La Notte annunciata

 

Il nulla avanza, irrefrenabile, incontrastato.

Inesorabilmente inghiotte ogni colore, ogni piccola luce, ogni libertà. Passo dopo passo stiamo avvicinandoci sempre più al Grande Fratello di Orwell, che per la massa - volutamente mantenuta nell’ignoranza dalla scuola dei “saperi minimi” - non significa nient’altro che un programma televisivo a cui ogni perfetto idiota vorrebbe partecipare.

Il mito dell’apparire, accuratamente coltivato con ignobili spettacoli televisivi di questo tipo, ha gradatamente portato l’individuo umano a dar valore alla propria esistenza solo se ripresa dalle telecamere, persuadendolo della fondamentale ed imprescindibile importanza di diffondere i suoi lineamenti, le sue fattezze il più possibile “seducenti”, in cerca di un facile successo. Una rinomanza vana, che in null’altro si traduce se non in uno standardizzato profilo su un social network al quale - come un moderno Faust - l’individuo ha venduto l’anima.

Ci siamo tutti, ormai, in quell’aggiornatissimo schedario (a cui, con la nostra iscrizione, regaliamo la proprietà delle nostre fotografie), così comodo per i giornali, i Tg, le forze di polizia.

Da anni insisto nel rammentare a chi ha voglia di ascoltare, quanto sia stata perversamente geniale 

quella inquietante legge sulla Privacy. In nome di essa, ufficialmente concepita per salvaguardare la nostra privatezza, si sono moltiplicati a dismisura milioni e milioni di moduli di “autorizzazione al trattamento dei dati personali” che nessuno di noi ha avuto la voglia e la pazienza di leggere, e che di fatto hanno soltanto permesso ai poteri forti - dietro ricatto di non poter accedere a qualsiasi servizio nell’eventualità recondita di un nostro rifiuto - di ricevere il nostro pieno, incondizionato ed illimitato consenso firmato ad intromettersi nei nostri affari, nei nostri affetti, nei nostri piccoli e poveri segreti.

Una legge concepita per tutelare solo la “vita privata” più o meno raccapricciante dei potenti, quelli che non firmano mai nessun modulo, che non sono obbligati ad autorizzare nulla. L’uso dei cellulari e di altri apparecchi di questo tipo - presentati come la condizione fondamentale per poter restare connessi con il mondo, per risultare al passo coi tempi e “vincenti” - è servito a metter in tasca a tutti noi uno strumento capace di spiare ogni nostro movimento, ogni confidenza.

I nostri computer sono costantemente collegati, pilotati da una serie di aziende che ne controllano ogni aggiornamento, ogni movimento all’interno della rete. Multinazionali potentissime governano il mondo attraverso una intricata rete di miliardi di Pc, perfettamente capaci di riempirli di meccanismi atti a spiare le nostre abitudini, i nostri orari, i nostri gusti, i nostri acquisti.

Perfettamente in grado di bloccare il funzionamento di qualunque programma se non prontamente aggiornato alle loro insindacabili condizioni ed ai loro indiscutibili prezzi.

Il computer è ormai una seconda anima, svenduta in cambio di qualche decina di “mi piace”. Il suo possessore ne è ormai pienamente posseduto.

L’analisi accurata dell’utilizzo del Pc è ormai la via maestra di ogni investigatore che intenda conoscere le azioni di un individuo sospettato di qualche reato, verificatesi in un determinato lasso di tempo. Il Pc è la perfetta spia che ognuno di noi si tiene in casa, circondandola di mille attenzioni e premure. E’ la telecamera puntata sulla nostra vita più privata, al servizio di chi “vigila” affettuosamente sulla nostra Privacy.

Non c’è più nulla da fare, l’azzeramento è in corso. Da anni quasi ogni notizia data in Tv serve a convincerci- non ad informarci - di qualcosa.

Stanno mettendo le mani sulle nostre vite, sul nostro lavoro, sulla nostra libertà di espressione, sui nostri soldi. In nome di una incomprensibile crisi a cui non abbiamo in alcun modo contribuito, ci stanno letteralmente divorando.

Presto, lo hanno già “annunciato”, ogni estratto conto bancario sarà inviato alle “autorità competenti”, che potranno controllare ogni movimento e conoscere ogni nostra spesa, violando un altro di quei requisiti di privatezza che fino ad ora potevano venir indagati, dietro opportune autorizzazioni, solo in virtù di qualche sospetto di attività illegale.

Il nostro stipendio, la spesa al supermercato, il regalo alla moglie o ai bimbi... Tutto sarà sotto gli occhi del Grande Fratello, al quale, su qualche dannato modulo, abbiamo senz’altro concesso anche questo.

Nonostante ciò il buon consumatore-telespettatore continua ad inseguire il luccicante miraggio di fama e di ricchezza, fiero di un’ignoranza accuratamente coltivata da un sistema che scrupolosamente lo ha convinto di quanto sia noioso leggere, di quanto sia faticoso ragionare, di quanto sia inutile studiare e conoscere la storia. Il consumatore ignaro pensa di non aver nulla da nascondere, crede che ogni telecamera accesa sulla sua vita possa risultare utile solo a scoprire l’illegalità degli altri e ad assicurare la notorietà a se stesso. E consuma, pur senza più soldi!

Fa la fila per un pieno di benzina che ormai lo svena, prenota vacanze a prezzi stellari piuttosto che restare a casa da perfetto “fallito”, lavora per una manciata di spiccioli.

Continuando a credere che il Grande Fratello sia soltanto un trasmissione che potrebbe, prima o poi, regalargli finalmente la sospirata felicità.

 

Pietro Ratto - 20 dicembre 2011

 

 

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