Giulia e lo psicologo

 

Giulia non c’è, non è in classe stamattina.

Giulia è giù, nell’aula dello psicologo. Attacchi di panico, ansia.. Giulia non sa cosa stia accadendo, ma certe volte proprio non ce la fa. Così le han detto: vai giù, dallo psicologo. Lui sa senz’altro cos’hai. Sa come aiutarti a prender nel verso giusto la tua vita.

Perché Giulia, sotto sotto, ha paura. Da anni le dicono tutti: ma come? Non sai ancora che fare dopo il liceo? Devi prender sul serio la tua vita, Giulia! Devi scegliere la strada giusta. Da anni si sente urlare nelle orecchie la solita solfa.. che c’è crisi, che non si trova lavoro, che la disoccupazione dilaga. Deve stare attenta, Giulia. Totalizzare il massimo dei punti a scuola, diplomarsi col voto più alto possibile per poi scegliere una strada che le permetta uno sbocco dignitoso. Un’università che le riconosca un titolo da spendere, così da tenersi lontana dal fallimento, dalla malattia, dalla povertà. Vuoi esser felice? Vuoi fartela una famiglia, Giulia? Vuoi avere la possibilità di comprarti una casa o no? Allora concentrati, lascia stare le stupidaggini, metti da parte i sogni! Ormai sei grande, Giulia. Le cose da bambini lasciale ai bambini.

Eh sì. Funziona sempre così: a seconda di come fa comodo ai suoi genitori a volte Giulia è ancora troppo piccola, e finché vive in quella casa deve fare a modo loro, senza fiatare. A volte, invece, improvvisamente diventa grande. E allora deve svegliarsi, prendersi le sue responsabilità, comportarsi da adulta, una buona volta!

A scuola tutti i suoi insegnanti hanno sempre ottimi consigli da darle. Lo chiamano orientamento. Per farla breve, danno per scontato che lei abbia perso la bussola. Anzi: che non l’abbia mai avuta, una bussola. Così ci pensano loro. La orientano. Le dicono cosa sia meglio fare per il suo futuro. Loro, proprio loro! Loro che, forse, la bussola gliel'hanno portata via quando ancora era piccola... Mica per niente han dedicato un’aula al consulto psicologico. Mica per niente hanno infilato uno strizza cervelli nella sua scuola. Lei però non sa, non capisce. Non sa se se la sente davvero di far questo, oppure quello..

Voleva cantare, ecco! Lei voleva cantare, nella vita. Avrebbe voluto farlo, sin da piccola. Sin da quando ballava per ore, come una stupida, davanti allo specchio, con un microfono in mano. Fantasticando di platee in delirio. Di mani, e cuori, a ritmo col suo canto!

I suoi la esibivano, un tempo. Giulia è così brava! Canta che è una meraviglia! I suoi nonni piangevano ogni volta, quando lei cominciava a cantare. I suoi compagni morivano di invidia.. e lei? Lei aveva giurato a se stessa: sarò una cantante. La musica è tutto, per me.

Poi, improvvisamente, tutti avevano cominciato a tirare i remi in barca. Un po’ come se si fossero messi d’accordo. Tutti insieme, di colpo, erano diventati più freddi. Sì, Giulia: sei brava, certo. Ma non potrai mica viver di quello. Con la musica non si mangia! Bisogna iniziare a metter la testa a posto, mia cara. Altrimenti saranno guai. In classe, poi, è sempre tutto un parlare di successo formativo. I modelli di riferimento sono i tipi vincenti. Quelli che sono riusciti. Che girano con belle macchine, belle mogli o affascinanti e abbronzati mariti. Vivono in splendide villette a schiera con le solite aiuole, curate sempre dallo stesso giardiniere; con le stesse piante, gli stessi nanetti, la stessa fontanella...

Fatti un giro sui siti delle università più prestigiose, Giulia. E’ così che puoi farti un’idea. E giù, a smanettare su google. E che spettacolo, davvero! Siti raffinatissimi, pieni di immagini in movimento che ritraggono College con location lussuose, hall da Grand Hotel, studenti in tiro dal sorriso smagliante e dallo sguardo radioso. Sui ogni volto un’espressione della serie: scegli il nostro ateneo, e sarai uno studente di successo anche tu! Che siti, che roba! Tutti pieni di termini in americanese, o di parolone accattivanti tipo Job Opportunities, Helpdesk.. Giulia, in qualche occasione, aveva anche provato a sbirciare qua e là, cercando le facce di quelli con cui avrebbe potuto avere a che fare, ogni mattina, in quelle lussuose aule. Il Rettore? Lampadatissimo e ammiccante, look da trentacinquenne rampante, da Amministratore delegato Telecom. Le segretarie? Super fighe elegantissime, sorridenti e felici, autentiche top model dalla capigliatura perfetta, delicatamente incorniciata da tecnologiche cuffie wi-fi ultimo modello. Gli alunni, poi: incravattati o agghindati come a una comunione..! C’era qualcosa che non la convinceva, dopo tutto.. Sembrava di esser finiti sul sito del Carrefour, o di Dolce & Gabbana.. Cosa avrebbe davvero assorbito, là dentro? Quale spessore, quale saggezza, quali valori..? Quali domande avrebbero saputo alimentare, tutte quelle facce tinta mattone piene zeppe di risposte?

Così, Giulia, stamattina non c’è. E’ andata giù, dallo psicologo. Tutta presa dalla paura di sbagliare vita; di ritrovarsi da sola, isolata dal mondo, in un giorno futuro, lontano..

Non le ha detto nessuno che la vita è anche questa. Che la vita è anche ora, anche oggi pomeriggio, o stasera. Che la vita è anche questo sole, che a dispetto di tutto risplende tranquillo su quei mille fiori che anche oggi si schiudono, felici e sgargianti. Che anche oggi, malgrado tutto, sbirciano allegri dalle scarne aiuole raffazzonate nel grigio cortile della scuola. La vita è anche questa esplosione di colore, questi suoni, tutt’intorno! Questa voglia di esserci, Giulia! Di esser semplicemente se stessi; punto e basta. Senza costrizioni, senza le minacce di chi ci vorrebbe sempre diversi da come siamo, senza tutte queste paure, che ci inculcano quelli che sulle nostre ansie e sulle nostre scelte - specie su quelle che vanno nella direzione che fa comodo a loro - hanno tutto da guadagnarci. La vita è anche questa, Giulia. Anzi: soprattutto questa!

Non è solo quella benedetta scelta che farai a settembre. O che magari non farai, Giulia. Perché chi l’ha detto, poi, che tutta una vita debba dipendere dalla decisione di un giorno d’autunno? Chi l’ha detto, poi, che seguire il tuo cuore significhi davvero il fallimento del tuo domani? E com'è che da queste parti non si può più sbagliare, anche dovesse accadere? Com'è che quelli che hai intorno, con i loro mille pasticci combinati da giovani, son tutti lì adesso, a pretendere che tu non fallisca neanche un colpo? Come abbiamo fatto, Giulia, a proibire l'errore; l'unico elemento che permette a una vita di imparare qualcosa?

 

Non ti hanno mica mai detto, quelli là, che comunque vada, se ascolterai il tuo cuore e rifletterai con la tua testa, saprai sempre cavartela, Giulia. Che la vita non è questo programmare, questo orientarsi, questo prevedere. Che la vita è anche follia, è anche  improvvisare un po', dopo tutto. E' danzare leggeri sopra un filo di luce brillante, dolcemente teso tra le nostre più profonde radici ed il cielo più azzurro. E' un abbraccio profondo ed immenso, la vita, da respirar forte, fino in fondo; in ogni limpido pomeriggio di sole, in ogni malinconico mattino di pioggia, Giù, giù. Su, su..! Fino a stordirsene tutti, fino a ubriacarsi d'amore e di luce. Di luce infinita!

Non ti han mica spiegato che ciò che conta davvero non è quel che loro pensan di te, cara Giulia. Ciò che conta è che tu, domattina, possa alzarti di nuovo da letto cantando al tuo modo, sorridente alla vita che ti esplode intorno. Ciò che conta è che tu ti riprenda il tuo tempo: serena, tranquilla. Che ritornino presto i sorrisi di un tempo, e il silenzio, mia Giulia! Quel silenzio che sa riportarti alla mente, pian piano, ciò che sei, ciò che hai. Ciò che soltanto tu sai donare al tuo mondo.

Quel segreto profondo che davvero nessuno, nemmeno chi ti ama di più, può conoscere meglio di te.

 

Pietro Ratto - 4 aprile 2016

 

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