E se ci facessimo "aspettare"?

 

Quando sostengo che contro questo gravissimo svacco della nostra politica, contro questa terrificante svendita della democrazia e, specificatamente, contro questo sfascio della scuola pubblica, bisogna rispondere con delle autentiche legnate, non suggerisco mica di scendere in piazza coi fucili e di sparare ai nostri - per altro ben poco onorevoli - governanti.. No, no.

Intendo dire che dobbiamo cominciare a protestare in modo potente ed efficace, che non possiamo continuare a lamentarci sottovoce, dietro alle porte, tirandoci però indietro al primo sciopero solo perché non vogliamo rimetterci un solo giorno di stipendio. Intendo dire farsi sentire potenti, determinati, pronti a una lotta dura, convinta, inarrestabile!
Noi, colleghi, dobbiamo picchiare duro. Durissimo. Dobbiamo dimostrare che non possono più permettersi di ignorare in modo così sprezzante e volgare le nostre richieste; che non possono più trascurare così spudoratamente il nostro dissenso.
E che dobbiamo esser pronti a sacrificarci, a perdere un po' dei nostri soldi, della nostra comodità e della nostra sicurezza; quanto meno per il futuro dei nostri figli.
Dopo sedici anni di inutile (e sempre piuttosto isolata) protesta contro questo schifo di Scuola dell'Autonomia, protesta che ho cominciato a combattere dal momento stesso in cui essa è nata, subendo tutte le conseguenze del caso (ancora precario, mi sono infatti “spariti” due interi anni di servizio così da non poter accedere al corso abilitante, poi sono stato cancellato per ben due volte dalle graduatorie, ecc.), quest'estate, di colpo, ho capito. E mi sono messo in aspettativa: per otto mesi. Non l'ho fatto solo per dedicarmi ai miei interessi e ai miei libri. L'ho fatto soprattutto per allontanarmi, in modo visibile e ben chiaro, da questo sistema schifoso. Per prendere le distanze da una scuola ormai in mano alle aziende private, da una valutazione dei docenti studiata apposta per favorire chi lecca più i piedi al Dirigente, da un’istruzione pubblica trasformata gradatamente in un sistema bancario, in cui cultura ed educazione sono soltanto più timidi e sbiaditi ricordi.
Non è stato, e non è, facile. Sia chiaro. Con quello stipendio da insegnante che al momento non percepisco, normalmente mantengo sei persone, incluso il sottoscritto. Ma è proprio questo il punto. Qui bisogna agire, non limitarsi a piangersi addosso. Bisogna far davvero qualcosa.
Provate a pensarci, cari colleghi - e qui mi rivolgo a chi è veramente incazzato, a chi ne ha fin sopra i capelli di questa inquietante rovina, ma che è stufo anche di tutti i sindacati, sempre più schierati dalla parte del potere - provate soltanto a rifletterci un secondo. Pensate all’eventualità in cui tutti i docenti e gli impiegati amministrativi scolastici della nostra Penisola, concordando a livello nazionale un certo periodo, decidessero di mettersi in aspettativa anche solo per quindici giorni. Tutti insieme, per quindici giorni.. Una cosa alla francese, insomma! Immaginate la paralisi (capisco, sì: ci sono anche i precari.. A loro, lì per lì, il sistema si rivolgerebbe subito, per parare il colpo. Ma lo sforzo che immagino potrebbe coinvolgere anche loro, accidenti! Loro che vengono trattati dal Ministero come tappabuchi senza alcuna dignità, tanto più con quest’ultima demagogica presa in giro del “potenziamento”, che altro non è che “supplentite” camuffata e ancor più umiliante. Loro che sono sballottati in giro per l'Italia come pacchi postali da politici che, periodicamente, scendono in piazza "a favore della famiglia"! Anche loro potrebbero e dovrebbero unirsi, certo, rispondendo un secco NO a quelle chiamate). Provate a immaginare cosa potrebbero fare gli zelanti Dirigenti, a quel punto, trovandosi a chiudere intere sezioni - in certi casi interi Istituti - per due settimane, con i loro duecento giorni annuali di scuola da garantire "per legge". Immaginatevelo, un popolo di insegnanti.. tutti a casa, a farsi finalmente "aspettare" da quei prepotenti di ministri! Della serie: non pendo dalle vostre labbra, non mi faccio comprare dai vostri quattro soldi..!
Ecco. Io credo che si tratterebbe di un segnale importante e potente. Una minaccia che li metterebbe tutti un po' in allarme..
E che, probabilmente, indurrebbe il MIUR a venire finalmente a parlare con noi. Direttamente CON NOI.

 

Cosa, cosa? Come dite? Che solo coi tremila euro del marito non si arriva alla fine del mese? Che bisogna pur far fronte alle nostre responsabilità di docenti nei confronti dei poveri alunni? Che tanto non si risolve lo stesso niente e bla bla bla..?

D'accordo, colleghi. Allora, BuonaScuola a tutti!

 

 

Pietro Ratto - 19 dicembre 2016

 

 

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