I voti al Padrone

 

Di che ti meravigli? Davvero credevi che così facilmente uscisse di scena, il Padrone? Quei voti sono tanti, sai? Molti, molti di più.

C’è il voto di chi crede ai telegiornali e si accontenta di tutto (e solo) quello che gli raccontano, di chi si mette in fila per le selezioni del Grande Fratello o sogna un futuro da Velina.

C’è il voto di chi sostiene che ognuno possa fare ciò che vuole, che la vita privata di un individuo, anche quando è scandalosamente corrotta, riguardi sempre e solo lui.

C’è il voto di chi mette in cima ai suoi obiettivi quello di diventare ricco e di chi sogna di arrivarci facilmente, rapidamente.

C’è il voto di chi ottiene l’impiego per conoscenza senza alcun merito, di chi scavalca le regole perché “tanto lo fanno tutti”; di chi rubacchia senza farsene accorgere, accetta piccoli favori in cambio del silenzio.

C’è il voto di chi ha deciso di smettere di fare questioni di principio, di chi sa che “fosse lui al potere, farebbe lo stesso”. Di chi si schiera col più forte e non esita a calpestare il diritto del perdente, di chi volge le spalle alla vittima e sorride al carnefice.

C’è il voto di chi discrimina, sbatte in faccia sprezzanti parole di insulto con l’aria di chi si vanta della propria schiettezza. Di chi sa che ogni individuo ha un prezzo, di chi valuta una donna per il suo corpo ed un uomo per il suo portafogli. Di chi vuol credere che la mafia sia stata sconfitta o finge di scambiare una lotta tra cosche per una guerra all’illegalità.

C’è il voto dell’alunno che scopiazza il compito in classe, che mira al punteggio e disprezza il sapere;

c'è il voto dell'insegnante che promuove tutti per evitare grane, il voto del padre che insegna al figlio a diventare prepotente, per "riuscire" nella vita.

C’è il voto di colui a cui basta la “legalità” e ha abbandonato ogni scrupolo morale; di chi possiede - o vorrebbe possedere - la forza di render vincente ogni causa persa, di chi si accontenta di apparire giusto, di chi si compra testimoni ed amici, di chi sa che basta un buon avvocato.

C’è il voto di chi continua a disprezzare la giustizia, di chi è convinto che sia molto meglio farsela da soli, di chi non crede nei giudici oppure cerca di comprarseli. Di chi si accontenta di un verdetto ingiusto o di una prescrizione.

C’è il voto di chi non vota, o lo fa vergognandosi di sé. Di chi vorrebbe che la rivoluzione la facessero gli altri, di chi manda avanti chi gli promette favori o chi lo minaccia.

C’è il voto di chi ha smesso di pensare e si fa trascinare dalle passioni. Picchia, se gli viene da picchiare, offende se gli viene da insultare. Il voto di chi si crede autentico solo perché ha smesso di rispettare i principi degli altri uomini, il loro credo, la loro religione, i loro valori. Il voto di chi, in fondo in fondo, all’amore non crede più, anche se ne parla spesso. Di chi cerca l’utile e il conveniente in ogni cosa che fa.

C’è il voto di chi non sa fare spazio alla diversità, di chi ha sempre ragione, di chi è certo di trovarsi dalla parte del Bene.

 

Non meravigliarti, dunque, se il Padrone ha vinto ancora.

Tra i voti che lo hanno reso più forte, forse, c’è anche il tuo.

 

 

Pietro Ratto - 14 Dicembre 2010

 

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