Gianroberto

 

Si è dileguato in fretta, mandandoci tutti al diavolo e sbattendo forte la porta, il rockettaro della politica. E ci ha piantato tutti in asso. Lui, coi suoi silenzi, i suoi tempi televisivamente tutti sbagliati, la sua malinconia e la sua antipatia, di gran lunga molto più simpatiche dell’affabilità fanfarona e odiosa di un presidente del consiglio che lui avrebbe voluto fare in tempo a veder cadere.
Così, adesso, eccoli tutti lì a confrontarsi sul futuro del Movimento, o sulle ricadute elettorali di una morte considerata sempre e solo con la consueta, banale, ottusa superficialità con cui il nostro mediatico e idiota sistema di disvalori macina e digerisce tutte le disgrazie e tutte le gioie del mondo. Un sistema, fatto di monitor Lcd e di carta patinata, che scavalca ogni dolore profondo, accontentandosi di quello digitale e di plastica, quello enfatizzato dalle telecamere per far montare l’audience. Un sistema che traduce immediato una morte in un sondaggio, o in uno spunto per far campagna elettorale.
A farci caso, quelli che oggi lo hanno “trattato meglio”, hanno esternato dichiarazioni il cui succo si traduce in un concetto del tipo: “era pur sempre un uomo, alla cui morte tocca quindi rendere omaggio”. Dichiarazioni che, normalmente, nessuno farebbe mai, nemmeno in riferimento al suo peggior nemico.
Ma, d’altra parte, siam così. Le nostre considerazioni, le nostre deduzioni, restano sempre legate alla nostra banale, gretta convenienza. E anche una morte, sappiamo sempre e solo considerarla per le conseguenze materiali che potrà esercitare sulla nostra esistenza. Persino una morte riusciamo a valutarla - per dirla con Internet - sempre e solo “lato client”; mai “lato server”.
Sempre più spesso, in questi giorni di scandali politici e di rivelazioni semplicemente rivoltanti a proposito di quasi tutti quelli - che più o meno spocchiosamente - ci governano, sento affermar cose come: “beh, il Movimento 5 Stelle ha, se non altro, il pregio di aver sempre esercitato un controllo sulla correttezza dei suoi iscritti. Chi sgarra, lì dentro, vien sbattuto fuori. E ciò garantisce una specie di purezza a tutto l’entourage”. Ciò che stupisce, che positivamente stupisce, è che a riconoscerlo oggi sono proprio quegli stessi che, soltanto un anno fa, liquidavano Grillo e Casaleggio come due folli dittatori, dipingendo di conseguenza i cosiddetti “grillini” come inconsapevoli ed incapaci burattini nelle loro stesse mani.
Ecco. Questo cambiamento di prospettiva, questo presa d’atto del valore di un atteggiamento un tempo visto come un grave errore e adesso apprezzato come autentico modello di una politica "etica" e a vantaggio dei cittadini, è forse il modo migliore che questa sera mi viene in mente, per ricordare e ringraziare quel tenebroso guerriero, un po’ schivo e fricchettone, che ha saputo regalarmi, in questa notte così nera, ancora qualche speranza.
Un guerriero coraggioso, che si chiamava Gianroberto Casaleggio.

 

 

Pietro Ratto - 12 aprile 2016

 

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