cuore del vostro irrequieto papà.

E a pensarci, mie quattro piccine, non vi lascio che un soffio leggero.

Ve lo dono così, questo canto: senza testo né musica alcuna.

A ciascuna di voi il proprio cuore detterà le più adatte parole.

Ad ognuna di voi il proprio amore intonerà la più giusta,

tenace e solenne canzone.

 

   

 

22 Maggio, due inutili mesi seguiti ad altrettanto inutili Elezioni

 

 

Questi assassini continuano a prender tempo, si alleano, poi fingono di litigare, discutono su idiozie spostando continuamente l'attenzione generale dall'autentica catastrofe che stanno realizzando.


La gente continua a impoverire, continua a farsi portar via, pian piano, quel poco di soldi che ha messo da parte con fatica, nel corso di una vita intera.
Tutto procede secondo i loro piani criminali, verso la totale, assoluta, inesorabile schiavitù di una massa di individui disperati.


Una massa costituita sempre meno da persone e sempre più simile ad un'inanimata, inconsapevole, anonima e cieca forza-lavoro a costo zero.


Un gigantesco, immenso, silenzioso cumulo di carne da macello.

 

   

 
 
Metà degli italiani ha votato per decenni un Premier evasore fiscale corrotto ed immorale che, in virtù della legge 361/1957, in alcun modo sarebbe stato eleggibile in quanto titolare di concessioni pubbliche.
L'altra metà ha votato per decenni un partito che ha fatto sempre del conflitto d'interesse una bandiera propagandistica contro il suddetto Premier, salvo poi non azzardarsi mai, in alcun modo, a promulgare una legge
che lo dichiarasse ineleggibile. Anche perché la legge, in effetti, c'era già.

Oggi il partito di chi difendeva il Premier ritenendolo eleggibile si trova a governare d'amore e d'accordo con il partito di chi per decenni lo ha ritenuto ineleggibile e che adesso si appresta a votare contro la sua stessa ineleggibilità.
Mi chiedo, chi ha sempre votato il partito che con grande aggressività considerava ineleggibile colui di cui adesso proclama e difende l'eleggibilità,
non si sente un tantino frustrato? Non lo sfiora il dubbio di aver sbagliato ad accordare ancora una volta la propria fiducia a chi lo ha tradito col suo peggiore nemico di sempre? Non si rende conto che tutto ciò è stato perversamente messo in atto solo per tener fuori dai Palazzi chi aveva deciso di far fuori tutti i ladri, di far restituire a tutti i politici corrotti i miliardi sottratti alla gente, chi aveva promesso di aprire gli archivi dei servizi segreti per mandare in galera tutti i criminali che finora hanno banchettato alle nostre spalle a suon di stragi, trattative mafiose e segreti di Stato?
Oramai, però, la mia impressione è che sia troppo tardi. L'era del compromesso più vergognoso ha tolto di mezzo, a colpi di propaganda televisiva e giornalistica a dir poco spudorata, l'unica possibilità per provare a spazzare via il mare di escrementi che sempre più ci inghiotte, l'unica chance per tentare di riprenderci la nostra libertà.

Una sola cosa mi procura un sottile
- per quanto assolutamente poco consolatorio - piacere. Quando la terza via sarà definitivamente azzerata dagli schiavi del potere e ci si troverà improvvisamente sotto un governo monocolore, anche i moltissimi ed affezionatissimi elettori dei due Partiti che in questi mesi l'hanno screditata con tutte le loro forze si sentiranno improvvisamente soli, abbandonati da qualsiasi speranza, in balia di un soffocante potere assoluto.
E convinti di aver perso per sempre l'occasione della loro vita.

 

   

 

 

Una scuola tutta basata sui quiz è solo l'ultima fase di un cammino lunghissimo che ha portato i nostri ragazzi a non sapersi più esprimere ormai quasi totalmente.
Immaginiamoci un'umanità completamente incapace di esternare i propri sentimenti o il proprio pensiero, perché ha perso del tutto l'uso del linguaggio
essendo stata abituata solo a "crocettare".

 

Figuriamoci come saprà difendersi nei tribunali, spiegare le proprie ragioni, tutelare i propri diritti.. Figuriamoci come farà a rendere la sfumatura delle tinte dei propri stati d'animo dovendo giocoforza decidere tra quelle già previste e codificate dalle uniche opzioni a sua disposizione..

 

□ Opzione A
□ Opzione B
□ Opzione C
Il risultato non consisterà soltanto nel non saper più comunicare le proprie personali emozioni o nel non riuscir più a trovare le parole giuste per spiegarsi.
La conseguenza più nefasta starà soprattutto nel non provare più alcuna personale impressione, nel non elaborare più alcun originale pensiero, non disponendo degli strumenti necessari a descrivere tutto ciò che non rientra nelle caselle prefissate da chi detta le regole del gioco. 
Il risultato dello scippo delle parole sarà, inevitabilmente,
il furto delle idee e delle emozioni.
Naturalmente con la complicità di un
sistema che asseconda e assolve
sempre più volentieri l'ignoranza e la comune banalità.

 

   

 
Finché continueremo a distinguere, con assurdi ed ipocriti termini  come "femminicidio", barbarie perpetrate nei confronti delle donne da quelle inflitte agli uomini, finché continueremo a credere alla maschilistica propaganda giornalistica che finge commozione per il "femminicidio" (piuttosto vago, tra l'altro, dato che l'alternativa mi risulta sia solo quella dell'"omicidio"), ma ammette solo giornaliste belle fisicamente e propone sempre e solo il vecchio modello della femmina oca (guarda caso mai così forte e diffuso come adesso tra le ragazzine, proprio nell'epoca in cui si insiste sulla gravità di questo benedetto "femminicidio"), finché continueremo a festeggiare ipocritamente
l'8 marzo e a parlare di "quote rosa" nel senso dell'ennesima discriminazione di chi si impegna a garantire in un Governo - o in un qualsiasi organo direttivo - la presenza di una percentuale di donne solo in quanto donne e non in quanto persone esperte, oneste e affidabili al pari - o ancor più - di moltissimi uomini; finché continueremo così, insomma, nessun passo in avanti avremo fatto nei confronti di quell'antichissima e radicatissima cultura maschilista che un tempo dubitava dell'effettiva "umanità" delle donne al punto da designare genericamente la nostra specie con il termine "uomo".
Perché solo per questo motivo la parola "omicidio" include anche l'uccisione di una donna pur alludendo, ignorantemente, al solo genere maschile.
Con il berlusconistico sessismo che ci gira attorno, sono convinto che l'ultima cosa di cui ci si debba preoccupare oggi sia il coniare un nuovo termine per indicare l'uccisione di un essere umano di sesso femminile.

 

   

 

 

 

 

 
 
 
Affermare che l'Europa abbia radici cristiane
significa avventurarsi a sostenere
che un continente anticamente attraversato
da una miriade di millenarie credenze
(celtica, nordica, greca, romana, slava ecc.),
affondi le sue radici culturali
in una religione mediorientale.

 

   

 

 

 

Le persone che, come me, si accorgono di vivere in un sistema malato e falso, mi confessano di aver spesso il dubbio di esser matte.

Ciò mi ricorda inquietantemente la questione della mafia..

Spesso i mafiosi sostengono pubblicamente che la mafia non esista, che dalle loro parti non ci sia nulla che nemmeno le assomigli. 
Chissà quante volte, mi dico, Falcone e Borsellino devono aver avuto il sospetto di esser matti, temendo e combattendo una cosa che tutti, in giro, sostenevano non esistesse...

E alla fine ciò che "non esisteva" li ha uccisi, uno dopo l'altro.

Hai capito, alle volte, quanto può rivelarsi efficace il potere dell'autosuggestione!

 

 

   

 

 

 

 

 

 

Governati da venduti, ipocriti,
voltagabbana a seconda delle convenienze,
che insegnano ai giovani a vendersi come loro.
Per poi comprarseli quando serve.

L'unica Guerra per la Libertà passa per l'onestà e la coerenza.

 

 

 

   

 

 

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Pietro Ratto, Le pagine strappate, Elmi's World, 2014

 

 

 

Pietro Ratto, La Passeggiata al tramonto. Vita e scritti di Immanuel Kant, Leucotea EBK, 2014

 

 

 

Pietro Ratto, I Rothschild e gli altri, Arianna Editrice, 2015

 

 

 

Pietro Ratto, Il Gioco dell'Oca, Prospettiva Editrice, 2015

 

 

 

 

 

 

 

   

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