Pensandoci...

 

Dal pensiero più datato                Dal pensiero più recente

 

 

24 Febbraio 2011

 

 

 

C'è una ricorrenza in più da osservare, nella mia vita.

Una ricorrenza che non avrei mai voluto considerare.

Ci sono i tuoi occhi che non riescono più a incontrare i miei,

la tua mano che scivola dalla mia, la notte del tuo sorriso.

C'è quell'odore acre che impregna la stanza del nostro ultimo incontro,

della tua dipartita.

 

C'è il desiderio implacabile di te, del tuo coraggio nella lotta,

del tuo candore nelle scelte,

dei tuoi giudizi taglienti ma autentici, inesorabilmente sinceri.

C'è il tuo voler essere tu, ad ogni costo,

il tuo bisogno di dare sempre e comunque la tua personale impronta a tutto.

C'è quel tuo pianto al mio piangere e l'infinito rammarico

di non aver fatto in tempo a metterti tra le braccia la mia piccina.

 C'è lo stupore amaro, inconsolabile e immenso per la tua assenza, 

Principessa mia.

 

 

 

 

 

Il male, tutto sommato, da molti uomini è commesso
solo grazie ai movimenti concessi dalle loro catene

 

 

 

   

        

 

 
 

 

 

Questo nostro tempo assomiglia come pochi (sia a livello nazionale che internazionale), a quei rari film in cui, alla fine, vince il cattivo.

 

Un buon docente, se vuol essere un educatore, dovrebbe perciò chiedere ai suoi alunni di orientare la loro esistenza nella direzione
di una vita da perdenti.
La questione dev'essere presa in seria considerazione,
pensando a quanto amara e disperata si riveli questa impresa.

 

 

 

   

 

 

 

Com'è possibile che nessuno davvero rilevi come le quote rosa siano altamente discriminanti e maschiliste? Come possono accontentarsi, le donne, di finire nei posti che contano solo perché una legge obbliga gli uomini a collocarcele in una certa percentuale, e non solo perché lo meritano effettivamente? Non ricorda un po' quelle leggi che obbligano le grandi società ad assumere un certo numero di portatori di handicap?

 

 

(A tal proposito, poi, ci sarebbe da aprire un inquietante capitolo a parte. Una società che considera gli uomini solo in quanto consumatori e produttori e che obbliga anche i portatori di handicap a lavorare, a "rendersi utili" e a mantenersi invece che prendersi cura direttamente del loro sostentamento e lasciarli il più possibile in compagnia dei propri cari, può davvero passare per un esempio di civiltà evoluta?)

 

   

 

 

Non sono nato in tempo per "vedere" il centenario dell'Unità di Italia, non vivrò certo così a lungo per festeggiarne il bicentenario. Dunque mi resta solo questo 17 marzo, che cade in un momento che non potrebbe esser peggiore.

 

150 anni dall'Unità festeggiati progettando un federalismo che negli anni '90, quando se ne cominciò a parlare, faceva inorridire quasi tutti. Ora sembra la panacea per ogni male, alla faccia di Mazzini, di Garibaldi e compagnia bella.

 

Passato lo scandalo lo hanno fatto diventare una cosa scontata, il federalismo, come la pubblicità in mezzo ai film, lo smalto per le unghie nero,il nucleare inizialmente bocciato, i folli continui aumenti della benzina, un Presidente del Consiglio "biricchino", ecc... Quelli che lo promuovono sono gli stessi che oggi non partecipano alle varie cerimonie, quelli che odiano Roma pur banchettandoci quotidianamente, che bruciano il tricolore dopo averci giurato su.

Come verrà ricordato quest'anno, che coincide con una ricorrenza così importante? Festini ed escort, compravendita di politici a destra e sinistra, alleanze con dittatori ed assassini, mafiosi in Parlamento, Scuola in pasto ai privati, Cultura abbandonata e saccheggiata...

Certo, è possibile che io faccia in tempo ad esserci quando, tra dieci anni, festeggeremo i centocinquant'anni di "Roma Capitale".

Ma a ben considerare l'alto costo, in termini di Concordati e Guarentigie - che hanno dirottato fiumi di denaro in Vaticano - e in termini di perdita di laicità - che al nostro tempo è soltanto più una vuota parola, di cui molti ignorano anche il solo significato - non so nemmeno se quel 1° luglio 2021, che nonostante tutto pare avvicinarsi, sia da considerarsi poi una ricorrenza così felice.

 

   

   

 

Veramente questo è il tempo delle contraddizioni più inquietanti.

La guerra si fa a botte di missioni di pace, l'informazione serve a tener la gente all'oscuro di quasi tutto, all'amore si dedicano partiti che odiano e disprezzano i loro rivali come autentici nemici.

 

La tutela della privacy serve ad intromettersi in tutte le vicende personali dei cittadini ed a coprire quelle, spesso immorali, dei potenti. Le case farmaceutiche inventano e diffondono nuove malattie, la scuola mira a mantenere i ragazzi ignoranti, li rende incapaci di ragionare con la propria testa e li abitua al compromesso ed alla sottomissione in cambio di qualche "credito" in più, a fine anno.

Davvero questa in cui siamo sprofondati è "la notte più nera".

 

   

 

 

 

Credo che non sia il caso di continuare a chinare il capo, di continuare ad insegnare a chinare il capo. Una società che si definisce costantemente in crisi ed in cui un numero gigantesco di persone cerca lavoro ed un numero limitatissimo di altre è in grado di offrirlo è una società che accorda un potere enorme a pochi e mantiene in stato di schiavitù tutti gli altri; una società che si fonda sul ricatto e sulla sottomissione. O stai bravo o perdi il lavoro; o fai quello che voglio io o resti a casa.

 

La scuola insegna da subito a chinare il capo, a fare compromessi, a rinunciare a esporre con sincera chiarezza il proprio pensiero, a tradire chiunque in cambio di mezzo voto in più o del superamento di un esame, a rinunciare alle proprie inclinazioni incanalandosi in una prospettiva di studio finalizzato ad un lavoro "sicuro", anche se magari odioso e totalmente estraneo alla propria natura. Da adulti, poi, gli individui si trovano a supplicare chi gestisce il mercato del lavoro di assumerli anche a tre euro all'ora. E nessuno li difende, perché chi dovrebbe farlo è stato comprato da chi li sfrutta. Questi sono gli scherzi che fa un'epoca in cui i soldi sono tutto.

Nessun diritto, nessuna dignità più. Da quando nasci ti insegnano che il lavoro è tutto. Così facendo ti piazzano una catena al collo lunga tutta una vita.

   

 

 

 

 

 

 

Che democrazia è mai quella che si ostina a realizzare opere che i cittadini delle zone direttamente interessate rifiutano con ogni mezzo? Che democrazia è mai quella che, al limite, tollera le relative manifestazioni di protesta, a patto che siano pacifiche, senza però in alcun modo tenerne conto? Come si può pretendere che un dissenso sistematicamente ignorato non si risolva, alla fin fine, in una lotta disperata, violenta e senza quartiere?

 

 

   

 

 

IL VIALE DEL TREMONTI

Dopo gli sprechi infiniti, la corruzione e la speculazione, dopo i vizi e gli stravizi di una classe politica priva di scrupoli e capace solo di farsi mantenere dai cittadini come anticamente i signori facevano col loro bestiame, ora una crisi quanto meno sospetta, scoppiata contemporaneamente in tutti i Paesi a regime capitalistico, sta chiedendo alla gente, ancora una volta, di pagare le colpe dei propri padroni.

 

Quella stessa crisi, in Italia, è il pretesto per ricominciare a parlare dei privatizzazioni di servizi pubblici, di maggiore precarietà travestita da "flessibilità", di "diritto al licenziamento" come elemento da aggiungere alla Costituzione, di eliminazione dei pochi giorni di vacanza nell'anno, da accorpare alle domeniche (naturalmente riferendosi alle sole vacanze laiche, perché ancora una volta dimostriamo di essere davvero un Paese a-confessionale che, in quanto tale, non tocca in alcun modo le feste religiose ma mira a far fuori i vari 25 aprile, Primo maggio, ecc.. Tutte quelle festività, insomma, nei cui confronti, guarda caso, i nostri governanti da anni storcono il naso!).

Davvero vogliamo continuare a farci spaventare ed a calare i pantaloni, credendo a qualsiasi cosa?

    

 

 

 

 

 

Nella specie umana le madri possiedono

due fondamentali facoltà,

intimamente connesse tra loro.

 

Dare la vita ad un nuovo individuo e poi, giorno dopo giorno, rovinargliela con fobie, ansie 

e sensi di colpa.

   

 

 

Quello della "Parità di bilancio" è un concetto da Consigli di Amministrazione, è roba da aziende private. Non può e non deve venir applicato all'economia di uno Stato.

Uno Stato gestito come un'industria privata porta i suoi cittadini allo sfacelo diffondendo povertà.

 

Lo ha insegnato Keynes, le cui teorie sono servite proprio ad uscire da quella gigantesca crisi economico-finanziaria del 1929 che il mito della Parità di bilancio aveva massicciamente contribuito a generare. La parità di bilancio perseguita da uno Stato la cui economia si basa sul debito (un debito che, nel nostro Paese, è giunto ormai a livelli catastrofici), non fa che tradursi in un perverso strumento di diffusione delle ingiustizie sociali, di abbattimento di qualsiasi forma di Welfare; cancella ogni sorta di solidarietà, azzera i sussidi, taglia gli stipendi statali e riduce le spese essenziali. La povertà che ne deriva annulla il potere d'acquisto della gente, che smette di comprare scaraventando nel baratro dei fallimenti le industrie - che non vendono più - e le banche, che si ritrovano a dover restituire soldi che non possiedono. Dagli Anni Trenta sappiamo che è meglio che lo Stato tolleri una (moderata) passività di bilancio dando però lavoro ai suoi cittadini. 

 

Nonostante questo (o forse proprio per questi motivi), i signori che governano il nostro Paese stanno per inserire il vincolo della Parità di bilancio nella nostra Costituzione.

   

 

 

 

 

 

 

Se davvero la vita è un dono, mi chiedo se chi ce l'ha regalata

abbia almeno conservato lo scontrino.

 

Cosi da lasciare una minima speranza, a chi ne è scontento,

di fare ancora in tempo a farsela cambiare.

   

 

 

 

 

Nel Buio, questa sera, mi rifugio. 

Dal Buio mi lascio accarezzare.

Come dalla tua mano, lontana.

Questa stessa notte, due anni fa...

 

Chi ti è venuto a prendere, prima dell'Alba?

Con quali pensieri, fieramente, hai lottato?

E quale sguardo ha incrociato i tuoi occhi, per l'ultima volta?

Per quali sentieri ti sei incamminata, leggera, incontro al Sole?

 

Domattina, al mio risveglio, conterò due anni esatti da quell'addio.

Due anni interi da uno squillo discreto, ad un passo dall'Alba.

Due anni di giorni e di notti intrecciate al ricordo di te,

che hai fermato il tuo sguardo stanotte, poco prima dell'Alba.

   

 

"Prof, ma conta anche la forma? Mi ha valutato anche gli errori di grammatica?!".

Bravi! Continuate a sottovalutare il modo con cui vi esprimete, con cui vi potete spiegare. Credete che questa vostra indifferenza per la forma sia un sentimento spontaneo?

 

 

Solo continuando a trascurare la forma potete ignorare appieno i trucchi di chi, con le parole, quotidianamente vi abbindola e vi fa credere ciò che vuole.

E solo così, al momento opportuno, sarete perfettamente incapaci di difendervi.

 

 

   

 

 

La situazione che a tutt'oggi  vivono i superstiti del terremoto de L'Aquila costituisce un ottimo esempio di cosa abbia significato il berlusconismo in Italia.

 

 

A distanza di tre anni decine di migliaia di persone vivono in "New Town" di plastica, munite di elettrodomestici luccicanti, circondate da centri commerciali sfolgoranti, ma finte, vuote di significato, anonime. La gente ci sta come si sta in albergo, privata delle proprie radici, in eterno esilio dalla propria esistenza quotidiana, separata dai propri ricordi e dal proprio lavoro.

A pochi chilometri di distanza, un centro storico diroccato e abbandonato, desolatamente irrecuperabile.

Quell'erbaccia che ricopre le macerie antiche, le carcasse delle automobili sepolte dai calcinacci, i resti di una vita interrottasi improvvisamente tre anni fa, è la stessa che è cresciuta sulle defunte speranze di una popolazione dimenticata, vittima inconsolabile di una politica fatta di pura apparenza, e nulla più.

   

 

Che meraviglia i Test INVALSI. Servono finalmente a controllare la didattica dei docenti italiani, sondano l'effettiva preparazione degli alunni utilizzando "batterie di quiz", rapide ed efficaci...!

Qualcuno, però, si è chiesto PERCHÉ MAI i nostri vecchi insegnanti non dovessero subire controlli dal Ministero, PERCHÊ MAI gli alunni che i nostri insegnanti sfornavano fossero davvero preparati, PERCHÉ MAI i quiz venissero usati al massimo per l'esame della patente?
Il  Ministero vigila sulla preparazione degli alunni TRAMITE QUIZ ?!

Quegli stessi quiz che servono per mantenere gli studenti ignoranti ed incapaci di esprimersi? Questo Ministero che elabora ed impone i suoi test intimidatori è lo stesso che propaganda la "Scuola dei saperi minimi" ?

Qualcuno si mai chiesto come mai ogni governo comincia affermando di voler "ridare dignità agli insegnanti" e poi passa il suo tempo ad elaborare misure atte ad umiliarli sempre più e a scatenare contro di loro le ire dei genitori?

 

Chi c'è dietro l'INValSI? Cfr. P. Ratto, Una Chiesa a tutti i costi, su IN-CONTRO/STORIA

 

     

 

 

Dall'Alunno, che sta a scuola come starebbe fuori - inviando e ricevendo sms, scrivendo come parla, giocando a carte, vestito come in spiaggia - al Politico, che sta in Parlamento come starebbe fuori - urlando oscenità, leggendo il giornale come al bar, assentandosi come a una riunione condominiale - allo Scienziato - che cerca di influenzare e modificare i fenomeni meteorologici, inventa nuove malattie per arricchire le aziende per cui lavora, modifica codici genetici -

fino al Presidente di una grande nazione - che fa costruire armi atomiche micidiali o centrali nucleari terribilmente pericolose - tutti quanti hanno dimenticato che l'unico principio grazie a cui ogni essere vivente può evolversi è quello dell' adattamento all'ambiente.

Ecco. In questo nostro tempo l'uomo non sa e non vuole più adattarsi all'ambiente, ma, al contrario, cerca prepotentemente di adattare l'ambiente a sé.

Grazie a questo, a ciò che trionfalmente chiama "Progresso", l'uomo accelera ogni giorno di più la sua corsa involutiva verso la distruzione.

     

 

 

 

 

 

Passar la vita con l'unico intento di accumulare 

il maggior numero possibile di beni materiali

è un po' come comprare un'automobile

solo per il gusto di far benzina.

 

A me la benzina serve per girare il mondo.

E per arrivare a sedermi in spiaggia, a guardare il mare.

 

 

   

 

 

 

 

 

 

Credo intimamente che il futuro, per potersi dire tale,

debba offrirsi libero da indugi.

 

La vittoria starà nella consapevolezza.

E nell'intelligenza.

 

   

 

 

 

 

 

3 settembre 2012

 

Un abbraccio grato e commosso, mio Generale.
Morire solo, di morte annunciata,

sbattendo il proprio sacrificio

in faccia a omuncoli biechi e corrotti,

è davvero un gran bel morire.

 

   

 

 

3 settembre 2012

 

La mafia non si combatte con le giornate dedicate o con i minuti di silenzio, né con i grandi discorsi e le marce.
La mafia la si comincia a combattere evitando ogni giorno
la scorciatoia delle conoscenze, i vantaggi e i privilegi garantiti da amicizie e parentele.

 

In coda alla posta, in un concorso pubblico, in un esame universitario, in una sala d'aspetto. La mafia la si combatte accettando la piena uguaglianza, la vera parità di tutti.

Senza accettare mai pressioni, favoritismi e compromessi.

Senza imbrogli né sotterfugi.

 

   

 

 

 

La Filosofia non serve a nulla, tranne che a comprendere, ad esempio, quisquilie come la differenza tra Morale e Legalità.

Nel nostro tempo ci stanno abituando a considerare giusto solo ciò che è non è illegale. Questa abitudine è tutt'altro che casuale.

Identificare Morale e Legalità, infatti, significa rinunciare alla propria Libertà, abdicare alla propria capacità di scegliere di agire in un certo modo in base ai propri principi, lasciandosi invece guidare da norme esteriori che ci esonerino dal pensare, dal farci domande su ciò che è giusto o ingiusto. Dal chiederci se ciò che stiamo per fare saremmo disposti davvero ad accettarlo dagli altri.

L'aumento dello spazio riservato alla Legalità rispetto a quello riconosciuto alla nostra Moralità costituisce, di fatto, un grave furto della nostra Libertà.

   

 

L'insegnante di Religione entra in classe e affigge un crocifisso al muro.

Lo fa, dicendo che "non dà fastidio a nessuno", senza pensare che allora, se quel crocifisso per lei vale così poco da lasciare indifferenti, tanto vale non appenderlo nemmeno. Senza pensare che Cristo, per chi come lei sostiene di credere in lui, si è fatto crocifiggere proprio per dare molto, molto fastidio.

Lo fa, dicendo che "in quella classe sono tutti d'accordo", senza pensare che quell'aula non le appartiene, non è né sua né dei ragazzi, che quella stanza è frequentata da altri colleghi, da altro personale, da utenze che magari non sono cristiane, che magari non sono assolutamente d'accordo.
Lo fa, senza pensare che quell'aula è costruita e quotidianamente pulita anche con i soldi delle tasse di musulmani, ebrei, atei, che, purtroppo per lei, vivono in uno Stato ormai irrimediabilmente multietnico e multiculturale.
Lo fa, con la solita ignorante convinzione di essere dalla parte del giusto e della verità. Quella convinzione che diffonde anche nei suoi alunni allevando, in tal modo, altri individui ignoranti, altre persone potenzialmente incapaci di ascoltare opinioni e convinzioni diverse dalle loro.
Lo fa, senza rendersi conto che la prima cosa che farebbe il Gesù Cristo in cui afferma di credere, entrando nella sua classe, sarebbe di togliere immediatamente un crocifisso attaccato al muro solo per una questione di potere, di mera esteriorità, di puro orgoglio etnico, di malcelato razzismo. Un crocifisso che, semmai, va venerato più che esibito come una medaglia al valore.
Un crocifisso che dovrebbe incoraggiare all'amore, all'accoglienza ed all'ascolto, invece che all'odio, all'intolleranza ed alla mancanza di rispetto.

   

 

10 Novembre 2012

 

Il Ministro Profumo: l'aumento da 18 a 24 dell'orario settimanale degli insegnanti nell'attuale Legge di Stabilità non ci sarà, ma: "si è aperta una discussione su questo tema e insieme alle componenti della scuola, alle parti sociali e ai partiti, avvieremo un ragionamento su come dovrà essere la figura dell'insegnante del futuro".


C'è da aspettarsi, quindi, la solita menata della tecnologia e le solite considerazioni demagogiche circa quanto sia antiquata e sorpassata la classica e screditatissima "lezione frontale" (espressione di un consueto e ormai decisamente insopportabile americanese). Come se ai ragazzi ormai nessuno sapesse più parlare e si dovesse solo più comunicare attraverso Dvd o fantascientifici documentari in 3D.


Quanto all'orario, occorrerà vigilare, sicuramente non è finita qui. Sicuramente ci riproveranno, e se non saremo davvero decisi, ci riusciranno alla grande.


Certamente bisognerà vincere quella paura di esporsi che la maggior parte dei docenti ha manifestato in questa emblematica occasione.

 

   

 

 

 

 

Cirié, 13 Novembre 2012

 

 

 

 

Uno dei complimenti più belli:

 

 

 

"Professore, lei ci introduce in un mondo

in cui il Sole brilla di più"

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

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