Unioni civili, privacy e missioni di Pace.

La neolingua della nuova politica 

 

 

Nel deserto culturale in cui si aggirano, c’è un libro, un solo libro che sicuramente i nostri politici conoscono a memoria. Un romanzo che, lungi dagli obiettivi del suo geniale autore, è ormai diventato una specie di manuale di istruzioni per chiunque voglia detenere un potere assoluto, mascherandolo da democrazia. Si tratta, naturalmente, di 1984 di George Orwell.

Al di là dell’uso politico che ormai viene fatto della cosiddetta “informazione”, dei media, della storiografia, della ricerca scientifica eccetera, spicca in tutto il suo splendore il ricorso della nostra classe politica a un utilizzo del linguaggio talmente schizofrenico da fare invidia anche alla più perversa neolingua. E tutto ciò, s’intende, ben al di sopra della testa della maggior parte dei cittadini, volutamente poco istruiti e ancor meno abituati a ragionare.

Benvenuti quindi nel tempo in cui la cosiddetta Legge sulla Privacy costringe ognuno di noi a firmar moduli su moduli per rinunciare esplicitamente e “volontariamente” a qualsiasi privatezza, in cambio di servizi indispensabili come l’energia elettrica, il telefono, ecc. L’era in cui contingenti militari armati fino ai denti corrono ad annettersi pozzi petroliferi altrui in spedizioni definite Missioni di Pace. L’epoca in cui un’accolita più o meno mafiosa nata per tutelare l’interesse di un solo cittadino a scapito di tutti gli altri si chiama Buon Governo e la peggior riforma scolastica mai vista, che introduce la piaga della corruzione anche nel mondo dell’istruzione statale e consegna la scuola pubblica alle spregiudicate logiche aziendali degli imprenditori privati, ha nome Buona Scuola.

Al Grande Fratello nostrano mancava solo un ddl sulle unioni civili, meglio noto come ddl Cirinnà, che in questi giorni si avvia a diventar legge. Provvedimento, questo, che seppur salutato come la panacea in grado di eliminare finalmente le disparità tra sposati e non sposati, di fatto - tanto più con tutte le modifiche in cui è incorso - costituisce solo un importante passo in avanti verso la piena e legalizzata discriminazione dei diritti degli omosessuali. E ciò, si badi bene, nell’entusiasmo più o meno generalizzato, condiviso da politici e cittadini. Persino da moltissimi degli stessi inconsapevoli discriminati.

Diciamola tutta. Finalmente, grazie a questa nuova legge, abbiamo chiaro una volta per tutte che una coppia di fatto non potrà mai adottare un figlio, nemmeno se si tratta del rampollo del convivente. Non potrà dirsi davvero una famiglia. Non sarà tenuta ad alcuna fedeltà, e quindi inevitabilmente considerata il frutto di un capriccio frivolo e momentaneo, estraneo a qualsiasi senso di responsabilità. Presente l’aura morale in cui è avvolto il concetto giuridico di buon padre di famiglia? Il codice civile è pieno di riferimenti a questa figura simbolo di una condotta moralmente virtuosa, no? Ecco, carissimi non-sposati di tutt’Italia: senza matrimonio, questa considerazione nei vostri confronti scordatevela pure.

Al di là della solita incrostazione demagogica e di qualche pur apprezzabile passo in avanti per le coppie etero, insomma, la Cirinnà sembra soprattutto un ottimo strumento per considerare due persone che non si sposano un’autentica coppia di serie B. In grado, più o meno tra le righe, di avallare un’evidente discriminazione. Se in Italia, infatti, due cittadini di diverso sesso interessati ad adottare figli potranno sempre decidere di sposarsi, a due persone omosessuali ciò sarà inevitabilmente precluso.

Perché per queste persone, grazie alla legge in questione e alle sue cattolicissime sforbiciate, il matrimonio resterà pur sempre una meta assolutamente inarrivabile.

E, con esso, qualsiasi esigenza di genitorialità.

 

 

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