Gli amanuensi del Terzo Millennio

 

 

Qualche settimana fa, durante una lezione di Filosofia, ho affrontato in classe la questione del rapporto Ragione-Fede. Un tema davvero centrale, in effetti, in tutto il pensiero medievale. A un certo punto ho alluso al Discorso di Ratisbona tenuto nel 2006 da Benedetto XVI. L’ho citato perché all’epoca avevo condotto una ricerca su quelle scottanti parole di Ratzinger; uno studio inserito nel saggio Noi Medievali ora pubblicato nella mia recente raccolta BoscoCeduo. La rivoluzione comincia dal Principio. Ne ho parlato perché reputo ancora davvero incredibile che, a distanza di quasi mille anni, a secoli e secoli dalle conquiste dell’Umanesimo, un Papa del Terzo millennio abbia deciso di riproporre una tematica come quella; affermando, per giunta, che la vera peculiarità del Cristianesimo consisterebbe proprio in quella razionalità ereditata dalla filosofia greca antica e, invece, assolutamente non recepita dall’Islamismo, religione di conseguenza irragionevole, dogmatica, pulsionale e fondamentalmente violenta.

Come mio solito, ho poi invitato i miei ragazzi a leggere direttamente le fonti e la mattina successiva un mio ottimo studente mi si è presentato davanti con il testo di quel criticatissimo Discorso di ormai più di dieci anni fa. Il documento che mi ha messo di fronte agli occhi era citato “integralmente” dal quotidiano Il Foglio, che due anni fa riproponeva quella Lectio magistralis del Papa emerito probabilmente per rivendicarne l’attualità in riferimento ai vari attentati dell’ISIS. “Prof - mi ha apostrofato lo studente - guardi che Ratzinger non dice così. Legga qui...”. Un po’ preoccupato di aver fatto una gaffe, per giunta finita pure su un mio libro ormai pubblicato, ho preso a leggere con una certa apprensione il passo che il ragazzo mi indicava. Nello specifico, il brano in cui Ratzinger introduce le parole dell’imperatore bizantino Michele II Paleologo, che appunto denunciano l’irrazionalità della fede musulmana, sostenendo che da essa non possano che derivar “solo cose cattive e disumane” spingendo, appunto, i propri fedeli a “non agire secondo ragione”. Lo ammetto. Quel passo, lì per lì, mi ha lasciato sbigottito. Possibile che non me ne fossi accorto all’epoca? Possibile che si fossero sbagliati tutti, tutti quelli che, a suo tempo, ne avevano denunciato tutta la scabrosità? In effetti i miei occhi non potevano che constatarlo: l’ex pontefice, in meno di due righe, prendeva preventivamente le distanze dalle teorie di Michele II dichiarando “per noi inaccettabile” il modo sorprendentemente brusco con cui l’imperatore liquidava l’islamismo.

Dunque Ratzinger aveva ragione a essersi difeso, nei giorni successivi a quel suo Discorso, sostenendo di aver semplicemente citato le parole del Paleologo senza però condividerle! Dunque avevano assolutamente torto i vertici della comunità islamica internazionale, che avevano subito manifestato tutto il loro disappunto nei confronti di quella così medievale presa di posizione della Chiesa romana!

Così, con la coda fra le gambe, ho preso tempo, chiudendo allo studente di lasciarmici riflettere un po’ su.

Avvezzo come sono alla censura di questa nostra medievalissima epoca, nell’intervallo successivo sono quindi andato a cercarmi il testo originale. Un’impresa non facile, perché la stessa versione de “Il Foglio” è presente sul sito ufficiale del Vaticano. Una versione da cui, naturalmente, il quotidiano ha pedestremente tratto il suo articolo, denotando quella solita passività rispetto al potere a cui, ormai, più o meno tutti i media ci hanno graziosamente abituati. Ma alla fine il testo originale è spuntato fuori. Un testo in pdf pubblicato - su un sito evidentemente insospettabile come parrocchie.it, che pure avrebbe tutto l’interesse ad apportar ogni sorta di modifica a favore “dell’innocenza” del suo Ratzinger - per giunta proprio lo stesso giorno in cui il Discorso è stato tenuto da Benedetto XVI e diramato dalla Santa Sede.

Ebbene. Quel passo scovato dal mio studente, quello in cui l’emerito Pontefice prenderebbe le distanze dalle antiche teorie dell’imperatore Michele II sottolineandone il tono sorprendentemente brusco “al punto da essere per noi inaccettabile”, semplicemente non c’è. Alla faccia della dogmatica infallibilità papale.

Ecco. Il Medioevo è questo. Non è quello che ci insegnano a scuola: questo!

Il Medioevo è anche (e soprattutto) quell’insieme di bieche censure, di vigliacche correzioni, di subdole aggiunte e di bugiarde rimozioni che il nostro tecnologico tempo sa quotidianamente infliggerci, insieme all’illusione di vivere tutti in una progredita e aperta democrazia.

 

 

Pietro Ratto, 04 novembre 2017

 

 

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