Un popolo di coglioni

 

La notte di Natale, mentre tutti gli italiani stavano a naso in su, gongolandosi tra panettoni e stelle comete, il Parlamento ha inserito nella Riforma fiscale l’articolo 19 bis, che recita così: "Per i reati previsti dal presente decreto, la punibilità è comunque esclusa quando l’importo delle imposte sui redditi evase non è superiore al 3% del reddito imponibile dichiarato o l’importo dell’imposta sul valore aggiunto evasa non è superiore al 3% dell’imposta sul valore aggiunto dichiarato". Con questo codicillo, che di fatto depenalizza l’evasione fiscale nei confronti dei più ricchi - e di cui avevo parlato il 4 gennaio scorso, sulla mia pagina Facebook  - veniva di fatto impacchettato il regalo di Natale a Berlusconi il quale, in tal modo, si vedeva annullata la sua condanna a quattro anni di reclusione e, soprattutto, la sua interdizione dai pubblici uffici, potendo ricandidarsi alle prossime elezioni. Quando l’inciucio era stato scoperto, Renzi si era detto sorpreso (“Mi sembra strano...!”), sostenendo di non saperne assolutamente nulla e promettendo di modificare subito la legge.
Poi, naturalmente, le cose si erano fermate lì, contando nella solita, distratta ed ignorante indifferenza degli italiani.
Ebbene, da oggi i media cominciano a far passare nei loro notiziari, come se fosse una cosa normale, l’idea che Renzi potrebbe ottenere l’appoggio del cavaliere per le solite, imprescindibili “riforme” che l’Europa si attende da noi, in cambio di quella norma. Quella norma della cui ingiustizia ed incostituzionalità lì per lì tutti si erano scandalizzati, quella norma che al nostro Premier pareva impossibile, quella norma che lui stesso aveva promesso di eliminare subito.
Quanto a Berlusconi, ricordo che per la condanna al Processo Mediaset il Cavaliere - considerando anche lo sconto di pena ottenuto proprio oggi - se l'è cavata con ben 22 giorni di lavoro (quattro ore al dì), alla Sacra Famiglia di Cesano.

Ecco, evidentemente noi amiamo davvero farci prendere in giro. Della giustizia, in realtà, non ci frega un bel nulla. Un popolo di corrotti, dopotutto, si merita governanti così. Ci piacciono i despoti, i tiranni, da mantenere con i nostri stipendi, con le nostre tasse, sempre più esose per noi, sempre più aggirabili e risibili per loro.
Benvenuti in una nazione di idioti che si danno le arie dei navigati, di quelli che: “Tanto si sa che le cose vanno così”, quelli che: “Di cosa ti meravigli?”. Facciamo i cinici, i saputelli, quelli che non si sorprendono più di nulla, dando dell’ingenuo a chi si meraviglia ancora, a chi vorrebbe lottare, nonostante tutto.

Ma, a ben guardare, siamo solo un bel branco di coglioni.

 

Pietro Ratto - 2 febbraio 2015

 

 

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