Pensandoci...

 

 

 

Francia, Maggio 1789.


Il popolo esulta quando viene a sapere che Luigi XVI ha concesso il raddoppio dei rappresentanti del Terzo Stato. In realtà il re sa bene che nulla cambierà, che è solo demagogia, finalizzata a tener a freno un popolo ignorante, poiché il meccanismo di "voto per ordine" rimane invariato e continua a prevedere un solo voto a popolo e borghesia, in tal modo impotenti di fronte ai due voti congiunti dell'alleanza Nobiltà-Clero.

 

Italia, Estate 2013.


Il popolo esulta per l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti (da sostituirsi con la destinazione volontaria del 2 per mille da parte del contribuente), per il Decreto sul Femminicidio, ecc. Il governo sa bene che nulla cambierà, che è solo demagogia, finalizzata a tener a freno un popolo ignorante, perché il 2 per mille è comunque finanziamento pubblico e serve, in più, per annullare la segretezza del voto di ogni cittadino; perché la pena nei confronti dell'uccisione delle donne, in un sistema che non le discrimina, è già prevista dal codice penale che persegue l'omicidio, e non serve l'intervento di un governo i cui rappresentanti, in larga parte, si circondano di "escort", trattano le donne come esseri inferiori,

da esibire e candidare solo se molto appariscenti, ecc.

La sola differenza tra quel popolo e questo è che quello, all'epoca, matura presto la consapevolezza di esser stato preso in giro e lasciato fuori dalla gestione della cosa pubblica.
Per questo motivo, di lì a poco, in Francia scoppia la Rivoluzione.

 

   

 

 

Non credo sia giusto che una cartella da pagare (ICI, IMU, TARES, qualsiasi altra diavoleria), debba rovinarmi la giornata, incutermi angoscia, preoccupazione per il futuro. Non credo sia giusto che una tassa debba mettermi di malumore, costringermi a chiedermi se sarò ancora a lungo in grado di assicurare una vita per lo meno dignitosa alle mie figlie.

 

Non credo sia giusto vivere continuamente minacciati, come fossimo irresponsabili, criminali. Alla guida, sul lavoro, a casa. In ogni momento incombe l'eventualità di chissà quale controllo, di una multa, di una contestazione. Ad ogni passo, il rischio di perdere il lavoro, di non riuscir più far fronte a un mutuo, di non potersi curare.

 

Chi ci tiene sotto scacco, dopotutto, dovrebbe rispondere a noi (e non noi a lui), in quanto nostro rappresentante, nostro delegato. Chi semina terrore dovrebbe invece costruire la nostra felicità, il nostro benessere. Non la nostra paura.

 

Dovrebbe rispondere degli scadenti servizi che pure ci fa pagare mille volte.

Di una crisi che subiamo per i suoi sperperi, per i suoi furti e la sua corruzione.

 

Non credo sia giusto vivere da schiavi 

ostentando soddisfazione per una falsa democrazia.

 

   

 

 

In situazioni come questa mi viene in mente che è fin troppo facile depositarmi qui per poi darsela a gambe.

 

Qui, in questo posto in cui siamo costretti veramente a vivere un tempo in cui non abbiamo mai tempo di vivere veramente.

 

In casi come questo mi torna in mente, spontanea, l'inquietante domanda del Truman Show:

"Come finirà?"

 

Una domanda che, di per sé, ben si presta soltanto ai cosiddetti "Reality", che sono l'esatto opposto della Realtà.

 

Nella realtà, infatti, non ha nessun senso chiedersi come possa finire qualcosa.

Nella realtà nulla finisce mai bene e nulla finisce mai male.

 

Nella realtà tutto finisce e basta.

 

 

   

 

 

Considerazioni sulla Lettera del Papa ai non credenti (Repubblica, 11 settembre 2013)

 

Dunque, ricapitoliamo.

Secondo il Papa chi obbedisce alla propria coscienza si tiene lontano dal peccato ed è, di conseguenza, un buon cristiano anche se è ateo.

Ma - a prescindere dal fatto che ad un ateo non credo faccia molto piacere sapere di essere sotto sotto un buon cristiano, esattamente come non ritengo si ponga granché il problema di venire perdonato o meno da un Dio in cui non crede - va notato il giochino di prestigio con cui il Pontefice si "annette" tutti quanti: cristiani e non cristiani. Non sono, infatti, "coscienza" (voce di Dio nell'uomo) e "peccato" (l'offesa a Dio) due concetti religiosi e cristiani? Che senso ha, allora, sostenere che un ateo obbedisca alla voce di Dio e in tal modo non lo offenda? E come non notare che, a rigor di (pontificia) logica, tale ragionamento porta inevitabilmente a considerare buon cristiano anche un buon musulmano?

 

Per non parlare, poi, della questione della "verità": Assoluta o Relativa? Francesco I minimizza: la verità assoluta non esiste, perché "assoluto" vuol dire slegato, privo di relazione, mentre per i cristiani la verità è l'amore, quindi la relazione per eccellenza.

Qui la cosa si fa grave, perché cadiamo proprio sulle basi. Il fatto che la verità sia assoluta significa che è "slegata", sì, ma dalle singole condizioni e situazioni, dalle singole posizioni che ognuno di noi assume e sperimenta nella propria vita. Significa, insomma, che la verità è uguale per tutti. Quindi, chi invece sostiene che la verità sia relativa, intende dire che essa varia, cambia.

 

Che senso ha allora dire, come fa il Papa, che la verità è LA relazione. Il relativismo sostiene che la verità debba stabilirsi IN relazione (sottostare quindi alla categoria della Relazione") con diversi altri fattori, questione che nulla ha a che fare con il credo cristiano secondo cui la verità sia LA relazione (e competa dunque alla categoria della Sostanza), nel senso appunto dell'amore (argomento, questo, che maldestramente ed a sproposito il buon Francesco mutua nientemeno che da Tommaso d'Aquino).

In ogni caso, l'idea secondo cui la verità è amore, e quindi relazione, non costituisce certo per la Chiesa una verità relativa, bensì, naturalmente, una verità assoluta.

Occhio, Francesco. Confondere le categorie è un errore molto grave.

Da 3 sulla pagella.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

Nella nostra cultura la maggior parte delle coppie

è composta da individui che non si separano

solamente perché considerano il matrimonio

infinitamente più importante della persona

con la quale lo hanno contratto.

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

Nello Stato che ci ostiniamo a non voler cambiare, un gruppo di politici corrotti, in possesso di patrimoni nascosti ed al centro di giri di denaro impenetrabili, promulgano leggi anticorruzione ed antiriciclaggio, in nome della trasparenza. Leggi a cui deve conformarsi il resto della popolazione, la maggior parte della quale non ha nemmeno un reddito tale da permettersi una vita anche solo dignitosa.

 

Nello Stato che continuiamo ad accettare, insomma, a vigilare sulla buona condotta degli agnelli provvedono i lupi.

 

 

 

 

   

 

 

 

Per quanto l'attuale Papa, nonostante la facile ed ottimistica esultanza di tutti, non stia certo regalando le ricchezze della Chiesa ai poveri o restituendo l'8 per mille allo Stato, limitandosi invece a commuovere chiedendo quanto costi un viaggio in taxi o indossando solo anelli d'argento (autentico simbolo, questo, di vera povertà), apre davvero il cuore sentirlo definire "periferie esistenziali" situazioni come la convivenza tra separati o come le relazioni omosessuali.

 

Non fosse altro che per la delicatezza con cui rassicura, e contribuisce a far sentire pienamente normali e socialmente integrate, persone che, in virtù di loro scelte spesso sofferte o di una natura a volte difficile da accettare, vengono quotidianamente trattate da parrocchie e comunità cattoliche in genere, come veri e propri appestati. Tanto più, se si tiene conto del fatto che la comunità cattolica, nel nostro Paese, coincide grosso modo con l'intera popolazione nazionale.
Ma al di là del fatto che il Papa chieda alla gente di abbracciare gli omosessuali continuando però a considerarli peccatori, o che riproponga il solito, inquietante dovere di obiezione di coscienza ai ginecologi, al di là del fatto, insomma, che in realtà nulla, proprio nulla stia cambiando, anche se dovessimo assistere alla "svolta" e Francesco I chiedesse improvvisamente alle chiese di aprirsi a divorziati, omosessuali o ad altre derive esistenziali, perché mai dovrebbe trattarsi di una notizia di una qualche importanza, per qualsiasi uomo che si rispetti? PERCHÉ MAI UN UOMO DOVREBBE CONTINUARE PER SEMPRE A FAR DIPENDERE LA PROPRIA MORALE, LE PROPRIE IDEE, LA PROPRIA EVENTUALE RELIGIOSITÀ, IL PROPRIO RAPPORTO CON DIO E/O CON GLI UOMINI DA CIÓ CHE DECIDE, O FINGE DI DECIDERE, UN ALTRO INDIVIDUO COME LUI?
Perché mai, una buona volta, non impariamo a riprenderci in mano la nostra vita - senza ostinarci a farcene derubare giorno dopo giorno, dalla culla alla bara - riprovando a gestirne direttamente, ognuno in virtù della propria coscienza e del rispetto per gli altri esseri umani, gli aspetti politici, quelli eventualmente religiosi, la sfera della morale, ecc. senza doverci affidare costantemente alla coscienza (o all'incoscienza) di uno o più "capi"?

Tanto per riflettere su affinità e differenze, se un Papa si affacciasse al suo balcone legittimando il divorzio, quanti matrimoni resterebbero in piedi? E se, invece, indicasse improvvisamente quello omosessuale come il rapporto più in linea col Vangelo, quanti cambierebbero di conseguenza il proprio orientamento sessuale?

 

   

 

 

 

 

 

Possiamo affermare con un certo orgoglio che la terribile fase dei roghi di libri e della censura sulla stampa sia finita, una volta per tutte.

 

In nome, però, dell'attualissimo principio, riassumibile nella frase: "prevenire è meglio che curare", la nuova censura, ormai, si fa a monte.

 

Semplicemente, se le tue idee sono da considerarsi un tantino scomode non te le fanno scrivere. Non te le pubblicano, punto e basta.

 

Così come Hitler era davvero un bambino rispetto agli attuali, giganteschi e perversi totalitarismi occulti, subdolamente mascherati da commuoventi democrazie, così l'odiosissimo ed impopolare "Imprimatur" è stato ormai soppiantato dal molto più efficace ed anonimo ISBN.

 

   

 

 

 

 

L'eternamente affranta Presidente della Camera Boldrini insiste.

"Il Femminicidio è ormai, al nostro tempo, un'autentica emergenza".

 

E veramente, chi ha studiato un po' la Storia, non può che condividere in pieno questo nobile pensiero, ripensando alle violenze sessuali di migliaia e migliaia di donne nel corso delle innumerevoli razzie e dei continui  saccheggi che quotidianamente si verificano dall'antichità ai nostri giorni; concentrandosi sugli abusi spesso finiti in tragedia e consumati al buio da parte dei numerosissimi padri-padroni medievali sulle loro stesse figlie, ancora bambine, o sulle decine di migliaia di roghi di streghe, o, ancora, sugli stupri di massa nei campi di sterminio che affollano il mondo (Germania, Austria, Polonia, URSS, Giappone, Corea, Cina, America, Italia, Grecia, Jugoslavia, Serbia, Bosnia, ecc.), in tutto il Novecento. Basta pensare a tutto e ciò, ed a molto, moltissimo altro ancora, per rendersi conto immediatamente di come la vera emergenza del Terzo Millennio - un po' tutte le altre, che in questi anni servono a distogliere la pubblica attenzione dal generalizzato furto a cui miliardi di uomini sono esposti dai loro pochi ma ricchissimi governanti-padroni - sia realmente costituita dal drammatico, attuale fenomeno del Femminicidio.

 

   

 

 

 

29 Settembre 2013

 

 

ATTENZIONE.
Se questo governo cadrà, sarà la catastrofe, per tutti noi.

 


L'Iva aumenterà, così come l'accisa sulla benzina. Tornerà l'IMU e lo Spread salirà alle stelle. Gli spagnoli ci compreranno la Telecom, i cinesi si prenderanno l'Enel e gli indiani tutti i nostri scalpi. Saremo travolti da TARES, TARSU, ICI, ICTUS, PESTE e TBC.
E rischieremo di non aver mai più nulla a che fare con i vari Letta, Monti, Berlusconi, Lupi, Avvoltoi, ecc.


Ok, quando si comincia?

 

   

 

 

 

02 Ottobre 2013

 

Anche questa volta sono riusciti a prendere in giro tutti. L'ennesimo teatrino di menzogne, costruito appositamente per non permettere alla gente di mettere le mani su uno Stato che questi politici da quattro soldi reputano una loro proprietà, è stato portato a compimento con successo. Naturalmente con il plauso di tutti gli elettori del cosiddetto Partito Democratico, che a Grillo preferiscono di gran lunga quel Berlusconi che hanno coperto di ingiurie per quindici anni.

Nel frattempo, nel cono d'ombra lasciato dai riflettori, passa subdolamente l'aumento di benzina e Iva. Questi sono i veri "miracoli" della Propaganda. Considerare aprioristicamente in modo negativo qualsiasi novità che i media sappiano mettere adeguatamente in cattiva luce. Questo è il risultato di decenni in cui i giovani sono stati costretti sistematicamente a rinunciare a ragionare, limitandosi a ripetere "a pappagallo" quanto veniva - e viene tuttora - insegnato. Ad accontentarsi di ciò che si dice in giro, di ciò che dicono i più.

E se quindi la propaganda suggerisce di non fidarsi di un Movimento o di un Partito che il Premier teme, va da sé che milioni di italiani, con la logica e lo spirito democratico di altrettanti robot, ritengano giusto evitare ad ogni costo le elezioni e tenersi stretta una classe politica che li ha portati, giorno dopo giorno, alla rovina.

 

   

 

 

 

- Nonostante da anni la Scuola italiana tenda sempre più ad assomigliare alla fabbrica di ignoranti Made in USA;
- nonostante da decenni i vari Ministri dell'Istruzione ed i loro funzionari si comportino sempre più come veri e propri nemici dei docenti, facendo di tutto per trasformarli in impiegati;


- nonostante tutte le riforme degli ultimi quindici anni tendano a tramutare gli studenti in clienti,
- grazie alla continua Resistenza di migliaia di insegnanti che non vogliono rinunciare ad un Sistema scolastico vecchio stile, che educhi e diffonda cultura,

                    la Scuola italiana può ancora vantare un livello notevole di dignità.

Grazie a molti Insegnanti, a molti colleghi, che ogni giorno lavorano in trincea tra lavagne rotte, computer preistorici, laboratori chiusi, fotocopiatrici defunte, termosifoni spenti, soffitti che crollano... Per non parlare del discredito pubblico, dei test imposti dall'alto per umiliare chi insegna, dei molti genitori arroganti e aggressivi, della burocrazia infinita, del mobbing che avanza e dell'ipocrisia generale. Dentro e fuori gli Istituti scolastici.

Solo e unicamente grazie alla quotidiana Resistenza di migliaia di docenti, la Scuola italiana non è ancora stata ridotta a quell'ammasso di agenzie di intrattenimento e di vivai
dell'ignoranza tipico della sottocultura americana alla quale, sempre più, l'Italia inesorabilmente intende sottomettersi.

   

 

 

 

Il Decreto Legge del nuovo Ministro della Pubblica Istruzione che sancisce nuove misure relativamente al fumo nei locali scolastici estende il divieto anche ai cortili ed a tutte le aree all’aperto di pertinenza degli Istituti Statali. L’intento vorrebbe essere di natura educativa: allontanare i ragazzi (e con essi tutto il personale della Scuola e chiunque vi si trovi anche solo di passaggio, come ad esempio i genitori) dal fumo.

Ci si trova così nella classica, ipocrita circostanza in cui uno Stato come il nostro, che sfacciatamente amministra il monopolio del tabacco, demagogicamente dichiari guerra a quello stesso tabagismo su cui lucra. A prescindere da un provvedimento che pare fatto apposta per fungere da utile strumento di mobbing stile "divide et impera" - incoraggiando chiunque a segnalare eventuali infrazioni di colleghi, alunni, ecc. al fine di innescare zelanti “procedure” di sanzionamento pecuniario nei confronti dei trasgressori (sanzionamento tanto più sospetto in un momento di grave crisi economica come questo, nel corso del quale Stato ed Amministrazioni locali fanno a gare a stabilire nuove tasse e nuove ammende per rimpinguare le ben magre casse pubbliche) - va notata la clausola che permette il fumo nelle aree esterne solo a chi farà uso della sigaretta elettronica, per la quale sarebbe tra l’altro in corso il processo di monopolizzazione. Un elemento in più di contraddizione, questo, sia nei confronti dell’intento educativo (in quanto la dipendenza si sviluppa con questa pratica “elettronica” tanto quanto con quella “tradizionale”) sia rispetto a quello “salutistico” del nostro Ministero. Non si insiste ormai da mesi, infatti, sulla pericolosità per la salute di questo nuovo tipo di sigarette, a quanto pare ben lontane dall’essere innocue così come inizialmente descritte?

 

 

   

 

 

 

Se per qualche motivo lo Stato si dissolvesse con tutte le sue leggi, se contemporaneamente anche la religione in cui siamo cresciuti si rivelasse falsa e da abbandonare, così come non smetteremmo certo di amare solo perché nessuna istituzione sarebbe più in grado di amministrare un matrimonio, così perché mai dovremmo smettere di impegnarci ad esser giusti nelle nostre azioni, solo perché improvvisamente sprovvisti di codici e di comandamenti da seguire?

Non vale dunque la pena di imparare ad essere autonomi da regole imposte dall'esterno? Non vale la pena di provare a utilizzare l'unica Guida in grado di aiutarci a scegliere il comportamento più retto in ogni circostanza della nostra vita, quella suprema facoltà che tutti noi possediamo, che chi ci vuole schiavi così poco ci ha insegnato a consultare, e che si chiama "Ragione"?

 

   

 

 

30 Novembre 2013

 

Ci stanno abituando a chinare il capo, ogni giorno un millimetro in più.
Con le loro tasse che cambiano nome, che muoiono e rinascono, ma aumentano ogni mese, senza più sosta, senza più speranza. Con la loro “coperta corta”, che non basta più a proteggere noi ma che continua ad avvolgere loro, le loro famiglie, le loro amanti, le loro ville, i loro patrimoni, le loro refurtive, le loro truffe, il loro passato, i loro stipendi da favola, i loro rimborsi-spese principeschi...

Si sono comprati i giornali e i giornalisti, monopolizzate televisioni e radio con il trucco del digitale terrestre, egemonizzati i motori di ricerca e i social network su Internet. Nessuno di noi riesce più a far sentire la propria voce, perché nessun organo di informazione di un qualche rilievo la registra, la raccoglie, la sostiene. Chi per sbaglio riesce a farsi ascoltare per un attimo viene liquidato come un visionario “complottista”, anche se da anni ha previsto e spiegato, punto su punto, tutto quanto è accaduto e sta accadendo.
Ci stanno abituando a comportarci da servi, con la paura di non pagare le loro imposte che si moltiplicano, giorno dopo giorno, nello stesso momento in cui ci informano solennemente che hanno deciso di eliminarle. Con il terrore per la disoccupazione, che per loro volontà cresce a dismisura, rendendo schiavo sia chi perde il lavoro e non ha più alcuna voce in capitolo, sia chi non l’ha ancora perso e per questo stesso motivo è disposto a qualunque compromesso, qualunque stipendio, qualunque umiliazione, per mantenerlo.
Ci stanno rendendo tutti schiavi, strombazzando ai quattro venti la loro fede nella democrazia e nella libertà. Stanno facendo a pezzi la Costituzione, tessendone continuamente le lodi. Tagliano i finanziamenti alla sanità e alla scuola, proclamando davanti alle Tv tutta la loro soddisfazione per uno stato sociale e un’istruzione che tutti all’estero ci invidiano.
Ci stanno abituando a chinare il capo, a tener ben chiusa la bocca e a pagare, dando loro tutto, fino all’ultimo centesimo. Quando qualcuno inizierà ad accorgersene scoprirà di non aver più muscoli per sollevare capo.
Di non aver più lingua né voce per cominciare a urlare.

 

   

 

 

 

Natale 2013

 

Ho appena ricevuto una mail di auguri di Buon Natale

dal Ministro all'Istruzione Carrozza.
Il Ministro, nel suo inguaribile e ben noto spirito rivoluzionario,
cita Condorcet e parla di una scuola che insegna e garantisce la parità dei diritti di tutti,

una scuola che trasmette ai giovani la possibilità di veder valorizzato ogni specifico talento individuale affinché si trasformi in patrimonio comune per la società..

Se il Ministro si riferisce al Paese da cui scrive, ritengo senz'altro che in questi giorni si trovi in vacanza all'estero.

   

 

 

 

Forse sono esagerato, lo so.
Ma continuo a chiedermi come sia possibile che tutti trovino normale che un Berlusconi condannato quattro mesi e mezzo fa in via definitiva a quattro anni di reclusione per frode fiscale, sia ancora in circolazione.
Annunciando per giunta con grande enfasi il suo imminente rientro in politica. In quella politica che si strafoga di lusso, sperpero e ricchezza con l'unico obiettivo di inventar sempre nuovi nomi a sempre nuove tasse con cui strozzare quello stesso popolo per la cui felicità, per il cui benessere è invece chiamata a impegnarsi?.
Fino a che punto ci stiamo rassegnando all'ingiustizia e alla tirannia, senza nemmeno più sollevare il capo? Senza nemmeno più meravigliarci un po'?
Com'è possibile che poi, quando qualcuno cerca di ribellarsi a tutto questo, tutti gli altri si affrettino a fargli la morale su quanto sia importante il rispetto delle leggi, il confronto pacifico ecc. e facciano a gara a isolarlo in nome di quella stessa Giustizia, di quella stessa Democrazia a cui poi, volentieri, giorno dopo giorno rinunciano?
Bisognerebbe piantarla. Bisognerebbe proprio piantarla di farsi prendere a calci in faccia in questo modo.
Se non per amor proprio, quanto meno per riuscire ancora a guardar negli occhi i nostri figli. Provando magari a chiederci che tipo di futuro la nostra generazione stia preparando a quei bambini che oggi nascono in questo viscido, lurido Paese; che tipo di futuro si debbano attendere, i nostri piccoli, grazie alla viltà e all'opportunismo dei loro fratelli maggiori e dei loro genitori.


   

 

 

 

 

Se dovessi spiegare a un mio vecchio professore che gli insegnanti ormai passano ore e ore in riunioni pomeridiane solo perché i loro studenti non studiano, sono insufficienti e, quindi, tocca ai loro docenti trovare il modo di "recuperarli";
se dovessi raccontargli che in questa moderna scuola pubblica, quando i ragazzi ottengono risultati insoddisfacenti sono i loro docenti a venir obbligati ad aggiornarsi;

se gli facessi presente che i professori ormai non possono bocciare tutti gli studenti che lo meritano senza rischiare di perdere la cattedra e il proprio posto di lavoro;

se dovessi, insomma, raccontare tutto questo a un mio vecchio professore, penso che istintivamente si domanderebbe se negli ul
timi anni la Scuola statale italiana sia caduta nelle mani di Jack lo Squartatore o di Winnie The Pooh.

 

   

 

 

Ai Ministri e ai loro Dirigenti Scolastici che continuano a riempirci di nuove scadenze, di normative, procedure, griglie, moduli, regolamenti, codici e verbali, il cui numero cresce esponenzialmente di pari passo con le tasse comunali, vorrei chiedere di smetterla di organizzare costosissimi concorsi, visto che poi non si fidano della preparazione, della capacità didattica, delle verifiche e delle valutazioni degli insegnanti che quei concorsi li passano. Vorrei consigliare di procedere alle assunzioni del personale docente come si fa ovunque, in Italia. Per conoscenze, amicizie e legami di parentela.

Vorrei proporre di correggersele loro le verifiche, anzi, di affrettare quell’inquietante processo di automatizzazione che tutti quanti ci aspettiamo, affidando al monopolio di Wikipedia la preparazione dei nostri giovani e ai quiz computerizzati la verifica automatica delle loro conoscenze. Noi insegnanti, in cambio, potremmo cominciare a pulire quelle aule in cui molti “operatori scolastici” si rifiutano di entrare. Potremmo raccogliere le cartacce di cui sono lastricati i cortili scolastici, abbandonati a loro stessi a causa dei tira e molla tra Comuni, Province, ecc. Potremmo stuccare e riverniciare quei muri pieni di buchi, di crepe e di scritte oscene, davanti ai quali transitiamo ogni giorno nella speranza che non ci crollino addosso. Potremmo mettere qualche fiorellino qua e là, disponendo i vasi nei punti precisi in cui da anni, quando piove, si formano pozzanghere d’acqua che inesorabilmente gocciola dai soffitti.

Quando le loro procedure automatiche, la loro spersonalizzazione dell’insegnamento e delle valutazioni, quando la computerizzazione di quelli che loro chiamano incredibilmente “nativi digitali” ma che per noi restano ancora dei ragazzi, quando insomma tutto questo scempio sarà finalmente completato, della dittatura politica, economica e culturale che scaturirà necessariamente dai loro stessi provvedimenti, Ministri e Presidi - sorry: Dirigenti Scolastici ! - si sentano direttamente responsabili.

Noi avremo solo la colpa vigliacca di non averli fermati. Ma, se non altro, il folle e inutile merito di aver riempito le loro grigie scuole di mille coloratissimi fiori.

 

   

 

 

Sin dall'antichità imparare era un processo per così dire verticale, un'ascesi, una ripida salita verso la conoscenza e la verità. Non per nulla il Maestro spesso abitava "in alto" e per raggiungerlo bisognava faticare non poco, arrancando verso la cima. Una pendio impervio, che in qualche modo costituiva già una prima importante selezione dei pochi allievi davvero intenzionati ad imparare tra i molti scansafatiche, che dopo alcuni passi, puntuali, demordevano.

Immaginatevi oggi l'insegnante in fondo ad un baratro, cacciato ai piedi di un orrido burrone dall'indegna campagna diffamatoria dei politicanti che hanno introdotto e sviluppato la criminale "Scuola dell'Autonomia". Immaginatevelo lì, in fondo alla scarpata, il povero Maestro; costretto a prendere al volo, uno per uno, centinaia di ragazzi privi di motivazione, obbligati a studiare loro malgrado, che gli rovinano addosso dall'alto del dirupo frantumandogli le ossa.

Immaginatevelo laggiù, a cercar disperatamente di agguantare chi gli piove addosso. Sentendosi per giunta in colpa per lo schiantarsi al suolo di tutti quelli che, nonostante il grande impegno, non è riuscito ad  afferrare in tempo.

 

   

 

 

Quando entro in classe per la prima volta mi presento così.
Mi chiamo Pietro Ratto e insegno una cosa completamente inutile. Si chiama Filosofia.
Non serve a nulla; ma d'altra parte, se ci pensate, le cose più inutili sono proprio quelle che nella nostra vita contano di più.

 

Innamorarsi, ad esempio, a cosa serve? A cosa serve ascoltare la musica che vi fa impazzire? Che utilità ha disegnare o giocare a calcio quando tutti intorno a voi vi dicono di non perdere tempo e di pensare alla scuola, al "pezzo di carta" che vi permetterà, quello sì, di trovare un lavoro veramente utile?
Ecco, io orgogliosamente insegno una cosa inutile. Da non infilare in nessun curriculum, perché a nessuno interessa che riflettiate su ciò che è giusto, su ciò che è bene. Perché nessuno vi assume per il fatto di esservi domandati se Dio esista oppure no.
Ma questo inutile pensare fa paura. Un individuo disinteressato, incline alla riflessione, capace di pianificare autonomamente le sue azioni in base a un principio e non semplicemente alla banale convenienza, fa paura. Ecco perché pian piano la Filosofia uscirà di scena, ecco perché - potete giurarci - sarà definitivamente cacciata dalla scuola.
Io comunque per ora sono qui, a parlarvi. E vi parlerò, ogni giorno, di cose perfettamente inutili.
Tanto inutili quanto irrinunciabili, per chiunque ambisca ancora a sentirsi un essere umano in un mondo di robot.

 

   

 

 

Niente da fare, la scuola funziona proprio così.

Con il progressivo e inesorabile allontanamento della Filosofia dai programmi didattici - incolpandola, a seconda di come le fa più comodo, di essere una follia da visionari piuttosto che il frutto di un eccessivo e nevrotico rigore logico - la scuola italiana insegna ai nostri giovani le Scienze censurando però il loro fondamentale strumento comune: la Logica. La scuola fa così: insegna una serie di procedimenti meccanici atti a risolvere problemi precostituiti, ma nel contempo sottrae accuratamente qualsiasi rudimento di logica ai suoi stessi studenti. Che quindi scambiano mezzi con fini, cause con effetti, sostanza con accidenti. E non insegnando a ragionare, a riflettere, di fatto la scuola compromette gravemente la possibilità di prender coscienza. In altre parole, di saper far uso della propria libertà.

Così, le menti di domani, i medici, gli avvocati, gli ingegneri che gestiranno il nostro sistema futuro, vengon su abdicando a qualsiasi capacità di riflessione. Macchine tra le macchine, burattini fra burattini. Un esempio?

Torniamo al caso Don Bosco, l’inquietante esibizione dell’urna del santo nell’auditorium del Liceo statale in cui insegno. In risposta alle mie obiezioni circa la totale mancanza di rispetto nei confronti di un luogo pubblico atto all’educazione dei giovani, circa la totale mancanza di senso laico da parte di chi ha permesso e organizzato una tale sceneggiata, molti hanno creduto di poter giustificare il discusso evento ricorrendo all’importanza educativa dell’attività del santo di Castelnuovo. L’ultimo caso di questa sottospecie di ragionamento compare sul recente Giornalino degli studenti, a firma di uno di loro, che si avventura in queste acrobazie fino al punto di suggerire che tutte le polemiche sorte intorno alla questione abbiano dolorosamente precluso a tutti noi l’occasione per diventare migliori.

Ora, a prescindere dal fatto che di questo metodo educativo tutti parlino ma quasi nessuno sappia un accidente, sorvolando persino sull’obiezione - per altro piuttosto seria - secondo cui una vera attività educativa non possa certo fondarsi su un credo confessionale, non debba certo mirare, ad esempio, a “render cristiani” i giovani senza di fatto perdere la fondamentale capacità di insegnar loro ad esser LIBERI (liberi di formarsi un proprio credo o, anche, di non formarsene alcuno) e di aiutarli a prender coscienza di problematiche che, invece, santi come quello in questione servivano già bell’e risolte dalla loro personale, soggettiva fede religiosa; a prescindere dal fatto che questo genere di intento, ben poco educativo, sia tanto deprecabile e nocivo alla formazione della personalità di un individuo quanto quello di chi volesse “renderlo di destra” piuttosto che “di sinistra”, il problema si pone proprio sulla dubbia capacità di ragionare liberamente di tutti quelli che si ostinano a sostenere bislacche tesi come questa. 

Basterebbe infatti riflettere con un po’ più di calma e limpidezza per rendersi conto che se la pretesa capacità educativa di un individuo costituisse una sufficiente motivazione per esibirne e adorarne in un istituto statale la salma (o anche solo la reliquia di una sua mano!), le scuole pubbliche dovrebbero allora assistere periodicamente all’esposizione - che so - di un piede di Rousseau, o del naso di Durkheim. Basterebbe un po’ di sana logica per rendersi conto di come, nell’eventualità in cui i suddetti piedi e nasi si palesassero nell’aula magna di una liceo, l’intera faccenda risulterebbe di pessimo gusto. Basterebbe un ragionamento minimo, un piccolissimo sforzo cerebrale, per riconoscere che, anche qualora una tale mostruosità si verificasse, nessuno dei presenti verrebbe colto dall’irrefrenabile necessità di “venerare” alcunché. Imparando un po’ di più a ragionare anche su un’esperienza di questo tipo, insomma, si potrebbe riuscire a prender coscienza del fatto che una tale esibizione non trovi assolutamente alcuna giustificazione logica. E, dunque, nessuna valenza educativa.

   

 

Risposta a una Collega che teme che il nostro Liceo possa far "brutta figura" nel caso in cui qualche insegnante boicotti i Test Invalsi.

Cara Collega,

rispondo solo adesso alla tua mail perché questo mi sembra, per molti aspetti, il momento più adatto. Il tempo dei Test INValSI è, infatti, giunto anche quest’anno.

Ho insistito per anni nel mio proposito di ottenere il trasferimento nel nostro Liceo perché l'ho sempre ritenuta un’ottima scuola. Nonostante l'evidente processo di burocratizzazione, che a mio parere rischia di devitalizzarlo, il nostro Istituto è pieno di risorse; soprattutto, di colleghi che hanno saputo mantenere alto il livello della didattica in quest'ultimo drammatico ventennio, nonostante lo sfacelo che la Scuola dell'Autonomia è riuscita a realizzare nell'ambito dell'Istruzione pubblica del nostro Paese. Colleghi che stimo e da cui credo e spero di continuare ad imparare a lungo: ottimi insegnanti, ottimi educatori.

Per questo motivo ritengo che la nostra scuola per nessun motivo possa rischiare "brutte figure". Tanto meno relativamente alla questione INValSI.

Una scuola come la nostra, che vanta un così alto livello di insegnamento, una tale serietà di intenti, una tale ricchezza di proposte e di stimoli educativi (e ti assicuro, mi sento in grado di poter operare confronti fondati, dato che nei miei diciassette anni di precariato, ahimè, di Licei statali ne ho conosciuti ben diciannove), non può e non deve in alcun modo sentirsi in imbarazzo se alcuni suoi insegnanti dissentono, con coscienza e senso di responsabilità, nei confronti di una forma di valutazione che ritengono inadatta e persino pericolosa.

Sinceramente, Collega: per il suo esser calato prepotentemente dall'alto, nonostante il parere contrario della maggioranza degli insegnanti all'interno di Collegi Docenti come il nostro; per il suo far dipendere dai risultati dei quiz di ogni scuola i rispettivi finanziamenti da stanziare nell'anno scolastico successivo; per la linea ideologica dei funzionari preposti alla sua direzione, una linea che da molti anni è marcatamente confessionale e ben poco "imparziale", ben poco adatta ad un sistema di valutazione statale; per i suoi intenti e i suoi obiettivi di parte e per il giro di miliardi di dollari che interessano l'Ente privato da cui è gestito, che predispone, elabora e finanzia la diffusione dei suoi test presso i Ministeri dell'Istruzione di molte Nazioni, oltre all'Italia; per il suo approccio "automatico" e spersonalizzante tramite il quale intende impoverire contenuti ed esposizione delle nostre materie (soprattutto quelle umanistiche) e, cosa ben più allarmante, azzerare la capacità espressiva dei nostri ragazzi; per la sua evidente potenzialità di influire sulle nostre scelte a proposito della programmazione didattica annuale, vanificando sempre più la nostra già tanto vituperata libertà di insegnamento; per il suo far da corollario ad un lungo, pluridecennale percorso di discredito nei confronti della figura dell'insegnante statale, sempre più dipinto all'opinione pubblica come ignorante e fannullone, e dunque da controllare (sorry: da "monitorare") e valutare, possibilmente in modo coatto e umiliante; per il suo pretendere di funzionare da sistema di valutazione "esterna" ma, contemporaneamente, imporre ore in più di lavoro agli stessi insegnanti che intende valutare, e che contemporaneamente impegna nella somministrazione e nella correzione dei suoi quiz; per il suo costringere i docenti i cui alunni non ottengano buoni risultati nella compilazione dei suoi quiz a corsi di aggiornamento obbligatori, finalizzati non ad approfondire le discipline impartite ma ad imparare come insegnare a “crocettare”...

Per tutto questo e molto altro ancora ritengo, cara Collega, che debba essere l'INValSI, e con esso il Ministero della Pubblica Istruzione, a doversi vergognare di fronte al nostro Istituto: il nostro amato Liceo.

Con stima, Pietro Ratto

11 maggio 2014

   

 

 

 

 

“Dispongo di testi che nemmeno se li immagina. Testi in grado di smentire, confutare molte delle verità che vi ostinate ad insegnare a scuola. Eppure nemmeno di fronte all’evidenza dei documenti in mio possesso i cosiddetti sapienti chinerebbero il capo”.

 

Già. La verità sta all’inizio, non alla fine. Ne sono persuaso da tempo. Chi ha preso una certa posizione farebbe carte false per mantenerla. E’ una questione di certezze. Nessuno vuol farsi togliere il proprio punto di appoggio da sotto i piedi. La verità sta all’inizio, non alla fine. Ben poche persone la cercano: quasi tutte preferiscono averla già trovata.

I più aperti son quelli che comprano due giornali, uno di destra ed uno di sinistra. Poi però ne leggono uno come fosse un cumulo di idiozie e l’altro come se fosse il vangelo.

“Prenda ad esempio il Vangelo...” Sìi? “Ci sono passi che sono stati cassati, eliminati, per non dare l’idea di un Gesù troppo difforme da quella canonica”. Qui la questione si fa interessante. Cosa intende dire? Quali passi? “Eh, avremo modo e tempo...”.

Una sparata o una dichiarazione di guerra? Quest’uomo mi ruba certezze. Ma tutto ciò mi fa bene, perché sono un filosofo.

E per un filosofo, nonostante tutto, la verità sta alla fine, ammesso che una fine ci sia.

da: "Le Pagine strappate" - Pietro Ratto. Edizioni Elmi's World

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Destra e sinistra sono solo le due direzioni verso cui i politici,

da secoli, ci costringono a guardare.

Sviando i nostri occhi e distraendoci, mentre ci derubano.

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

I nostri libri di Storia ci raccontano, con malcelato disappunto, che al tempo delle Monarchie il potere era in mano al ricco, a colui che non lavorava, non pagava le tasse e si faceva mantenere da una moltitudine di persone povere, sfiancate dal lavoro e continuamente tartassate.

Fortunatamente - ci insegnano - ora però tutto è cambiato.


Naturalmente grazie alla Democrazia.

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

Dopo un anno di ricerca su documenti antichi sono riuscito a dimostrare che due secoli di Storia medievale sono stati falsificati (nomi di Papi, date, ecc...) per cancellare le tracce del pontificato di una donna. Credevo si trattasse di una scoperta importante, ma nessuno ha il coraggio di parlarne.

Cosa devo fare? Rassegnarmi a continuare ad insegnare a scuola una Storia falsa perché la gente preferisce le comode bugie?

 

D'accordo. Peggio per voi.

Peggio per voi.

 

Pietro Ratto - Le pagine strappate - Elmi's world

 

 

   

 

 

 

6 Ottobre 2014

 

In questa amara, assopita illusione,

in questo mondo di automi e di mummie,

non riesco a credere di averti incontrata.

 

Di aver scovato, tra mille fantocci,

quei tuoi dolcissimi occhi di lago,

quel tuo sorriso che abbraccia i miei anni,

quel tuo avanzare un po' timido e accorto

nella mia vita sconfitta e delusa.

 

Non riesco a credere di vivere accanto

alla persona migliore del mondo

che ha trasformato il mio sguardo deserto

in un giardino fiorito, d'amore.

 

 

   

 

 

 

E' una vita che addento 'sto croissant.
Mi avevano detto: sta' tranquillo, dentro c'è senz'altro la crema. Io, però, non ci sono mica ancora arrivato.

Ad ogni morso mi dico: niente da fare, evidentemente non era ancora il momento: sarà per il prossimo boccone, vedrai! ... 'Sta benedetta crema, però, non arriva mai.

Al bar, c'è chi mi dice di aspettare con pazienza: è solo questione di morsi, assicurano. In un angolo in fondo, ho invece trovato un tavolino di gente totalmente disincantata, gente che, masticando nervosa, biascica amara: no, guarda, scordatelo. A quelli come noi vendono solo croissant completamente vuoti. Alla nostra gente danno solo la speranza della crema, nulla più.
Parecchi clienti dal fare un po' ambiguo mi inseguono insistentemente per il locale, giurandomi invece che il segreto stia nel finire tutta la brioche senza lamentarsi mai (che segretamente sian d'accordo col barista?). Il trucco sta nel mangiarsela proprio tutta, dicono, senza chiedere nulla di più. Solo allora, assicurano, quando sarò uscito dal bar, mi sarà servito finalmente un quintale di crema. Mi verrà data separatamente, la crema, promettono quei tipi. Abbondante, a fiumi. E su un piatto tutto d'argento!

Io però, al barista, avevo chiesto soltanto un croissant alla crema.

   

 

 

 

"Alla maggior parte degli individui, quando vengono al mondo, ciò che soprattutto interessa è verificare che gli ospizi siano in buone condizioni. [...] Sono, insomma, uomini che si arrischiano a vivere soltanto a patto che la Compagnia di Assicurazioni prometta loro di seppellirli decentemente".

Tu che ti ostini a vivere come vogliono gli altri, tu che temi di mettere in discussione le regole imposte da chi ti controlla e preferisci rinunciare a te stesso piuttosto che alla tua reputazione presso gli altri, tu che muori pian piano ogni giorno, rileggi bene questa frase di Thoreau.
Perché lui, come hai ben capito, l'ha scritta apposta per te.


   

 

 

 

 

E’ assolutamente indispensabile che un grande uomo non si preoccupi troppo del frutto evidente del suo ingegno, della sua ricerca e della sua lotta.

 

Come la sua opera venga presentata al pubblico, quanto riesca ad affermarsi, quali risultati esteriori ottenga nell’immediato, sono tutti aspetti che incorniciano in modo accidentale ed effimero ciò che davvero conta, ciò che costituisce essenzialmente ed autenticamente il suo reale impegno.
E per la sfortuna degli innumerevoli corniciai di questo mondo, il grande uomo si concentra soltanto sul Quadro.


   

 

 

 

A scuola ci sono insegnanti che raccontano ai ragazzi di aver visto Gesù, o che spiegano come e per chi votare. Che iscrivono i loro alunni ad associazioni politico/religiose, che insegnano Storia come se fosse Vangelo o impongono il Vangelo come se fosse Storia.

Ci sono insegnanti che inculcano negli studenti la loro personale morale, facendola passare per universale e necessaria, che violentano inclinazioni e tendenze naturali che semplicemente disapprovano, che trattano dogmi cattolici o teorie politiche come se fossero teoremi di matematica.
Ma se tu, invece, passi le tue lezioni ad insegnare ai ragazzi soltanto a ragionare, senza indicare loro nessuna "verità", senza imporre alcuna direzione a questo pensare; se tu solamente ti limiti ad aiutarli a riflettere, e a non dar nulla per scontato o necessariamente per vero, se - in poche parole - lavori costantemente ed esclusivamente per la loro crescita, quando qualcuno di loro, in virtù di questo suo riflettere, prende posizione contro i dogmi e i pregiudizi degli altri, ecco che tutti quei faziosisissimi e ipocriti individui che costantemente li plagiano si affrettano a darti del fagocitatore, del sobillatore e del corruttore di giovani.


   

 

 

 

24 febbraio 2016

 

Che poi magari ora sei soltanto lì, oltre quel muro, abbarbicata al grande tavolo di una cucina luminosa. Coi tuoi sei anni allegri, che brillano felici, inginocchiata su una seggiolona ripida.

Sei lì, con due treccine nere legate strette da un fiocchetto rosso e dritte dritte, come fil di ferro, a disegnare variopinti fiori su grandi fogli tutti bianchi..
Sei solo lì, magari, a pochi passi da me, tutta rapita dai tuoi sgargianti pastelli colorati.. E canticchi, forse, festosa, aspettando la tua mamma oltre quel muro che m’impedisce di osservarti..
E poi la mamma arriva, e ci si mette insieme a fare i compiti, prima di un’invitante, dolcissima merenda.
Che poi magari oltre quel muro, finiti i tuoi biscotti, ti fiondi in cameretta coi tuoi cento bambolotti.
E canticchiando dolce, ne culli uno piccino tra le tue esili braccine, fingendoti amorevole mamma. E mentre lui ti osserva - ti sembra, con affetto - chissà, magari un lampo dei suoi occhi ti fa tornare in mente gli antichi sguardi miei..
Ma è solo un breve attimo un po’ strano, mamma. Soltanto un dolce istante, sottratto alla tua immensa fantasia di bimba di sei anni.
Così, depositi con grazia il tuo bimbetto nella culla, volgendoti poi, rapida, a mille nuovi e spensierati giochi. L'allegra cena con papà e con mamma e infine dritta dritta a nanna, col tuo orsacchiotto stretto al cuoricino, quel cuoricino svelto e appassionato.
E con la fretta, solita e vivace, di diventare un'altra volta grande, madre mia.

   

 

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Pietro Ratto, Le pagine strappate, Elmi's World, 2014

 

 

 

Pietro Ratto, La Passeggiata al tramonto. Vita e scritti di Immanuel Kant, Leucotea EBK, 2014

 

 

 

Pietro Ratto, I Rothschild e gli altri, Arianna Editrice, 2015

 

 

 

Pietro Ratto, Il Gioco dell'Oca, Prospettiva Editrice, 2015

 

 

 

 

 

 

 

   

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