Crocifisso in classe: istruzioni per l'uso (e il disuso)

 

Oggi alcuni miei alunni sono stati redarguiti per aver rimosso il crocifisso dalla loro aula.
Sarà quindi meglio fare un po' di chiarezza. Così, tanto per non farsi fregare, come al solito.

1) E' assolutamente falso - come invece è stato loro dichiarato - che il crocifisso nelle aule scolastiche sia previsto dalla Costituzione.
L'art. 7, per altro in contraddizione con l'art. 3 (che afferma: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.") afferma che "Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi" . Questi Patti, stipulati tra il Duce e la Chiesa Cattolica nel 1929, stabilivano che la religione di Stato, in Italia, fosse il cattolicesimo. Immediatamente dopo, però, il suddetto articolo 7 allude alle eventuali modifiche degli stessi, in effetti verificatesi col secondo Concordato del 1984, sotto il primo governo Craxi. Tali ultime modifiche sanciscono in modo definitivo l'a-confessionalità del nostro Stato: nessuna religione di Stato, nessun obbligo di frequenza a scuola per quanto attiene alle lezioni di Religione Cattolica, istituzione dell'Attività alternativa, 8 per mille al posto della vecchia "congrua", lo stipendio che fino a quel momento lo Stato pagava all'intero Clero (!). Dunque nessun obbligo e, evidentemente, nessun accenno al crocifisso, per altro mai citato neanche dai suddetti Patti Lateranensi a cui la Costituzione si richiama.

2) L'unico provvedimento di legge relativo al Crocifisso, per altro nelle aule di tribunale, è una circolare che risale al 1926. Prevede l'affissione dello stesso unitamente a quella del ritratto del Re, Vittorio Emanuele III. Esistono poi due Decreti Regi (1924 e 1928) che rispettivamente alludono alla presenza di Crocifisso e ritratto del re nelle aule delle classi elementari e medie inferiori. NULLA RELATIVAMENTE ALLE MATERNE E ALLE SUPERIORI.
Tali provvedimenti, per giunta, risultano evidentemente superati dal succitato Concordato del 1984 che proclama, come ho detto, che l'Italia non riconosce alcuna religione di Stato. Fate quindi presente a chi vi ingiunge di tenervi il Crocifisso appeso in classe che (a) non vedete alcun ritratto di Vittorio Emanuele III; (b) non siete bambini delle elementari né delle medie inferiori (c) ci si sta aggrappando a decreti regi che, per quanto mai abrogati, sono evidentemente superati dalle leggi successive.

3) La Corte Europea, nel 2009, ha definito il Crocifisso nelle aule: "una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e del diritto degli alunni alla libertà di religione", condannando l'Italia ad un risarcimento di 5000 euro nei confronti di chi aveva promosso il ricorso: la mamma di due ragazzini di una SCUOLA MEDIA INFERIORE. Naturalmente, la cattolicissima Grand Chambre (la Corte d'Appello europea), ha ribaltato la sentenza sostenendo che non sia stata provata la capacità, da parte del Crocifisso, di influenzare la coscienza religiosa degli alunni. Sottolineando, però, che "si possa" usare quel simbolo a patto che non costituisca una forma di indottrinamento. Che "si possa", chiaro? Non che "si debba".

4) Nel 2012 la Corte d'Appello italiana ha assolto il Giudice Tosti, radiato dalla Magistratura per essersi rifiutato di esercitare il suo ruolo in un'aula di Tribunale in cui era affisso un Crocifisso.

Bisognerebbe chiedere ai colleghi, quindi, di diffondere informazioni corrette. Tanto per non collocarsi in una posizione di illegalità e tanto per rimaner fedeli al proprio ruolo di educatori e di promotori di una vera Educazione Civica.

 

 

Pietro Ratto - 28 ottobre 2014

 

 

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