L'orientamento a novanta gradi

 

Recuperare le lacune degli studenti è sacro. Lo è da almeno quindici anni. E non nel senso che siano gli alunni a doverle recuperare, no. Una riforma deve apportar novità, e questa che novità sarebbe? Così è sempre andata, da che scuola è scuola.. No, no: il senso è che debba esser l’insegnante a recuperare il mancato lavoro dell’alunno.  E qui, a ben guardare, il discorso sarebbe già inquietante di suo, ma lasciamo correre. Recuperare è sacro, ma costa! Quei venali dei docenti pretendono che le ore in più, dedicate a ciò, vengan loro pagate. E niente da fare, eh? Anche se si è provato in tutti modi a farli sentire in colpa, a far loro credere che quei 5 in pagella, sotto sotto, fossero tutta colpa loro, quelli niente da fare: pretendono di esser pagati in più.

E allora, ecco la genialata: la settimana del recupero. D’altra parte, come c’è la giornata dei nonni e l’anno del Giubileo, no? Ecco a voi, quindi, un’intera settimana in cui tutti quelli che regolarmente studiano, non fanno una mazza per decine e decine di ore, fermi a guardare i somari che attendono placidamente che qualcuno provveda, loro malgrado, a recuperarli. E come va a finire, a quel punto? Che visto che tutti quanti hanno capito che quella settimana è perduta, ecco che spuntano le iniziative più disparate, a riempir le mattinate di quella settimana su cui, con buona pace del sacro recupero, si può sparare peggio che sulla Croce Rossa. E che il recupero, tutto sommato, si fotta.

Una di queste attività, una della più gettonate, è l’orientamento. In breve, tutta una serie di indottrinamenti e lavaggi del cervello per far sì che i ragazzi abbandonino ogni speranza di realizzazione personale e si incolonnino a iscriversi ai corsi di laurea che interessano a quegli stessi imprenditori che, ormai, gestiscono la scuola statale. Quelli che cacciano i soldi, per intenderci. Quelli che hanno ottenuto dalla #buonascuola l’altisonante alternanza scuola-lavoro, che altro non è che una #buonaidea per assicurarsi manovalanza gratuita.

Ecco, ora capite perché stamattina ero lì, in auditorium, a sorbirmi le insulsaggini degli esperti orientatori, nella sacra settimana del (non) recupero. Ero lì, scornatissimo. Perché volevo parlare di Nietzsche, stamattina, ai miei ragazzi. E mi sono sorbito, invece, gli esperti. Ed è stato fantastico, dopotutto. È stato bellissimo sentirli spiegare come si scrive un curriculum. Un curriculum, sì.. presente? Quel manuale di istruzioni con cui tu spieghi a chi vuoi che ti compri, il modo con cui potrà proficuamente usarti.. Ecco. Eccoli lì, gli orientatori,  a raccomandarsi di saper sempre incuriosire e coinvolgere, spiegando a una massa di giovani per nulla incuriositi e men che meno coinvolti, come bisogna sapersi vendere. Hanno detto che dal curriculum deve emergere che tu non stai mai fermo, che fai sempre qualcosa, piuttosto volontariato! (E io non capisco.. tra i colleghi in brodo di giuggiole c’erano quelli che passan la mattina a menarla con Lucrezio e  Cicerone, e il loro otium letterario! Con che coerenza son lì, ora, complici di un sistema che vieta ai giovani di fermarsi a pensare? E che volontariato è, un volontariato che serve a far curriculum e a esibire la propria iperattività? E che colpa dovrebbero avere tutti quei giovani che restan fermi  per anni solo perché il lavoro non lo trovano e di un volontariato non volontario non ne vogliono sapere?) Han detto di stare all’occhio, ché le aziende li cercano su Facebook. Quindi niente foto in cui sono in ozio, niente immagini goliardiche,  per carità: su Google si trova tutto! Far vedere di aver molti amici, piuttosto; perché ciò serve a far #buonaimpressione. Ah, dimenticavo. Se scrivete un curriculum, fatelo nel modo più standardizzato possibile (e qui seguono appositi schemi), facendo emergere le vostra originalità (?) E, mi raccomando, se cercate un lavoro specifico mettete in rilievo le competenze scolastiche adatte a quel tipo di lavoro, eh? Per esempio, se volete provare a lavorare in un pub, hanno detto, scrivete sul curriculum che siete simpatici e affabili e che amate il rock! Eccoli qui i consigli per far valere decenni di studio nella scuola dell’obbligo. Simpatia e tanto rock, per lavar bicchieri nei pub! E non basta. Han detto che è meglio avere i capelli né troppo lunghi né troppo corti, che non ha senso tatuarsi un drago sul braccio se si è timidi, perché il selezionatore intuirà subito la contraddizione (quindi, timidi di tutt’Italia, tatuatevi solo più coniglietti che si cagano addosso, altrimenti il lavoro ve lo sognate), che è meglio vestirsi in un certo modo e trattenere il più possibile i tick nervosi. Rispondere non precipitosamente, sedersi così invece che cosà.. E il tutto con la raccomandazione di esser sempre se stessi! Se volete, han detto, potete scegliere di laurearvi fuori corso, addirittura di non laurearvi. Ma è meglio farlo, e farlo nei tempi giusti, perché il selezionatore altrimenti si fa una cattiva idea.. E se ci fossero ancora dubbi su chi abbia il pisello dalla parte dei testicoli, sappiatelo: le aziende vedono e sanno tutto di voi, e non solo grazie a Facebook!

Ora.. Provate un attimo a immaginarmi lì, a scalpitare col mio Nietzsche sotto il braccio, mentre perdo irrimediabilmente il mio tempo. Lì, insieme a centinaia di ragazzi stravaccati a fottersene di tutto con lo sguardo incollato al cellulare, e agli esperti venuti a vomitare addosso a tutti quella terrificante marea di idiozie. E poi ditemi, ditemi voi, se non avrei fatto meglio a coltivare un po’ di più la sublime arte della simpatia, per finire a lavorare in un pub.

 

Pietro Ratto, 1 febbraio 2016

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Cfr. anche i seguenti scritti di P. Ratto: Questa Buona Scuola s’ha da fare, Le vere finalità dell’Autonomia scolastica e le otto mosse per raggiungerle, Il Sorpasso e La Scuola rubata

 

- TUTTI GLI SCRITTI -

 

 

 

Pietro Ratto, Le pagine strappate, Elmi's World, 2014

 

 

 

Pietro Ratto, La Passeggiata al tramonto. Vita e scritti di Immanuel Kant, Leucotea EBK, 2014

 

 

 

Pietro Ratto, I Rothschild e gli altri, Arianna Editrice, 2015

 

 

 

Pietro Ratto, Il Gioco dell'Oca, Prospettiva Editrice, 2015

 

 

 

 

 

 

 

   

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