Il paese a testa in giù

 

Io conosco un paese a testa in giù, in cui ci si incontra e ci si calca bene il cappello sulla testa, evitando di salutarsi.

In quel paese chi davvero crede nella politica deve tenersene lontano il più possibile, per evitare la nausea della corruzione, la smania di potere, la demagogia falsa e subdola. In quel paese anche chi non sta dentro la stanza dei bottoni confessa che si comporterebbe come i corrotti e i corruttori, qualora toccasse a lui.

Nessun politico può esser libero di amare ciò che fa, men che meno di agire per il bene collettivo: chi si permette tali comportamenti viene subito isolato e messo in condizioni di tacere. Con ogni mezzo.

 

Io conosco un paese a testa in giù, in cui ci si aspetta sempre di sentirsi rispondere: ”Tutto bene, grazie”, per evitare di perdere tempo fermandosi ad ascoltare.

In quel paese chi davvero crede nella scuola e nei giovani deve rassegnarsi a smettere di insegnare.

Nessun maestro, nessun docente può anche solo tentare di aiutare i ragazzi a crescere, ad essere autonomi. E chi osa lottare contro una scuola fatta solo per plasmare individui sottomessi, rigorosamente “orientati” a seguire le logiche di chi tiene in mano i fili del teatrino, viene subito isolato e messo in condizioni di tacere. Con ogni mezzo.

 

Io conosco un paese in cui tutti camminano a testa in giù, scandalizzati dai pochi che tentano disperatamente di ribaltarsi.

In quel paese chi davvero crede in Dio deve assolutamente tenersi lontano dalla religione, per evitare di restare imbrigliato in regole vuote, esteriorità ipocrite, connivenze col potere che nulla hanno a che fare con l’amore per un Dio che ama. Chi invece, in quel paese, si tiene in ascolto seguendo la voce del cuore e la luce della ragione, viene subito isolato e trattato con disprezzo, come l’ultimo dei “peccatori”.

Allontanato drasticamente da ogni “comunità”. Con ogni mezzo.

 

Io conosco un paese in cui tutti strisciano sulla testa, tentando di usarla troppo quando serve poco, e poco quando servirebbe molto.

In quel paese sono spesso tacciati di superficialità coloro che credono davvero al matrimonio e alla famiglia, e che proprio per questo si trovano, a volte, a dover scegliere di divorziare.

Chi decide di interrompere un rapporto svuotato e trasformato in svilente lotta o in silenziosa indifferenza, da quelle parti viene subito isolato e disprezzato da coloro che, in nome di falsi valori e di un ipocrita senso del dovere, considerano il matrimonio l’ambito in cui l’amore, la fiducia e il rispetto reciproco siano da considerare decisamente prescindibili, non essenziali, infinitamente meno importanti di farisaici quanto improbabili comandamenti o di un falso e subdolo spirito di sacrificio.

 

E’ un paese incredibile, quello che conosco io. Si insegna ai bimbi, fin da piccoli, a farsi i propri interessi e ad agire sempre per secondi ed egoistici fini; a soffocare il proprio talento asservendosi agli interessi economici di chi comanda, obbligandoli così a scelte di vita prefabbricate e non autentiche. Li si abitua a seguire precetti vuoti o incomprensibili, subordinando ad essi la sacralità dell’amore e della vita; a ritenere la coppia un contesto ipocrita, fatto di sotterfugi, di ricatti o di reciproche umiliazioni.

 

In quel paese i fabbricanti di medicine diffondono nuove malattie, le scuole formano individui ignoranti, l'informazione serve a disinformare, le banche a creare povertà; le religioni allontanano da Dio, le democrazie schiavizzano i popoli, le missioni di pace servono a fare le guerre, il matrimonio serve a dividere, le mamme uccidono i loro bambini, i figli massacrano i genitori...

 

Da quel paese, però, c’è ancora chi tenta di tenersi lontano, in nome di un quotidiano e sincero impegno politico, dell’onore che si prova a sentirsi - ancora e nonostante tutto - insegnanti (ma anche medici, infermieri, muratori, ostetriche e, in generale, uomini e donne che hanno il coraggio di lavorare onestamente realizzando, ad un tempo, la propria e l’altrui felicità).

In nome del forte amore per un Dio che non ha niente a che fare con convenienze o premi finali, oppure nel segno di una ricerca appassionata di Lui, preziosissima seppur priva di esito alcuno, o - infine - di un consapevole, onesto e rispettabilissimo rifiuto di qualsiasi dimensione divina.

 

Da quel brutto posto c’è ancora chi vuol tenersi lontano in nome di un amore autentico, che si riversa e si amplifica sui figli e sulla persona che ama, al cui fianco, ogni mattino, si sveglia non per dovere o per convenienza.

Bensì unicamente per amore.

 

 

Pietro Ratto - 15 novembre 2011

 

 

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